Sofia salvata da due turisti francesi a Crans-Montana: chi sono gli angeli che le hanno cambiato il destino
Indice dei Contenuti:
Testimonianza del fratello
Mattia, fratello di Sofia, ricostruisce i momenti successivi all’incendio di Crans-Montana in cui sono morte 40 persone, descrivendo il ritrovamento della sorella come «il momento più bello» dopo ore di angoscia. Racconta di averla rintracciata grazie al telefono e di averla riconosciuta per le unghie, coperte di fuliggine come le mani e le scarpe dei ragazzi coinvolti.
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Spiega di averla vista distesa su un marciapiede, esausta e sporca di fumo, mentre i soccorritori continuavano le operazioni tra le macerie. Aggiunge che era stato preparato “al peggio”, ma la localizzazione del dispositivo gli ha permesso di raggiungerla in tempi rapidi.
Descrive il clima di quei minuti come sospeso: sirene, attese e la necessità di tenere la lucidità per fornire informazioni ai soccorritori. Sottolinea il ruolo delle prime cure sul posto e la presenza costante della famiglia, organizzata a turni all’ospedale Niguarda per non lasciarla mai sola in terapia intensiva.
Ricorda il legame nato tra i parenti degli altri feriti, accomunati dalla stessa paura e dalla stessa attesa, condivisione che aiuta a reggere l’urto emotivo. Insiste sulla priorità di farla uscire dall’area critica e proteggere il suo risveglio, perché l’impatto psicologico potrebbe essere tanto pesante quanto le ustioni.
Gli “angeli” francesi
Due turisti francesi, un ragazzo e una ragazza, hanno assistito Sofia subito dopo l’incendio di Crans-Montana, restando con lei per tutto il tempo in attesa dei soccorsi. Le hanno parlato con calma, sostenuto la testa e coperta con le loro giacche, garantendole conforto e protezione in condizioni estreme.
Secondo il fratello Mattia, la presenza dei due è stata decisiva sul piano emotivo: sapere che non era sola ha contenuto lo shock dei familiari. I pompieri l’hanno estratta circa un’ora e mezza dopo lo scoppio, ma i giovani si sono trattenuti accanto a lei fino al trasferimento.
La famiglia spera di rintracciarli per un incontro con Sofia, riconoscendo loro un ruolo essenziale nei minuti più critici. Non è certo che la ragazza li ricordi, ma il desiderio di ringraziarli resta centrale nel racconto dei parenti.
Mattia li definisce “angeli”, una parola che restituisce la misura del gesto spontaneo e della cura mostrata tra fumo, sirene e caos dei primi momenti. Il loro intervento, semplice e umano, ha fatto da ponte tra il disastro e la macchina dei soccorsi, offrendo un punto d’appoggio psicologico in assenza di certezze.
Percorso di cura e solidarietà
La priorità per Sofia, minorenne e studentessa del Liceo Virgilio, è il passaggio fuori dalla terapia intensiva del Niguarda, dove i familiari si alternano per garantirle presenza continua. Le ustioni di secondo e terzo grado impongono tempi lunghi, con particolare attenzione alle mani e alle aree funzionali, prevedendo più interventi e riabilitazione progressiva.
I medici stimano un recupero che si misura in anni, non in mesi: stabilizzazione, innesti cutanei, controllo del dolore e prevenzione delle infezioni sono le fasi immediate. La rieducazione comprenderà mobilizzazione, fisioterapia e supporto psicologico per l’orientamento al risveglio.
Il rischio di disorientamento al momento della coscienza è concreto: chi si è addormentato dopo una serata di festa potrebbe ritrovarsi in un letto d’ospedale, senza riferimenti. Per questo la famiglia prepara un contesto protetto, con voci e oggetti familiari, mentre la rete dei parenti degli altri feriti resta un punto di forza condiviso.
Accanto alla cura clinica cresce la solidarietà: raccolte fondi e offerte di ospitalità sostengono spese e logistica dei familiari.
Ogni gesto viene indirizzato alle necessità immediate e alla lunga convalescenza, con l’obiettivo di ridurre l’isolamento e garantire continuità assistenziale.
Il coordinamento tra ospedale, famiglie e volontari si concentra su priorità chiare: stabilità clinica, protezione psicologica, programmi di riabilitazione e ritorno graduale alla quotidianità.
FAQ
- Qual è la condizione attuale di Sofia?
Stabile in terapia intensiva al Niguarda, sotto monitoraggio continuo. - Quali sono i tempi di recupero stimati?
Anni, con fasi di stabilizzazione, interventi e riabilitazione. - Quali aree sono più compromesse?
Ustioni di secondo e terzo grado, in particolare alle mani e zone funzionali. - Che tipo di supporto psicologico è previsto?
Assistenza al risveglio, gestione dello shock e orientamento graduale alla realtà. - Come si sta organizzando la famiglia?
Turni di presenza continua in ospedale e coordinamento con i sanitari. - È attiva una rete di solidarietà?
Sì, con raccolte fondi e ospitalità per sostenere cure e logistica. - Qual è la fonte giornalistica citata?
L’intervista a Repubblica è il riferimento riportato dai familiari.




