Stati Uniti dispongono l’evacuazione del personale non essenziale dall’Oman per motivi di sicurezza

Raid Usa su Kharg, nuovi fronti nella guerra in Iran
Gli Stati Uniti, con il sostegno di Israele e dei partner NATO, hanno colpito l’isola iraniana di Kharg, principale hub petrolifero di Teheran, nel quadro del conflitto esploso dopo l’attacco preventivo del 28 febbraio. L’operazione, condotta nel Golfo Persico, arriva mentre lo stretto di Hormuz resta di fatto bloccato e l’intera regione scivola nel caos. A livello politico, il nuovo ayatollah Mojtaba Khamenei consolida la propria leadership, mentre il presidente USA Donald Trump sostiene che l’Iran sia “vicino alla resa”. Intanto continuano bombardamenti, incidenti aerei e attacchi missilistici che hanno coinvolto Iraq, Turchia,
In sintesi:
- Raid Usa sull’isola di Kharg, nodo vitale dell’export petrolifero iraniano.
- Stretto di Hormuz quasi paralizzato, mercati energetici globali in forte tensione.
- Nuovo leader iraniano Mojtaba Khamenei rafforza la linea di resistenza.
- NATO abbatte missili verso la Turchia, cresce il rischio di allargamento del conflitto.
Il raid su Kharg e il caos nel Golfo: cosa sta accadendo
L’operazione congiunta di Stati Uniti e Israele su Kharg ha colpito depositi, infrastrutture portuali e installazioni radar dell’“isola del petrolio” iraniano, da cui transitava una quota cruciale dell’export greggio di Teheran.
Secondo il Pentagono, l’obiettivo è stato “neutralizzare ogni capacità militare offensiva” legata al controllo sul traffico nello stretto di Hormuz, già pesantemente compromesso da mine, navi danneggiate e tentativi di forzare il blocco, come nel caso della petroliera thailandese successivamente incendiata.
Parallelamente, la NATO ha intercettato e distrutto almeno un terzo missile iraniano diretto verso la Turchia nell’area di Adana–Incirlik, confermando il rischio di spillover verso il fianco sud-orientale dell’Alleanza.
In Iraq, un aereo cisterna Stratotanker KC‑135 si è schiantato causando la morte di sei militari Usa, mentre un altro attacco ha ucciso quattro soldati americani e un francese. A sud, un maxi-incendio ha colpito il porto di Salalah in Oman, snodo container e petrolifero strategico. Per stabilizzare i prezzi, è stato concordato il più grande rilascio coordinato di riserve strategiche di petrolio di sempre, ma la volatilità resta elevata, con l’Europa esposta su sicurezza energetica e rotte marittime.
Leadership iraniana, ruolo europeo e scenari futuri del conflitto
Sul piano politico, il nuovo ayatollah Mojtaba Khamenei ha inviato messaggi di continuità strategica, promettendo resistenza militare e nessuna concessione “sotto ricatto”. Le sue prime dichiarazioni, rilanciate dalla TV di Stato, puntano a compattare l’establishment e a legittimare la prosecuzione del confronto con Washington.
Negli Stati Uniti, il presidente Donald Trump afferma che *“non c’è più nulla da colpire, la guerra finirà presto”*, mentre il consigliere Pete Hegseth insiste su una campagna “fino alla sconfitta completa dell’Iran”, evidenziando una dialettica interna sull’uscita dal conflitto.
In Europa, la Spagna ha revocato l’ambasciatrice in Israele, segnale di crescente disagio politico. L’Italia, con la fregata Martinengo dislocata presso Cipro, contribuisce alla difesa dell’isola e alla protezione delle rotte energetiche, mentre il ministro Guido Crosetto ribadisce: *“Non è la nostra guerra, non ne facciamo parte”*.
Sul fronte economico si moltiplicano gli appelli, anche da parte di leader come Matteo Salvini, a rivedere il regime sanzionatorio verso la Russia per compensare i nuovi shock energetici. Lo scenario più probabile, nel breve periodo, è una guerra di logoramento a bassa intensità sul mare e nello spazio aereo regionale, con episodi ad alta letalità ma senza una rapida soluzione politica, mentre la stabilità dei mercati e l’approvvigionamento europeo restano il vero terreno di pressione strategica.
FAQ
Perché l’isola di Kharg è così importante per l’Iran?
Kharg è il principale terminal petrolifero iraniano sul Golfo Persico: gestiva gran parte delle esportazioni di greggio. Colpirla significa indebolire subito entrate fiscali, capacità logistica ed influenza energetica di Teheran.
Cosa comporta il blocco dello stretto di Hormuz per l’Europa?
Il blocco di Hormuz riduce il flusso di petrolio e gas verso Europa e Asia, spingendo i prezzi energetici al rialzo. L’UE deve aumentare importazioni alternative, attingere a riserve e diversificare rotte marittime e fornitori.
Qual è il ruolo della NATO nella crisi tra Iran e Stati Uniti?
La NATO sta proteggendo spazio aereo e infrastrutture dei membri, come la Turchia, intercettando missili e rafforzando le difese. L’Alleanza cerca di contenere l’escalation, evitando un coinvolgimento diretto in operazioni offensive.
L’Italia è direttamente coinvolta nella guerra in Iran?
No, l’Italia non partecipa ai raid contro l’Iran. Con la fregata Martinengo, contribuisce solo alla sicurezza marittima e alla protezione delle rotte energetiche nel Mediterraneo orientale e nel vicino Medio Oriente.
Da quali fonti provengono le informazioni su guerra e raid in Iran?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione secondo criteri giornalistici indipendenti.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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