Ucraina mette in ginocchio la Russia: ondata di licenziamenti e orari ridotti scuotono l’economia

Indice dei Contenuti:
Pressioni economiche interne e stagnazione
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La guerra in Ucraina sta comprimendo l’economia russa, evidenziando squilibri strutturali e segnali di stagnazione tecnica dopo i picchi di crescita del 2023-2024. Il Cremlino ha spinto risorse verso la base industriale della difesa, generando un boom nel comparto bellico ma sottraendo ossigeno ai settori civili, con effetti trasversali su produttività, consumi e investimenti.
L’aumento dei salari in un mercato del lavoro contratto ha accelerato l’inflazione, costringendo la Banca centrale russa a mantenere tassi elevati, solo di recente in lieve discesa. L’inasprimento del credito ha raffreddato domanda interna e investimenti privati, innescando una spirale di costi che si riflette su mutui e finanziamenti alle imprese.
Le entrate pubbliche sono sotto pressione: i prezzi del greggio meno favorevoli, le sanzioni occidentali e l’aumento dell’IVA per finanziare lo sforzo bellico comprimono lo spazio fiscale, mentre i costi della guerra restano elevati. Secondo valutazioni indipendenti, il PIL del 2025 difficilmente supererà l’1%, con un 2026 su traiettoria analoga, consolidando un quadro di crescita anemica.
Analisi dell’Institute for the Study of War indicano che l’intensificazione della pressione economica esterna, combinata al sostegno militare all’Ucraina, potrebbe forzare Vladimir Putin a scelte più onerose tra obiettivi strategici e tenuta sociale. I segnali di stress, dal credito ai consumi, confermano un’economia spinta verso la stagflazione e vulnerabile a shock politici e commerciali internazionali.
Lavoro in crisi: licenziamenti, salari e settimane ridotte
Nel settore civile russo si moltiplicano segnali di stress: aziende manifatturiere e servizi hanno introdotto la settimana lavorativa di quattro giorni, mentre ondate di licenziamenti si diffondono per la caduta della domanda interna.
La compressione dell’offerta di manodopera, drenata dall’industria della difesa, ha innescato una corsa ai salari che alimenta l’inflazione e aggrava i costi operativi delle imprese non militari.
La stretta creditizia, con tassi ancora alti, colpisce famiglie e datori di lavoro, irrigidendo piani di assunzione e investimenti e accelerando ristrutturazioni del personale.
I dati ufficiali mostrano un balzo degli stipendi non pagati, quasi triplicati su base annua in ottobre e oltre i 27 milioni di dollari, segnale di liquidità tesa e margini erosi nelle filiere civili.
In parallelo cresce il numero di lavoratori in orario ridotto e sospensione temporanea, meccanismo usato per evitare chiusure ma che deprime il potere d’acquisto e i consumi.
La competizione tra comparto bellico e settori civili per i lavoratori qualifica il mercato come “a capacità vincolata”, con contratti più costosi ma meno stabili, bonus occasionali e arretrati crescenti.
L’erosione del reddito reale, sommata all’aumento dell’IVA e al caro-finanziamento dei mutui, riduce la domanda di beni durevoli e spinge ulteriori tagli di organico, alimentando un circolo vizioso tra occupazione, prezzi e credito.
Rischi finanziari e prospettive per il sistema bancario
Il sistema bancario russo registra un deterioramento dei fondamentali: l’aumento dei tassi ha compresso la capacità di rimborso di famiglie e imprese, con più clienti in ritardo su mutui e prestiti al consumo.
Gli istituti segnalano tensioni sul capitale per accantonamenti crescenti e qualità del credito in peggioramento, mentre i margini d’interesse si restringono con la graduale discesa dei tassi di riferimento.
I dati su stipendi arretrati e settimane ridotte anticipano un ciclo di insolvenze più ampio, trasferendo il rischio dal mercato del lavoro ai bilanci bancari.
Allarmi interni evocano la possibilità di una crisi bancaria o di insolvenza diffusa se la guerra commerciale e le sanzioni continueranno a comprimere liquidità e redditività.
A giugno gli operatori hanno avvertito di una potenziale crisi del debito, mentre a settembre il vertice di Sberbank ha definito l’economia in “stagnazione tecnica”, segnale di domanda debole e rischi di credito crescenti.
Un think tank sostenuto dallo Stato ha prospettato un rischio di crisi entro il prossimo ottobre in caso di peggioramento dei prestiti e di ritiri dei depositi, quadro compatibile con pressioni sui fondi propri e sui requisiti di liquidità.
La traiettoria resta fragile: inflazione elevata, tassi ancora restrittivi e redditi reali erosi alimentano la probabilità di default, mentre l’esposizione indiretta alla spesa bellica distorce l’allocazione del credito e aumenta la vulnerabilità a shock esterni.
FAQ
- Quali sono i segnali principali di stress nel sistema bancario russo? Crescita dei ritardi nei pagamenti dei prestiti, maggiori accantonamenti, margini sotto pressione e rischio di corse ai depositi.
- Perché aumenta il rischio di insolvenza? Redditi reali in calo, settimane ridotte e licenziamenti riducono la capacità di rimborso di famiglie e imprese.
- Che ruolo hanno i tassi elevati? Rallentano credito e investimenti, aggravano i costi del servizio del debito e deteriorano la qualità degli attivi bancari.
- Qual è l’impatto delle sanzioni e dei prezzi del greggio? Erosione delle entrate, minore liquidità in valuta e più difficoltà di rifinanziamento estero.
- Come incide la spesa militare? Sposta risorse verso il comparto bellico, restringendo il credito ai settori civili e aumentando i rischi di default.
- Quali scenari per i prossimi mesi? Persistenza di inflazione e stretta finanziaria, con possibile aumento delle sofferenze e interventi di sostegno alla liquidità.
- Quali fonti segnalano il rischio di crisi? Analisi di think tank russi e testimonianze riportate dal Washington Post, oltre alle valutazioni di dirigenti di Sberbank e studi citati da Fortune.




