Selvaggia Lucarelli smonta il mito di Can Yaman e riapre il caso ignorato: verità scomode emergono
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Arresto di Can Yaman e reazioni a catena
Can Yaman è stato fermato a Istanbul nell’ambito di un’indagine su traffico e consumo di droga e rilasciato poche ore dopo. La notizia ha innescato una reazione immediata sulle piattaforme social, dove il nome dell’attore turco è tornato al centro del discorso pubblico.
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In questo clima, Selvaggia Lucarelli è intervenuta non sul fermo in sé, ma riportando l’attenzione su una sua inchiesta del 2024 legata alla presunta trasparenza delle attività benefiche riconducibili all’attore. La giornalista ha ripubblicato il suo approfondimento, rilanciando dati e testimonianze raccolte in precedenza.
Il collegamento tra l’episodio giudiziario e l’inchiesta ha generato un effetto domino: l’attenzione si è spostata dai fatti di cronaca al tema della gestione dei fondi e dei cachet durante eventi presentati come charity. Sui social, il dibattito si è polarizzato tra difesa del personaggio pubblico e richieste di chiarimenti sulle pratiche dell’associazione a lui collegata.
L’inchiesta di Lucarelli sulle missioni “benefiche”
Selvaggia Lucarelli ha rilanciato l’indagine pubblicata nel 2024 su Il Fatto Quotidiano, concentrata su Can Yaman for Children e sul tour “Break the Wall”, evidenziando criticità sulla destinazione dei proventi e sui cachet collegati a eventi presentati come charity. L’inchiesta affiancava il caso al clima post “Pandorogate” e alle opacità emerse in altre iniziative solidali, sollevando dubbi sull’effettiva quota devoluta rispetto ai costi per viaggi, alloggi e compensi.
Tra le testimonianze, un direttore d’hotel ha riportato incassi netti per oltre 54 mila euro con spese quasi equivalenti, inclusi suite, trasporti, catering, deejay e un bonifico per il cachet dell’attore “inferiore ai 30 mila euro”, mentre alla onlus sarebbero arrivati 5.300 euro.
Un responsabile della discoteca 24 Mila Baci di Latina ha riferito una donazione di 5.000 euro all’associazione e un pagamento separato al manager, spiegando che la richiesta oscillava tra 5 e 10 mila euro di liberalità più il compenso per la presenza. Secondo la giornalista, molti eventi del tour prevedevano contributi alla onlus, ma parte consistente delle somme dei locali sarebbe stata destinata al personaggio e all’entourage.
Silenzio dei media e doppi standard nell’attenzione pubblica
Selvaggia Lucarelli denuncia uno scarto evidente tra la risonanza mediatica di alcuni casi e l’inerzia mostrata sul dossier riguardante Can Yaman. Secondo la giornalista, l’inchiesta del 2024 su Can Yaman for Children ricevette scarsa copertura, nonostante numeri, testimonianze e documenti.
Il confronto con scandali come il “Pandorogate” e l’associazione di Naomi Campbell sottolinea un diverso metro di giudizio: su influencer e figure femminili l’attenzione è stata immediata e martellante, mentre sull’attore turco il circuito informativo avrebbe mantenuto un profilo basso.
Lucarelli parla di un “farsi da parte” generalizzato: poche domande pubbliche, nessuna richiesta di chiarimento formale e un rapido ripristino dell’immagine del personaggio, nonostante le questioni sulla trasparenza delle missioni e sui cachet accostati a eventi “charity”.
FAQ
- Qual è il punto centrale sollevato da Selvaggia Lucarelli?
La scarsa trasparenza nelle attività “benefiche” riconducibili a Can Yaman e il limitato scrutinio mediatico. - Perché l’inchiesta del 2024 è tornata d’attualità?
Il fermo a Istanbul ha riacceso l’attenzione, riportando in primo piano il tema della gestione dei fondi. - Quali elementi ha presentato l’inchiesta?
Testimonianze di organizzatori, cifre di incassi, spese elevate e cachet separati rispetto alle donazioni. - Che cosa intende per doppi standard?
Trattamenti differenti tra celebrità, con maggiore pressione su influencer e minor attenzione su attori popolari. - La onlus è ancora attiva?
Secondo quanto riportato, avrebbe interrotto le attività per divergenze tra i fondatori. - Ci sono stati chiarimenti pubblici esaustivi?
La giornalista segnala assenza di risposte puntuali e scarsa richiesta di accountability. - Qual è la fonte giornalistica citata?
L’inchiesta originaria è stata pubblicata su Il Fatto Quotidiano.




