Signorini porta Google, Meta e TikTok in tribunale per i video di Corona mai rimossi

Indice dei Contenuti:
Alfonso Signorini sfida i colossi del web, la battaglia legale contro Google, Meta e Tiktok: «Non hanno rimosso i video diffusi da Corona»
La denuncia contro i colossi del web
Alfonso Signorini ha incaricato gli avvocati Daniela Missaglia e Domenico Aiello di presentare un esposto contro Google Italia e Google Ireland per la mancata rimozione dei video diffamatori diffusi da Fabrizio Corona. Nel mirino finiscono la pubblicazione di corrispondenza privata, documenti ritenuti illeciti e contenuti a forte impatto reputazionale, rilanciati soprattutto su YouTube e nel format online “Falsissimo”.
Secondo la nota dei legali, i rappresentanti delle società italiane e irlandesi del gruppo sarebbero stati iscritti nel registro degli indagati per concorso in diffamazione aggravata e continuata. La querela parte in un contesto già incandescente, con il conduttore indagato a Milano per violenza sessuale ed estorsione, vicende che hanno alimentato ulteriormente la campagna mediatica a suo carico.
Gli avvocati denunciano risposte “tardive e ciclostilate”, giudicate evasive e soprattutto inefficaci: le richieste di delisting e rimozione dei contenuti non avrebbero trovato riscontro concreto, con la conseguenza – sostengono – di amplificare giorno dopo giorno gli effetti lesivi.
Responsabilità delle piattaforme e profili penali
Per la difesa, il comportamento di Google rappresenta una vera strategia di deresponsabilizzazione, fondata su strutture di governance e procedure interne che renderebbero di fatto impraticabile la tutela del singolo utente leso. A scopo di lucro, l’azienda continuerebbe a ospitare materiale ritenuto illecito, monetizzando visualizzazioni e interazioni attraverso la pubblicità.
Il punto centrale, spiegano Missaglia e Aiello, è il presunto concorso nella campagna diffamatoria: i contenuti di Corona avrebbero generato introiti economici in Italia proprio grazie agli strumenti di distribuzione e monetizzazione messi a disposizione da YouTube. Per i legali, la scelta di non intervenire su segnalazioni circostanziate equivale a un aggravamento delle conseguenze del reato.
La linea difensiva si richiama al principio del neminem laedere: la libertà di espressione online non può trasformarsi in licenza di ledere la dignità altrui. Piattaforme e intermediari digitali, sottolineano, devono garantire standard etici minimi e procedure rapide di rimozione in presenza di contenuti manifestamente diffamatori.
Offensiva estesa a Meta e TikTok
La strategia giudiziaria non si fermerà al gruppo Google. I legali annunciano azioni analoghe contro Meta e TikTok, accusate di aver contribuito alla circolazione virale dei materiali su più canali, dai reel alle clip brevi, senza interventi davvero efficaci di moderazione. Il fronte del contenzioso, quindi, si allarga a tutto l’ecosistema social dominante.
Fonti interne a Mediaset fanno sapere che l’iscrizione dei responsabili di Google nel registro degli indagati viene accolta con favore, dopo settimane di esposti, diffide e segnalazioni formali sulla natura gravemente diffamatoria dei video di Fabrizio Corona. L’auspicio è che le grandi piattaforme riconoscano il proprio ruolo anche sul piano sociale e non solo commerciale.
La vicenda si inserisce nel più ampio dibattito europeo sui doveri degli intermediari digitali in materia di contenuti illeciti, tra normative come il Digital Services Act e crescenti richieste di accountability rispetto alla tutela della reputazione e della privacy delle persone coinvolte in campagne mediatiche online.
FAQ
D: Perché Alfonso Signorini ha presentato denuncia contro Google?
R: Per la mancata rimozione di video e documenti ritenuti diffamatori e illeciti, diffusi da Fabrizio Corona e ospitati su YouTube.
D: Chi sono gli avvocati che assistono Signorini?
R: I legali sono Daniela Missaglia e Domenico Aiello, che hanno depositato querela contro Google Italia e Google Ireland.
D: Quali reati vengono ipotizzati nei confronti dei rappresentanti di Google?
R: Viene contestato il concorso in diffamazione aggravata e continuata per non aver rimosso i contenuti segnalati.
D: Che ruolo ha Fabrizio Corona in questa vicenda?
R: È indicato come l’autore della campagna diffamatoria attraverso video, corrispondenza privata e documenti pubblicati online.
D: La battaglia legale riguarda solo Google?
R: No, i legali annunciano azioni simili anche contro Meta e TikTok, accusate di aver diffuso gli stessi contenuti.
D: Qual è la posizione di Mediaset sulla vicenda?
R: Fonti Mediaset accolgono positivamente l’iscrizione dei responsabili di Google nel registro degli indagati e sollecitano maggiore responsabilità sociale delle piattaforme.
D: Quale principio giuridico viene richiamato dagli avvocati?
R: Il principio del neminem laedere, secondo cui nessuno può ledere ingiustamente l’altrui sfera personale e reputazionale, nemmeno online.
D: Qual è la fonte giornalistica originale citata nel caso?
R: La ricostruzione della vicenda e degli sviluppi giudiziari prende le mosse da un articolo pubblicato su testate del gruppo Mediaset, integrato da note ufficiali dei legali di Signorini.




