Strage di Crans-Montana, il comandante dei Vigili del Fuoco rivela il grazie che spezza il silenzio

Indice dei Contenuti:
Testimonianze dal luogo della tragedia
Crans-Montana, notte della tragedia: il comandante dei Vigili del Fuoco volontari David Vocat descrive un quadro di devastazione assoluta, con giovani in fuga e grida che squarciavano il silenzio attorno a Le Constellation.
Corpi a terra, ustioni diffuse, caos da scenario bellico: «Una scena che nessuno avrebbe mai voluto vedere», ha dichiarato in un’intervista a una tv francese.
Nel pieno dei soccorsi, la priorità è stata assegnata ai feriti con possibilità di sopravvivenza, decisione imposta dall’emergenza e scandita dai medici sul posto.
Vocat racconta di aver tentato un massaggio cardiaco a una ragazza, interrotto su indicazione sanitaria per concentrare le risorse su chi poteva ancora essere salvato.
Un collega, travolto dall’orrore, ha sussurrato: «Non abbiamo firmato per questo, siamo volontari», a testimonianza dello shock collettivo del corpo.
Tra macerie e fumo, cittadini e ragazzi presenti hanno supportato i soccorritori, trasportando feriti e improvvisando barelle con sedie e arredi.
Durante la commemorazione del 4, davanti al bar, l’ufficiale non ha trattenuto le lacrime, simbolo di un intervento condotto al limite delle forze e segnato da scelte devastanti ma necessarie.
▷ Lo sai che da oggi puoi MONETIZZARE FACILMENTE I TUOI ASSET TOKENIZZANDOLI SUBITO? Contatto per approfondire: CLICCA QUI
Il peso emotivo sui soccorritori
Il comandante David Vocat cede alle lacrime ricordando l’incontro con una madre che aveva perso il figlio, temendo un’accusa e ricevendo invece un ringraziamento per le vite salvate.
Un crollo emotivo che riflette il trauma vissuto dall’intero corpo dei Vigili del Fuoco volontari di Crans-Montana, chiamati a operare tra urla, ustioni, corpi a terra e scelte cliniche drastiche.
«Non abbiamo firmato per questo», ha detto un volontario, frase che condensa lo shock di chi, senza divisa professionale, si è trovato in una scena assimilabile alla guerra.
Le decisioni dei medici, focalizzate sulla triage e sulla salvaguardia delle chance di sopravvivenza, hanno imposto di interrompere i tentativi su chi non dava più segni di vita, lasciando ferite morali profonde.
L’episodio della giovane su cui Vocat praticava il massaggio cardiaco, poi sospeso, è diventato simbolo di quel confine doloroso tra dovere e impotenza.
Durante la cerimonia del 4, davanti a Le Constellation, l’emozione ha travolto i presenti: lacrime, silenzi e abbracci hanno sostituito le parole.
Il carico psicologico, cumulato in poche ore di caos, resta alto e diffuso fra operatori e cittadini che hanno aiutato con mezzi di fortuna.
FAQ
- Chi è David Vocat?
È il comandante dei Vigili del Fuoco volontari di Crans-Montana, intervenuto a Le Constellation la notte della tragedia. - Cosa ha descritto Vocat sulla scena?
Un contesto assimilabile a un teatro di guerra, con feriti, ustioni, grida e decisioni di triage immediate. - Perché i tentativi di rianimazione sono stati interrotti?
Su indicazione dei medici, per concentrare risorse sui feriti con maggiori possibilità di sopravvivenza. - Qual è stato il momento più difficile per Vocat?
L’incontro con una madre che aveva perso il figlio e il ricordo della rianimazione interrotta su una giovane. - Come hanno reagito i volontari sul posto?
Con shock e senso di impotenza, ma mantenendo operatività e supporto reciproco durante i soccorsi. - Chi ha aiutato oltre ai soccorritori?
Cittadini e ragazzi presenti, che hanno trasportato feriti e improvvisato barelle con sedie e arredi.
La richiesta di supporto e il futuro incerto
Il comandante David Vocat ha confermato l’intervento di psicologi per assistere i Vigili del Fuoco volontari di Crans-Montana, sottolineando la necessità di riposo e sostegno strutturato dopo ore di emergenza estrema.
Ha ribadito che il corpo ha operato al massimo delle possibilità, ma ora l’equilibrio emotivo degli operatori richiede un piano di follow-up, con debriefing, supporto continuativo e tempi di recupero adeguati.
In dichiarazioni alla Radio Tv Svizzera, Vocat ha ammesso di non sapere se potrà continuare a svolgere questo ruolo, segnalando l’impatto profondo del trauma sulla tenuta personale e dell’intera squadra.
Il messaggio è chiaro: senza un percorso di assistenza psicologica e organizzativa, il rischio è la fuga dal volontariato e il depauperamento di competenze essenziali in situazioni critiche.
La richiesta di aiuto non è solo individuale, ma riguarda procedure, formazione e risorse per prevenire il burnout e garantire prontezza operativa nelle future emergenze.
La comunità, coinvolta nei soccorsi, è chiamata a sostenere i volontari con strumenti concreti e riconoscimento istituzionale, per preservare la capacità di risposta del territorio.
FAQ
- Chi è David Vocat?
È il comandante dei Vigili del Fuoco volontari di Crans-Montana, intervenuto nella notte della tragedia a Le Constellation. - Perché è necessario supporto psicologico?
Per gestire il trauma derivante da scene estreme, decisioni di triage e sovraccarico emotivo dei soccorritori. - Che tipo di aiuto è stato attivato?
Sono intervenuti psicologi e sono previsti momenti di debriefing e riposo per i volontari. - Qual è la preoccupazione principale di Vocat?
L’impatto emotivo sul team e la possibilità di non riuscire a proseguire il proprio incarico. - Quali rischi senza un supporto adeguato?
Burnout, abbandono del volontariato e perdita di capacità operative nelle emergenze future. - Cosa può fare la comunità?
Garantire sostegno istituzionale, risorse e formazione per consolidare la resilienza dei soccorritori.


