Sanremo cambia volto Conti si sfila dal 2027 e sorprende con l’idea di inattesi scherzi live alla Pausini

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Sanremo 2026, Conti: «Non sarò io a condurre il Festival 2027. Potrei fare scherzi in diretta alla Pausini»
Conti verso Sanremo 2026
Il prossimo Festival non è ancora iniziato, ma l’attenzione è già proiettata al futuro del dopo 2026. Carlo Conti, ospite del podcast «Pezzi – Dentro la musica» di Luca Dondoni, Andrea Laffranchi e Paolo Giordano, sgombra il campo: nel 2027 immagina un volto diverso al timone, magari più giovane e televisivo, sottolineando che il suo impegno è concentrato esclusivamente sull’edizione imminente. L’idea è quella di passare il testimone dopo il ciclo attuale, senza trasformare la direzione artistica in una rendita personale di lungo periodo.
Per l’edizione in arrivo, il cosiddetto “Conti V”, il conduttore annuncia un progetto musicale più sfaccettato rispetto allo scorso anno. Nel disegno del cast entrano rock, country, rap “puro”, sonorità latine, pop e persino un brano classico privo di ritornello, a testimonianza della volontà di allontanarsi dalla comfort zone radiofonica. La sfida, per il direttore artistico, è costruire un racconto sonoro che tenga insieme pubblico generalista, nuove generazioni e la memoria storica del Festival di Sanremo.
Per Conti, la parte davvero creativa del lavoro si consuma prima delle luci in platea: il momento decisivo è la scelta dei brani, non la messa in onda. Dopo l’annuncio dei nomi al TG1, spiega, il Festival diventa soprattutto produzione televisiva e mestiere di conduzione, mentre la vera partita artistica è già stata giocata in fase di selezione.
Criteri di cast e ascolti
Alle critiche su un presunto “anno senza big” il direttore artistico replica elencando una serie di nomi che, per storia e catalogo, incarnano la definizione di grande ospite. Nella rosa figurano Francesco Renga, Raf, Patty Pravo, Luchè, Marco Masini, Fedez, Malika Ayane e Arisa, a cui si aggiungono artisti che rientreranno quando avranno nuovi progetti discografici o dopo pause personali. Il lavoro, chiarisce Conti, è stato pensato non solo per il 2026 ma in ottica pluriennale, con un dialogo aperto con chi rientrerà nelle prossime edizioni.
La metafora scelta per descrivere il cast è quella del bouquet floreale: l’idea iniziale può essere un mazzo di sole rose di colori diversi, ma il “fioraio” – cioè il mercato discografico del momento – offre ciò che è davvero disponibile. Alcuni “fiori” mancano, altri inattesi si rivelano perfetti accanto ai più noti; la composizione finale nasce dal compromesso tra desiderio artistico e concretezza delle proposte. È un racconto che restituisce la complessità della selezione, lontana dalla sola logica delle classifiche.
Sul fronte Auditel, il conduttore si dice pronto a rinunciare a qualche punto di share pur di salvaguardare coerenza e qualità dell’offerta musicale. Invita a non mitizzare il record d’ascolto dell’anno precedente e a leggere come fisiologico un eventuale calo, complici nuovi competitor nelle prime ore di prime time, come «La Ruota della Fortuna». La priorità resta l’equilibrio tra televisione di massa e credibilità artistica.
Gioco in diretta e omaggi ai maestri
Accanto alla dimensione musicale, la conduzione punterà su spontaneità e improvvisazione, soprattutto nel rapporto con la co-conduttrice Laura Pausini. Carlo Conti scherza sulla possibilità di “passarle un cartellino sbagliato” in diretta, rivendicando la forza delle gag nate sul momento, come quando suggerì a Robbie Williams di baciare Maria De Filippi sul palco. L’obiettivo è costruire momenti virali ma organici al flusso della serata, senza forzature autorferenziali.
L’edizione sarà attraversata anche dal ricordo di grandi protagonisti della storia del Festival, a partire da Baudo, ma anche Ornella Vanoni, Tony Dallara, Sandro Giacobbe e il maestro Peppe Vessicchio. Il modo stesso di impostare Sanremo, sostiene Conti, è già una dichiarazione d’amore ai modelli televisivi che lo hanno preceduto, a partire dalla scuola di conduzione e regia del grande varietà italiano.
Non manca un passaggio sul “laboratorio” in sala d’ascolto, dove il direttore artistico interviene sui brani, come in passato faceva Pippo Baudo. Conti racconta ad esempio il provino di «Occidentali’s Karma», costruito su un coro “da stadio” sull’“alè”: fu lui a far notare come il pezzo fosse già così forte da non aver bisogno di quell’ovvietà. È in questi dettagli che si misura, nei fatti, il ruolo di chi guida artisticamente il Festival.
FAQ
D: Carlo Conti condurrà il Festival di Sanremo 2027?
R: No, ha dichiarato di augurarsi un volto diverso, possibilmente più giovane, per l’edizione 2027.
D: Qual è la principale novità musicale dell’edizione 2026?
R: Un ventaglio di generi più ampio, dal rock al country, dal rap ai suoni latini, fino a brani pop e classici non convenzionali.
D: Come risponde Conti alle critiche sull’assenza di big?
R: Ricorda la presenza di nomi come Renga, Raf, Patty Pravo, Luchè, Masini, Fedez, Malika e Arisa, rivendicandone lo status di big.
D: Quanto conta l’Auditel nelle sue scelte artistiche?
R: È disposto a perdere qualche punto di share pur di preservare la coerenza del progetto musicale.
D: Che ruolo avrà Laura Pausini sul palco?
R: Sarà partner di conduzione in un clima di grande spontaneità, con spazio a scherzi e imprevisti in diretta.
D: In che modo Conti omaggia Pippo Baudo?
R: Attraverso uno stile di conduzione e di direzione artistica che riprende l’attenzione al dettaglio sui brani e al ritmo televisivo.
D: Perché cita Occidentali’s Karma?
R: Per spiegare come interviene sui pezzi, avendo suggerito di eliminare un coro “da stadio” ritenuto superfluo.
D: Qual è la fonte giornalistica di riferimento per queste dichiarazioni?
R: Le informazioni provengono da un’intervista di Carlo Conti ripresa dalla Redazione Spettacoli del Corriere della Sera e dal podcast «Pezzi – Dentro la musica».




