Ricevitoria trattiene maxi vincite del Lotto, il verdetto che cambia tutto

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Incassa oltre mezzo milione di euro del Lotto senza versarli: il gestore della ricevitoria condannato per peculato
Peculato sul gioco pubblico
Il gestore di una ricevitoria del Lotto in provincia di Milano è stato condannato in via definitiva per peculato dopo aver trattenuto oltre 505mila euro incassati dalle giocate senza riversarli all’Erario. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d’Appello, chiudendo il contenzioso e cristallizzando un principio chiave sulla natura delle somme derivanti dal gioco pubblico.
Secondo i giudici, il concessionario del Lotto – e, per delega, gestori ed esercenti – è un “agente contabile” incaricato di pubblico servizio, tenuto a custodire e versare denaro che appartiene sin da subito alla pubblica amministrazione. Il punto centrale della pronuncia è che le somme derivanti dalle giocate diventano denaro pubblico nel momento stesso dell’incasso, e non solo al momento del riversamento allo Stato.
La condotta del gestore, che ha trattenuto le somme per finalità proprie, integra quindi il reato di peculato e non una semplice inadempienza contrattuale di natura privata. La quantità particolarmente rilevante delle somme trattenute ha inciso sulla severità del trattamento sanzionatorio, in un settore – quello del gioco legale – già fortemente monitorato dalle autorità fiscali e giudiziarie.
Perché il denaro delle giocate è pubblico
Nella sentenza richiamata da Agipronews, la Cassazione ribadisce che il sistema concessorio del gioco del Lotto affida a soggetti privati funzioni tipicamente pubbliche: raccolta delle giocate, riscossione delle somme, riversamento allo Stato. Chi opera allo sportello non svolge un’attività meramente commerciale, ma partecipa a un servizio di interesse pubblico regolato in modo stringente.
Gestori ed esercenti ricevono i corrispettivi delle giocate in nome e per conto dello Stato e sono tenuti a conservarli e versarli secondo le regole fissate dalla concessione e dalle norme contabili pubbliche. Proprio per questo il denaro non può essere considerato “privato” nemmeno temporaneamente: entra nel patrimonio pubblico già al momento del pagamento del giocatore.
La Suprema Corte ha rifiutato il paragone proposto dalla difesa con l’albergatore che non riversa l’imposta di soggiorno, rilevando differenze strutturali tra i due rapporti e sottolineando che, nel caso del Lotto, vi è un più diretto coinvolgimento nella gestione di risorse pubbliche. Questa impostazione rafforza l’idea che ogni irregolarità sui flussi economici di giochi e scommesse statali ricada nell’alveo del diritto penale della pubblica amministrazione.
Implicazioni per gestori, Stato e mercato del gioco
La pronuncia si inserisce in un contesto in cui il comparto del gioco legale, tra Lotto e lotterie come i Gratta e Vinci, genera utili importanti per grandi operatori internazionali come Igt, mentre lo Stato fatica a intercettare l’intero gettito potenziale, con un “buco” stimato di circa mezzo miliardo di euro di tasse non incassate. Il caso milanese evidenzia quanto la corretta gestione delle ricevitorie sia cruciale per la tutela delle entrate pubbliche.
La decisione della Cassazione è destinata ad avere un forte effetto deterrente su tutta la rete di ricevitorie e punti vendita: chi gestisce denaro da gioco legale sa ora con chiarezza che distrarre anche solo parte delle somme incassate espone a responsabilità penale per peculato, con conseguenze severe sul piano personale e patrimoniale. Per l’amministrazione finanziaria, la sentenza offre un ulteriore appiglio giuridico per rafforzare i controlli sui flussi legati al gioco autorizzato.
Sul fronte della regolazione, il caso rilancia il tema dell’equilibrio tra profitti dei concessionari, remunerazione della rete commerciale e tutela del gettito fiscale. In un mercato dove gli introiti per le multinazionali del gioco crescono, ma il fisco denuncia mancate entrate consistenti, la tracciabilità e l’integrità dei versamenti da parte dei gestori diventano un tassello essenziale di qualsiasi riforma.
FAQ
D: Perché il gestore della ricevitoria è stato condannato per peculato?
R: Perché ha trattenuto oltre 505mila euro provenienti dalle giocate del Lotto, somme qualificate dai giudici come denaro pubblico fin dal momento dell’incasso.
D: Chi ha confermato la condanna?
R: La condanna è stata confermata in via definitiva dalla Corte di Cassazione, che ha ribadito la natura pubblica delle somme raccolte tramite il gioco del Lotto.
D: Che ruolo hanno concessionari, gestori ed esercenti nel Lotto?
R: Rivestono la qualifica di “agenti contabili” incaricati di pubblico servizio, responsabili della riscossione e del riversamento delle somme allo Stato.
D: Perché il denaro delle giocate è considerato pubblico subito?
R: Perché viene incassato in nome e per conto della pubblica amministrazione, nell’ambito di un servizio regolato e con finalità fiscali e di interesse generale.
D: La difesa cosa sosteneva?
R: Sosteneva che il rapporto fosse di natura privatistica e che il gestore non svolgesse una funzione pubblica, tesi respinta dai giudici.
D: È stato accettato il paragone con l’albergatore che non versa la tassa di soggiorno?
R: No, la Cassazione ha ritenuto il paragone inappropriato, evidenziando differenze strutturali tra i due regimi.
D: Qual è l’impatto sul settore del gioco legale?
R: La sentenza rafforza i profili penali in caso di irregolarità nei versamenti, aumentando la pressione sui controlli e sulla trasparenza della rete delle ricevitorie.
D: Qual è la fonte giornalistica citata sul caso?
R: La vicenda e la sentenza sono state riportate dall’agenzia specializzata Agipronews, che ha reso noto l’orientamento della Suprema Corte.




