Tennisti sfidano condizioni climatiche estreme: allarme esperti su rischio virus negli Australian Open

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Australian Open, tennisti in crisi tra caldo e dolori. Bassetti: “Condizioni perfette per i virus”
Caldo estremo e tennisti ko
Agli Australian Open 2026 la combinazione di temperature torride, umidità elevata e partite prolungate sta mettendo in ginocchio diversi protagonisti del circuito. Crampi violenti, conati, collassi a bordo campo: la sequenza di ritiri e malori costruisce un quadro clinico più complesso del “semplice” affaticamento da sforzo.
Il caso dell’italiano Flavio Cobolli, visibilmente sofferente durante il match, si aggiunge al crollo della canadese Marina Stakusic, costretta a lasciare il campo in sedia a rotelle. A loro si sommano i problemi di Lorenzo Musetti, frenato dai crampi, di Felix Auger-Aliassime, ritirato per condizioni fisiche precarie, e di Luciano Darderi, che ha dovuto ricorrere al “toilet break” per crampi addominali.
L’ondata di forfait alimenta il sospetto di una sindrome non meramente individuale ma potenzialmente correlata a fattori ambientali e infettivi condivisi, trasformando il torneo di Melbourne in un osservatorio critico sulle conseguenze sanitarie del caldo estremo nello sport professionistico.
Il monito di Bassetti sui virus
L’infettivologo Matteo Bassetti, intervistato da Adnkronos Salute, parla di “condizioni perfette per le infezioni” negli impianti di Melbourne Park. Il caldo intenso provoca una massiccia perdita di liquidi, indebolisce le difese immunitarie e crea terreno fertile per la circolazione di agenti patogeni ad alta contagiosità.
Secondo lo specialista, è plausibile l’ipotesi di un norovirus o di un rotavirus passato da un atleta all’altro, facilitato da spogliatoi affollati, aree comuni e contatti ravvicinati con staff, media e pubblico. Il quadro clinico – gastroenterite acuta, crampi, disidratazione – si sovrappone ai sintomi classici di queste infezioni a trasmissione oro-fecale.
Per Bassetti il punto critico non è solo la gestione del singolo caso, ma la mancanza di un sistema strutturato di diagnosi rapida in eventi sportivi di questa portata, dove pochi giorni di ritardo possono alterare l’esito di un torneo e la salute di decine di atleti.
Prevenzione, diagnosi e nuovi protocolli
Le opzioni di intervento immediato, spiega Bassetti, sono limitate: una volta che l’infezione gastrointestinale esplode, la priorità è reidratare, correggere gli squilibri elettrolitici e monitorare l’atleta finché la sintomatologia non si risolve, di solito in pochi giorni. Ma sul piano sportivo, quando la partita è compromessa, “ha vinto il virus”.
L’infettivologo propone che i grandi tornei si dotino stabilmente di consulenti in infettivologia, virologia e microbiologia, oltre a laboratori in grado di effettuare tamponi e test rapidi su feci e sangue direttamente onsite. Solo una diagnosi tempestiva consente di isolare i casi, mappare i contatti e ridurre il rischio di focolai.
Per i team dei giocatori diventano cruciali protocolli stringenti su igiene delle mani, gestione di acqua e alimenti, sanificazione degli spazi comuni e strategie personalizzate di idratazione. La sfida, soprattutto a Melbourne, è non limitarsi a rincorrere l’emergenza, ma anticiparla con un approccio medico-scientifico strutturato.
FAQ
D: Perché agli Australian Open si registrano così tanti malori?
R: Il caldo estremo, la disidratazione e la possibile circolazione di virus gastrointestinali amplificano il rischio di crolli fisici in campo.
D: Quali virus sono ritenuti più probabili dagli esperti?
R: Matteo Bassetti cita in particolare norovirus e rotavirus, noti per provocare gastroenteriti acute ad alta contagiosità.
D: Il caldo può davvero indebolire il sistema immunitario?
R: Sì, la perdita massiccia di liquidi e sali minerali sotto stress fisico intenso riduce l’efficacia delle difese immunitarie.
D: Che ruolo hanno gli spogliatoi nella diffusione delle infezioni?
R: Spazi chiusi e affollati, con superfici condivise e contatti ravvicinati, favoriscono la trasmissione di virus enterici e respiratori.
D: Cosa possono fare i team per proteggere i giocatori?
R: Puntare su idratazione mirata, igiene rigorosa, controllo degli alimenti, sanificazione degli ambienti e monitoraggio precoce dei sintomi.
D: Perché servono infettivologi e virologi nei tornei?
R: Per attivare diagnosi rapide, protocolli di isolamento mirati e strategie di prevenzione su base scientifica durante l’evento.
D: Quanto durano in genere queste forme di gastroenterite negli atleti?
R: Di solito pochi giorni, ma bastano 24-48 ore di sintomi acuti per compromettere irrimediabilmente un match o un intero torneo.
D: Qual è la fonte giornalistica originale delle dichiarazioni di Bassetti?
R: Le dichiarazioni di Matteo Bassetti provengono da un’intervista rilasciata ad Adnkronos Salute, che ha documentato i casi agli Australian Open 2026.




