Ticino segreto delle balere proibite, tra controlli di polizia, scandali morali e paure mai davvero archiviate

Indice dei Contenuti:
Quando ballare poteva essere pericoloso anche in Ticino
Notti affollate e vie di fuga bloccate
Nei primi anni Duemila le piste delle discoteche ticinesi erano gremite ben oltre le capienze consentite, con conseguenze potenzialmente letali in caso di incendio. Un’inchiesta de “Il Regionale” e della rivista “L’inchiesta” passò al setaccio sette locali simbolo del divertimento: Titanic, Morandi, Rotonda, Alcatraz, Desperados, Princ e Ramarro.
Le verifiche evidenziarono estintori scarsi o mal posizionati, rivestimenti e arredi altamente infiammabili, scale anguste e uscite d’emergenza parzialmente chiuse a chiave. Proprio il blocco delle porte, unito al sovraffollamento cronico, trasformava ogni serata in un potenziale incubo. I gestori respingevano le accuse parlando di casi isolati o di controlli già effettuati, ma le perizie tecniche raccontavano altro.
A preoccupare era anche la lentezza delle reazioni istituzionali: i controlli cantonali e comunali risultavano radi, talvolta preannunciati, raramente accompagnati da sanzioni esemplari. Sullo sfondo, la domanda rimaneva inevasa: chi doveva davvero assumersi la responsabilità di garantire che il divertimento non si trasformasse in trappola?
Incendi che hanno cambiato le regole
Già negli anni Ottanta il tema della sicurezza nei locali pubblici svizzeri era emerso con forza, ben prima che l’attenzione si concentrasse sulle discoteche ticinesi. Nel 1988 un rogo all’Hotel International di Zurigo provocò la morte di 8 persone, diventando un caso spartiacque per il settore alberghiero elvetico. La televisione della SSR, con un servizio di Eros Costantini del 1989, documentò la nascita di nuovi corsi obbligatori di formazione per esercenti di hotel e ristoranti, pensati per colmare lacune macroscopiche nella gestione delle emergenze.
Non era la prima volta che la sicurezza antincendio finiva sotto la lente mediatica. Nel 1975 “Il Regionale” aveva denunciato gravi carenze nei supermercati ticinesi, dopo un incendio in un centro commerciale di Locarno con danni enormi ma, per fortuna, senza vittime. Anche in quel caso solo il trauma del rogo spinse proprietari e autorità a investire in nuove misure di protezione: rivelatori di fumo, segnaletica potenziata, esercitazioni periodiche.
La storia mostrava così un copione ricorrente: serviva quasi sempre una tragedia, o un quasi disastro, per forzare un aggiornamento delle norme e dei controlli.
Dalla pista alla prevenzione quotidiana
L’attenzione non poteva concentrarsi solo sui gestori dei locali notturni: ogni cittadino poteva trasformarsi, nel bene e nel male, in attore della sicurezza. Per questo nel 1993 la SSR lanciò una campagna nazionale di sensibilizzazione tramite brevi filmati didattici, destinati a entrare nell’immaginario collettivo. Protagonista era il diavoletto Sputafuoco, metafora delle piccole distrazioni domestiche che aprono la strada alle fiamme.
Una sigaretta mal spenta, un cavo elettrico scoperto, un ferro da stiro dimenticato acceso diventavano esempi concreti di come l’incendio non nasca quasi mai dal “caso”, ma da una catena di leggerezze. Il messaggio centrale era semplice e scomodo: la sicurezza non è solo questione di estintori o uscite d’emergenza, ma di comportamenti quotidiani.
Lo stesso vale nei club sotterranei, nei bar affollati, nei centri commerciali: riconoscere le vie di fuga, segnalare porte bloccate, rifiutare il sovraffollamento significa incidere direttamente sul livello di rischio. Il ballo, di per sé innocuo, diventa pericoloso solo quando a ritmo di musica si sommano incuria strutturale e sottovalutazione collettiva.
FAQ
D: Perché i locali notturni ticinesi erano considerati a rischio?
R: Per sovraffollamento, estintori insufficienti, materiali infiammabili e uscite di sicurezza talvolta chiuse a chiave.
D: Quali discoteche furono analizzate nell’indagine citata?
R: Titanic, Morandi, Rotonda, Alcatraz, Desperados, Princ e Ramarro nel Canton Ticino.
D: Come reagirono i gestori alle accuse di scarsa sicurezza?
R: Negarono le irregolarità o le definirono marginali, sostenendo di rispettare le norme vigenti.
D: Perché i controlli delle autorità erano giudicati deboli?
R: Erano rari, poco severi e talvolta prevedibili, con un impatto limitato sulle abitudini dei gestori.
D: Che ruolo ebbe l’incendio dell’Hotel International di Zurigo?
R: Spinse alla creazione di corsi formativi per albergatori e ristoratori, migliorando la gestione delle emergenze.
D: Cosa accadde nel centro commerciale di Locarno negli anni Settanta?
R: Un incendio causò danni ingenti ma nessuna vittima, portando a nuove installazioni di sicurezza antincendio.
D: Che cos’era la campagna con il personaggio Sputafuoco?
R: Un’iniziativa SSR del 1993 con filmati educativi sulle cause domestiche d’incendio e la prevenzione quotidiana.
D: Qual è la fonte giornalistica originale delle indagini sui locali ticinesi?
R: Le principali informazioni provengono dall’inchiesta pubblicata da “Il Regionale” nel 2000, basata sui rilievi della rivista “L’inchiesta”.




