Agenzia delle Entrate scova anomalie: maxi stretta con 395mila controlli incrociati, rischi e sanzioni in aumento

Agenzia delle Entrate scova anomalie: maxi stretta con 395mila controlli incrociati, rischi e sanzioni in aumento

12 Gennaio 2026

Piano dei controlli e obiettivi

Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza avviano un piano coordinato da 395mila verifiche entro il 2026, combinando 320mila accertamenti selettivi dell’amministrazione fiscale e circa 75mila ispezioni dei reparti operativi. Obiettivo: concentrare risorse sui soggetti con profili di rischio elevati, riducendo i controlli generalisti e aumentando l’efficacia anti-evasione.

Il Piano integrato di attività e organizzazione (Piao) scandisce tempi e priorità, con un incremento mirato delle attività su settori e categorie più esposte a squilibri dichiarativi. La progressione prevista punta a consolidare risultati strutturali nella compliance, favorendo un uso più efficiente dei flussi informativi e delle analisi predittive.

Gli Indicatori sintetici di affidabilità (Isa) guidano la selezione: punteggi alti alleggeriscono i riscontri, mentre valori bassi intensificano l’attenzione senza implicare automaticamente condotte evasive. La soglia di “sufficienza” fissata a 8 consente benefici procedurali, tra cui l’esenzione dal visto di conformità per compensazioni di crediti Iva fino a 70mila euro.

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Nel biennio finale del piano è previsto un potenziamento dei controlli sulle imprese di medie dimensioni, con un aumento stimato del 20% delle ispezioni, suscettibile di arrivare al 50% in due anni. La strategia prevede passaggi graduali: richiesta di chiarimenti, analisi delle anomalie e, in assenza di risposte, attivazione dell’accertamento formale.

Strumenti digitali e banche dati

Il perno operativo è Sogei, società in house del Ministero dell’Economia, che integra e analizza oltre duecento archivi informativi, incrociando movimenti di conti correnti, flussi di spesa e dati dichiarativi. Algoritmi di profilazione e modelli predittivi individuano scostamenti significativi, riducendo gli interventi casuali e migliorando la precisione delle liste selettive.

L’accesso ai dati finanziari è previsto nei limiti di legge e viene attivato quando emergono indicatori di rischio qualificati; le analisi considerano struttura d’impresa, localizzazione, ciclicità dei ricavi e coerenza tra costi e capacità produttiva. Il sistema distingue contesti territoriali e settoriali, evitando confronti fuorvianti tra attività non omogenee.

Gli Isa, alimentati da variabili contabili e strutturali, si integrano con gli esiti delle banche dati: punteggi inferiori alle soglie di affidabilità accrescono la probabilità di approfondimenti, mentre valori elevati comportano minori oneri di verifica. Le richieste di chiarimenti sono generate da alert su squilibri ricorrenti, come margini incoerenti rispetto a canoni d’affitto elevati o a un organico sproporzionato.

Il flusso operativo segue una catena digitale: pre-analisi centralizzata, segnalazione agli uffici, interlocuzione con il contribuente e, se necessario, accertamento. La tracciabilità dei passaggi e l’aggiornamento continuo dei modelli consentono di correggere bias e di calibrare le priorità su base trimestrale.

Imprese a rischio e misure preventive

Il focus operativo si sposta sulle imprese di medie dimensioni, dove l’incremento delle ispezioni previsto raggiunge il 20%, con potenziale estensione al 50% nel biennio. Le posizioni attenzionate presentano squilibri tra ricavi dichiarati e indicatori contrari, come organici ampi, canoni d’affitto onerosi o costi fissi elevati non coerenti con i margini.

Le anomalie emergono dall’incrocio tra Isa, banche dati e algoritmi predittivi: un punteggio basso non equivale a evasione, ma fa scattare richieste di chiarimenti e, in assenza di risposte, l’avvio dell’accertamento. Il monitoraggio è progressivo e documentato, con priorità assegnate alle posizioni a maggior rischio di elusione della base imponibile.

Per ridurre l’esposizione ai controlli più invasivi, imprese e professionisti possono aderire al concordato preventivo biennale, definendo in anticipo i redditi imponibili per i due anni successivi; l’adesione, vincolante, comporta esoneri mirati dagli accertamenti stringenti. Restano centrali la coerenza tra dati contabili, struttura operativa e contesto territoriale, elementi che alimentano la profilazione del rischio.

FAQ

D: Quante verifiche sono previste complessivamente?
R: Fino a 395mila entro il 2026, tra accertamenti dell’amministrazione fiscale e ispezioni della Guardia di Finanza.

D: Quali imprese saranno prioritarie nei controlli?
R: Prevalentemente le medie imprese, con aumento delle ispezioni fino al 20%, estendibile al 50% in due anni.

D: Un punteggio Isa basso comporta sanzioni automatiche?
R: No, genera approfondimenti e richieste di chiarimenti; le sanzioni derivano solo da esiti di accertamenti.

D: Quali segnali accendono gli alert?
R: Scostamenti tra ricavi minimi e costi rigidi elevati, come affitti onerosi o numero di dipendenti non allineato ai volumi.

D: Che vantaggi hanno i contribuenti con Isa alto?
R: Minori controlli e, sopra la soglia 8, esonero dal visto di conformità per compensazioni Iva fino a 70mila euro.

D: Cos’è il concordato preventivo biennale?
R: Uno strumento che consente di definire a priori i redditi imponibili per due anni, con esonero da verifiche più stringenti.

D: Qual è la fonte giornalistica di riferimento?
R: Informazioni ispirate a ricostruzioni su Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza e piani Piao riportate dalla stampa economica nazionale.


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