Trump spinge garanzie in Venezuela, Eni pronta a investire: svolta che può ridisegnare l’energia globale
Indice dei Contenuti:
Garanzie statunitensi per gli investimenti in Venezuela
Donald Trump ha riunito alla Casa Bianca una ventina di vertici delle principali compagnie petrolifere mondiali per definire il rientro in Venezuela e sbloccare nuovi capitali nel settore energetico locale. Dopo la cattura di Nicolás Maduro e l’annuncio di una gestione statunitense delle vaste riserve venezuelane in coordinamento con il governo ad interim di Caracas, il presidente ha promesso “garanzie di sicurezza” per gli operatori.
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Nel meeting nella East Room, Trump ha assicurato che le imprese “non tratteranno con Caracas ma con Washington”, chiarendo che gli Stati Uniti decideranno quali aziende potranno operare nel Paese. Nessun “boots on the ground” americano, ma un quadro di protezione e supporto operativo per facilitare l’accesso ai giacimenti e il ripristino degli impianti.
Obiettivo dichiarato: sfruttare le immense riserve per ridurre i prezzi dei carburanti negli USA e catalizzare investimenti “per almeno 100 miliardi di dollari”. Trump ha inoltre inviato un segnale a Cuba, Cina e Russia: disponibilità a fare affari purché il petrolio venezuelano transiti sotto l’egida americana, rivendicando che “ci stiamo riprendendo ciò che ci è stato tolto”.
FAQ
- Qual è la promessa principale degli Stati Uniti? Garantire sicurezza e un canale diretto con Washington per gli investimenti in Venezuela.
- Perché il meeting alla Casa Bianca? Coordinare il ritorno delle big oil e definire il perimetro operativo.
- È previsto intervento militare USA? No, Trump ha escluso “boots on the ground”.
- Qual è l’obiettivo economico dichiarato? Attrare almeno 100 miliardi di dollari di investimenti e abbassare i prezzi dei carburanti negli USA.
- Chi decide quali aziende opereranno? Gli Stati Uniti, non Caracas.
- Qual è il messaggio a Cuba, Cina e Russia? Possono comprare petrolio dagli USA nell’ambito del nuovo assetto.
Cautela delle compagnie: sicurezza, governance e costi
Le major mantengono un profilo prudente, nonostante le garanzie promesse da Donald Trump. Il nodo resta la stabilità istituzionale post-Nicolás Maduro, la sicurezza sul territorio e i capitali necessari per riattivare impianti degradati da anni di sanzioni e sottoinvestimenti.
Il numero uno di Exxon Mobil, Darren Woods, ha chiesto la creazione immediata di una task force tecnica per valutare lo stato dell’industria e indicare priorità di ripristino. Disponibilità a inviare squadre in campo, ma con l’avvertenza che servono “cambiamenti significativi” nelle regole e nelle tutele.
Il rischio giuridico pesa: secondo i manager, sequestri e contenziosi pregressi impongono garanzie vincolanti su asset e profitti. Sul tavolo anche i costi dell’adeguamento infrastrutturale e della sicurezza dei siti, mentre Washington propone un canale diretto con il governo USA per ridurre l’esposizione a Caracas.
FAQ
- Perché le compagnie restano caute? Per incertezza su governance, sicurezza e costi di ripristino degli impianti.
- Cosa chiede Exxon Mobil? Una task force tecnica e riforme sostanziali prima di investire.
- Qual è il rischio principale citato? Sequestri e contenziosi su asset e ricavi in Venezuela.
- Chi offrirà il quadro di riferimento? Un canale diretto con Washington, non con Caracas.
- Quali investimenti sono necessari? Adeguamento infrastrutturale e potenziamento della sicurezza dei siti.
- Quando potrebbero partire le valutazioni sul campo? Dopo l’attivazione di una squadra tecnica condivisa.
L’italiana Eni pronta a collaborare e investire nel Paese
Claudio Descalzi ha confermato l’impegno di Eni in Venezuela, dichiarando la disponibilità a nuovi investimenti e a operare in coordinamento con le compagnie statunitensi. La società conta “circa 500 persone” già presenti sul territorio, un presidio che consente di accelerare valutazioni tecniche e ripartenza degli impianti.
L’approccio è pragmatico: supporto a un’operatività sotto regia di Washington, con garanzie di sicurezza e quadro normativo chiaro, per mitigare rischi su asset e profitti. L’obiettivo è inserirsi nel perimetro di progetti prioritari, contribuendo al ripristino della produzione e valorizzando le riserve con standard operativi elevati.
La disponibilità a collaborare con partner americani offre sinergie su tecnologie, logistica e compliance, fattori decisivi per tempi e costi. Con la cornice istituzionale in via di definizione e una task force tecnica attesa, Eni segnala prontezza esecutiva, subordinata a tutele vincolanti e procedure condivise per l’accesso ai giacimenti e la stabilità contrattuale.
FAQ
- Qual è la posizione di Eni? Disponibilità a investire e collaborare in Venezuela con partner statunitensi.
- Quante persone ha Eni sul posto? Circa 500 unità operative già presenti nel Paese.
- Con chi intende interfacciarsi Eni? Con Washington, nell’ambito del canale diretto delineato dagli USA.
- Quali condizioni richiede? Garanzie di sicurezza, tutela degli asset e quadro regolatorio stabile.
- Qual è il contributo atteso da Eni? Ripristino degli impianti e valorizzazione delle riserve con elevati standard tecnici.
- Quando potrebbero avviarsi i lavori? Dopo l’attivazione della task force e la definizione delle tutele contrattuali.




