Strage di Crans-Montana, Bertolaso rassicura sui feriti del Niguarda: la battaglia è durissima ma c’è speranza

Indice dei Contenuti:
Cura intensiva e sfide cliniche
Guido Bertolaso, assessore al Welfare, definisce la gestione clinica dei feriti della strage di Crans-Montana come “difficile e coinvolgente”, sottolineando carichi assistenziali altissimi e complessità multi-organiche. Ogni paziente richiede il cambio delle medicazioni ogni 48 ore: procedure di due ore ciascuna con l’impiego di quattro infermieri per volta, un impegno continuativo che stressa risorse e turni.
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Attualmente al Niguarda si contano sette ricoveri in Terapia intensiva e cinque al Centro Ustioni, con quadri che associano estese ustioni cutanee a danni inalatori e compromissioni respiratorie. Nei casi più gravi, la sedazione profonda e l’intubazione restano necessarie per garantire ossigenazione e stabilità emodinamica.
Le complicanze infettive rappresentano la criticità principale: in alcuni pazienti sono stati isolati tre-quattro microrganismi differenti, condizione che richiede antibiotico-terapie mirate e monitoraggi serrati. Uno dei ricoverati è in dialisi per un’infezione con interessamento renale, un altro presenta asma con aggravamento polmonare, fattori che aumentano il rischio di insufficienza respiratoria e sepsi.
L’ustione estesa oltre il 50% del corpo, come nel caso di Leonardo Bove, impone strategie di supporto avanzato, bilancio dei liquidi rigoroso e valutazioni chirurgiche ripetute. La gestione quotidiana alterna stabilizzazione, prevenzione delle infezioni, controllo del dolore e programmazione di trasferimenti mirati, senza assumere posizioni pessimistiche ma riconoscendo che la lotta clinica resta estremamente dura e complessa.
Trasferimenti, numeri e condizioni dei pazienti
All’ospedale Niguarda sono attualmente ricoverati 12 studenti, con una distribuzione tra Terapia intensiva e Centro Ustioni calibrata sulle condizioni respiratorie e sull’estensione delle lesioni. Resta in Svizzera la biellese Elsa Rubino, per la quale si valuta un eventuale trasferimento a Torino quando le condizioni lo consentiranno.
Nel gruppo milanese è stato accolto il 16enne Leonardo Bove, giunto domenica sera dopo una fase prolungata di instabilità clinica in Crans-Montana. Presenta ustioni superiori al 50% e compromissione polmonare da inalazione, fattori che impongono ventilazione e sedazione. Accanto a lui, in Terapia intensiva, il compagno Kean, anch’egli intubato per problemi respiratori e colonizzazioni batteriche multiple.
In reparto si trovano anche i coetanei Sofia e Francesca del liceo Virgilio, con percorsi clinici differenziati in base alla profondità delle ustioni e ai parametri infettivi. Un paziente è sottoposto a dialisi per complicanze infettive; un altro convive con asma e aggravamento polmonare. Le équipe stanno predisponendo trasferimenti selettivi verso altri ospedali nei prossimi giorni per distribuire carichi e specialità.
Un ragazzo deambulante è considerato fuori pericolo. Per gli altri, prognosi riservata ma non disperata: i sanitari mantengono un approccio prudente, intensificando controlli, terapie antibiotiche e interventi di chirurgia plastica in base alla risposta clinica.
Sostegno umano e messaggi di speranza
Guido Bertolaso ha ribadito di seguire i ragazzi “come fossero figli”, sostenendo famiglie e équipe nelle ore più critiche, senza cedere al pessimismo. In Niguarda, il clima è di massima vicinanza: aggiornamenti continui ai parenti, presenza al letto dei pazienti, ascolto e supporto psicologico per chi è cosciente e per chi è in sedazione.
Il 16enne Leonardo Bove è arrivato a Milano dopo giorni di instabilità; al suo fianco il fratello Mattia, che ha superato l’ultimo esame con 29, traguardo che potrà essere condiviso quando le condizioni lo permetteranno. Accanto a Leonardo, il compagno Kean: letti vicini, percorsi clinici paralleli e una rete di infermieri che presidia ogni passaggio.
Tra i ragazzi del liceo Virgilio, Sofia e Francesca proseguono il recupero con il sostegno di famiglie e amici. Una paziente di Cesena mostra spirito positivo e desiderio di rientrare a casa, segnale incoraggiante in un quadro generale complesso. A un giovane con il volto fasciato è stato promesso che potrà ritrovare il proprio aspetto, per alimentare fiducia e motivazione alla cura.
Il messaggio resta univoco: nessuno è dato per perso, la battaglia è “dura e complicata”, ma l’assistenza resta totale, tra rigore clinico, empatia e comunicazione costante con le famiglie.
FAQ
- Quanti pazienti sono seguiti al Niguarda?
Dodici, distribuiti tra Terapia intensiva e Centro Ustioni. - Qual è la condizione di Leonardo Bove?
Ustioni estese oltre il 50% e danno inalatorio, sedato e intubato. - Chi è vicino di letto a Leonardo?
Kean, con analoga assistenza intensiva e complicanze respiratorie. - Come viene supportata la sfera emotiva dei pazienti?
Con presenza dei familiari, counselling psicologico e comunicazione continua. - Ci sono segnali di miglioramento?
Una paziente di Cesena è di buon umore e desidera tornare a casa; un ragazzo è deambulante e fuori pericolo. - Qual è la posizione del personale sulle prognosi?
Nessun pessimismo: approccio prudente, lotta clinica dura ma in corso. - Qual è la fonte giornalistica citata?
Dichiarazioni e aggiornamenti ricostruiti dalle parole di Guido Bertolaso riportate dalla stampa nazionale.




