Stretto di Hormuz diventa teatro di guerra fermate mille navi commerciali per un valore colossale

Lo Stretto di Hormuz diventa ufficialmente area di operazioni belliche
Lo Stretto di Hormuz, tra Golfo Persico e Golfo di Oman, è stato formalmente classificato come “area di operazioni belliche” dal settore marittimo internazionale, dopo una riunione straordinaria tra sindacati e compagnie armatoriali globali.
La decisione, maturata negli ultimi giorni sullo sfondo dell’escalation militare in Medio Oriente, arriva mentre “centinaia” di navi risultano bloccate nell’area, con forti ripercussioni sulla logistica energetica mondiale.
Il nuovo status consente ai marittimi di rifiutare l’imbarco, chiedere il rimpatrio a spese degli armatori e ottenere indennità aggiuntive, mentre i costi assicurativi per petroliere e mercantili sono esplosi.
In sintesi:
- Lo Stretto di Hormuz, il Golfo di Oman e il Golfo Persico dichiarati aree di operazioni belliche.
- Premi assicurativi per le navi saliti fino a dodici volte rispetto al pre-conflitto.
- Trump promette coperture contro rischio politico tramite United States Development Finance Corporation.
- Stop cinese alle esportazioni di carburanti e primi effetti su forniture di Gnl.
Assicurazioni alle stelle, navi bloccate e prime ricadute sull’energia
Nel nuovo quadro di rischio, il costo per assicurare una petroliera che attraversa Hormuz è salito fino al 3% del valore della nave, rispetto allo 0,25% ante-conflitto, secondo broker citati dal Financial Times.
L’ex presidente Donald Trump ha dichiarato che lo stretto “resterà aperto” e ha annunciato che la United States Development Finance Corporation offrirà assicurazioni contro i rischi politici “a un prezzo molto ragionevole” alle navi operanti nel Golfo e nelle aree limitrofe.
Gli assicuratori londinesi restano però cauti: devono valutare come lo schema statunitense interagisca con il mercato dei rischi di guerra e se ridurrà davvero i premi.
Secondo Sheila Cameron, ceo della Lloyd’s Market Association, nell’area di Hormuz sono ancora presenti circa 1.000 navi, metà delle quali petroliere e gasiere, per un valore di scafo superiore a 25 miliardi di dollari.
Le tensioni hanno già avuto un impatto concreto: Edison ha ricevuto da QatarEnergy una notifica di forza maggiore per cinque carichi di Gnl in consegna da aprile 2026, mentre quelli di marzo restano confermati.
L’azienda italiana assicura di non prevedere impatti sui clienti, ma il rischio di effetti domino sulle catene globali di approvvigionamento energetico e sui noli marittimi è elevato, come dimostrato dalla crisi del Mar Rosso del 2024.
Il gruppo Msc ha già annunciato una sovrattassa d’emergenza sul carburante a partire dal 16 marzo, sulle rotte tra Europa e Africa meridionale e sulla linea Nord Europa–Isole Canarie, segnale che i costi operativi stanno rapidamente traslandosi sui trasporti containerizzati.
La mossa di Pechino e i possibili effetti su prezzi ed economia globale
Parallelamente, secondo Bloomberg, la Cina ha chiesto alle sue principali raffinerie di sospendere le esportazioni di diesel e benzina, nel timore che la guerra in Medio Oriente provochi carenze di approvvigionamento.
Alle raffinerie sarebbe stato ordinato di non firmare nuovi contratti e di negoziare la cancellazione di spedizioni già concordate, restringendo ulteriormente l’offerta sui mercati internazionali dei carburanti.
Questa scelta avviene mentre Pechino ha fissato per il 2026 un obiettivo di crescita del Pil tra il 4,5% e il 5%, il target più basso dagli anni Novanta (escluso il 2020 del Covid), complice la domanda interna debole e le tensioni commerciali.
Il governo cinese punta a mantenere il deficit intorno al 4% e l’inflazione al 2%, con un mix di stimoli basato su maggiore spesa pubblica, emissione di obbligazioni e politica monetaria più accomodante annunciata dal premier Li Qiang.
Se la crisi di Hormuz dovesse protrarsi, il combinato di rischio geopolitico, rialzo dei noli, freno alle esportazioni cinesi di carburanti e obiettivi di crescita più prudenti potrebbe innescare una nuova fase di volatilità sui prezzi energetici globali e sulle catene di fornitura.
FAQ
Cosa significa area di operazioni belliche per lo Stretto di Hormuz?
Significa che l’area è classificata ad alto rischio, con maggiori tutele, indennità e diritto di rifiuto d’imbarco per i marittimi, oltre a premi assicurativi molto più elevati.
Come stanno cambiando i costi assicurativi per le petroliere nell’area?
Stanno aumentando in modo drastico: i premi di rischio di guerra possono arrivare fino al 3% del valore della nave, contro lo 0,25% medio precedente al conflitto.
Quali conseguenze immediate ci sono per le forniture di gas verso l’Europa?
Una conseguenza è la forza maggiore notificata da QatarEnergy a Edison su cinque carichi di Gnl da aprile 2026, anche se l’azienda non prevede impatti sui clienti finali.
Perché la Cina ha chiesto di fermare le esportazioni di diesel e benzina?
Perché teme una possibile carenza di approvvigionamento legata alla guerra mediorientale e vuole preservare la sicurezza energetica interna, mentre persegue una crescita del Pil più moderata ma stabile.
Quali sono le principali fonti utilizzate per questa analisi geopolitica ed economica?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
PUBBLICITA’ – COMUNICATI STAMPA – PROVE PRODOTTI
Per acquistare pubblicità CLICCA QUI
Per inviarci comunicati stampa e per proporci prodotti da testare prodotti CLICCA QUI



