Sofia sopravvissuta al rogo di Crans Montana, fratello racconta unghie segnate, medici stimano lunghissima riabilitazione fisica

Indice dei Contenuti:
“La guarigione? Non si parla di mesi ma di anni. L’abbiamo riconosciuta dalle unghie”: parla Lorenzo, il fratello di Sofia, sopravvissuta al rogo di Crans Montana
La lunga lotta di Sofia
Nel reparto Grandi Ustionati del **Niguarda** le giornate scorrono tra interventi, monitoraggi e attese silenziose, mentre la famiglia di **Sofia**, sedicenne del **Liceo Virgilio** di Roma, vive sospesa accanto al suo letto di terapia intensiva. Il tempo è scandito dai turni dei medici e dal rumore dei macchinari, non più dal calendario.
Il fratello **Lorenzo** (nel racconto pubblico inizialmente indicato come **Mattia Donadio**) descrive un percorso di cura che sfida ogni fretta: la parola guarigione non si misura in mesi, ma in anni, tra trapianti di pelle, medicazioni dolorose e un rischio di infezioni continuamente in agguato. Ogni miglioramento è minimo, ma prezioso.
Non spaventano solo le ustioni profonde: la giovane e molti altri ragazzi coinvolti nel rogo di **Crans Montana** hanno respirato fuliggine e sostanze tossiche dei pannelli fonoassorbenti, con possibili danni permanenti a polmoni e vie respiratorie. I sanitari del **Niguarda** lavorano su un binario doppio: salvare gli organi interni e preservare, per quanto possibile, la futura qualità di vita.
La notte del rogo e la ricerca disperata
La notte di Capodanno a **Crans Montana** si trasforma in trappola di fuoco mentre i ragazzi festeggiano in un locale sotterraneo. **Sofia** è ospite di una compagna di classe, i fratelli arrivano all’ultimo in **Svizzera** e si ritrovano catapultati dentro l’emergenza, tra sirene e telefoni che squillano a vuoto.
Nelle ore successive all’incendio, il caos dei trasferimenti rende tutto ancora più drammatico: la ragazza viene soccorsa, ma per tre ore nessuno sa dove sia stata ricoverata. La famiglia chiama uno per uno tutti gli ospedali, finché il nome risulta in una rianimazione di **Losanna**. Nel racconto, un dettaglio resta impresso: viene identificata solo grazie alle unghie, l’unico segno riconoscibile su un corpo devastato dalle ustioni.
Due ragazzi francesi la assistono nei primi momenti, mentre intorno altri coetanei, inizialmente vigili e in grado di camminare, peggiorano all’improvviso. Quei quadri clinici in apparente equilibrio crollano nel giro di poche ore, segno di quanto il fuoco e il fumo abbiano lavorato in profondità, oltre ciò che è visibile.
Ferite psicologiche e richiesta di giustizia
Il trauma del rogo non colpisce solo chi è finito tra le fiamme: i familiari di **Sofia** parlano esplicitamente di sindrome post-traumatica. Molti sviluppano una paura improvvisa e irrazionale per gli spazi chiusi e sotterranei: parcheggi, palestre, corridoi senza finestre. La prima reazione, appena varcata una porta, è cercare l’uscita di sicurezza più vicina.
L’ospedale **Niguarda** garantisce un supporto psicologico continuativo anche ai parenti, per reggere una quotidianità fatta di sveglie all’alba, qualche ora di lavoro o commissioni e poi l’intera giornata in reparto. Le parole rivolte a **Sofia** durante i brevi risvegli hanno una doppia funzione: stimolarla e mantenere a galla chi le sta attorno, costretto a confrontarsi con tubi e schermi che sostengono ogni suo respiro.
Sul fronte delle responsabilità, la famiglia chiede con fermezza giustizia, non vendetta, riponendo fiducia nella magistratura svizzera e italiana. Intanto si consolida una rete di solidarietà che supera i confini: centinaia di famiglie in **Svizzera** offrono gratuitamente un alloggio a **Losanna**, ristoratori e privati in Italia si attivano con raccolte fondi e aiuti concreti, mentre medici, infermieri e OSS del **Niguarda** vengono ormai considerati “parte della famiglia”.
FAQ
D: Chi è Sofia e cosa le è accaduto?
R: È una studentessa sedicenne del Liceo Virgilio di Roma, gravemente ustionata nel rogo di Crans Montana la notte di Capodanno.
D: Dove è ricoverata attualmente?
R: Si trova nel Centro Grandi Ustionati dell’ospedale Niguarda di Milano, in terapia intensiva.
D: Quanto durerà il suo percorso di cura?
R: I familiari riferiscono che non si parla di mesi, ma di anni di interventi, riabilitazione e monitoraggi continui.
D: Quali sono i rischi principali per la sua salute?
R: Oltre alle ustioni estese, preoccupano il rischio altissimo di infezioni e i danni respiratori dovuti all’inalazione di fumo e sostanze tossiche.
D: Come è stata riconosciuta dopo l’incendio?
R: Secondo il racconto del fratello, è stata identificata in ospedale grazie alle unghie, unico tratto rimasto riconoscibile.
D: Che tipo di supporto psicologico riceve la famiglia?
R: L’ospedale Niguarda ha attivato un sostegno costante per i parenti, che soffrono di sintomi post-traumatici e forte ansia negli spazi chiusi.
D: Come si è mobilitata la solidarietà tra Italia e Svizzera?
R: Cittadini, ristoratori e famiglie tra Milano, Roma, Crans Montana e Losanna hanno offerto alloggi, raccolte fondi e assistenza quotidiana.
D: Qual è la fonte giornalistica principale di questa vicenda?
R: Le informazioni derivano da un’intervista familiare pubblicata dal Corriere della Sera e da successivi approfondimenti su Niguarda, rogo di Crans Montana e condizioni cliniche di Sofia.




