Ricercatori anticipano l’arresto cardiaco con un metodo che cambia tutto

Indice dei Contenuti:
Arresto cardiaco, come prevederlo: un progetto scientifico rivoluzionario
Segnali invisibili del cuore
L’arresto cardiaco non è sempre un fulmine a ciel sereno: spesso il corpo modifica in silenzio ritmo, pressione e perfusione molto prima dell’emergenza. Queste micro-variazioni, impercettibili al paziente e difficilmente rilevabili nel contesto clinico tradizionale, stanno diventando oggi un patrimonio informativo enorme grazie ai dispositivi indossabili.
Smartwatch e fascia cardio registrano 24 ore su 24 battito, variabilità della frequenza, saturazione e qualità del sonno, generando serie temporali ideali per modelli predittivi avanzati. Incrociando i dati di soggetti sani con quelli di persone affette da cardiopatie note, i ricercatori possono mappare le traiettorie che anticipano un evento maggiore.
Come chiarisce il cardiologo e rianimatore **Tommaso Scquizzato** dell’**IRCCS Ospedale San Raffaele** di **Milano**, ciò che conta non è il singolo valore, ma l’andamento nei trenta giorni che precedono l’evento: pattern elettronici che si fanno progressivamente irregolari, una riduzione della variabilità cardiaca, un peggioramento subdolo della tolleranza allo sforzo. Il corpo “parla” in anticipo, l’obiettivo è imparare ad ascoltarlo in tempo utile per intervenire.
Come funziona il progetto TIME-CARE
Il programma **TIME-CARE**, finanziato con fondi **PNRR**, nasce dalla sinergia tra **Ospedale San Raffaele** e **Politecnico di Milano** e punta a costruire un sistema predittivo personalizzato per chi ha un rischio elevato di eventi cardiaci. Il cuore del progetto è un’infrastruttura digitale che raccoglie, normalizza e analizza automaticamente i dati generati dai dispositivi indossabili, integrandoli con cartelle cliniche, esami strumentali e anamnesi.
Un algoritmo di intelligenza artificiale, addestrato su centinaia di pazienti e su un crescente archivio di tracciati, impara a riconoscere schemi di deterioramento precoce. L’output non è un allarme generico, ma una stima dinamica del rischio, calibrata sul singolo individuo e aggiornata giorno per giorno.
Il sistema prevede anche l’uso di tecnologie di mixed reality per guidare i soccorritori – sanitari e laici – nelle manovre di Rianimazione CardioPolmonare. Visori e interfacce immersive permettono istruzioni passo passo, feedback in tempo reale sulla qualità del massaggio e sull’uso del defibrillatore, con l’obiettivo di aumentare la sopravvivenza extra-ospedaliera e ridurre le disuguaglianze nelle cure.
Dalla ricerca alla vita quotidiana
L’ambizione del programma è portare la prevenzione avanzata fuori dagli ospedali, rendendo i dati di smartwatch e sensori parte integrante della medicina territoriale. Per i pazienti a rischio, il monitoraggio continuo potrebbe trasformarsi in un “alert clinico distribuito”, capace di avvisare in anticipo medico, centrale operativa e caregiver.
In prospettiva, l’integrazione con reti di emergenza, sistemi di telemedicina e cartelle elettroniche regionali consentirebbe un percorso rapido: identificazione del rischio, intervento diagnostico mirato, adeguamento della terapia, educazione del paziente sui segnali d’allarme. Così la rianimazione non resta solo un atto eroico dell’ultimo minuto, ma l’esito di un percorso di prevenzione intelligente.
Restano aperte sfide cruciali: qualità e sicurezza dei dati, tutela della privacy, validazione clinica su larga scala, equità di accesso alla tecnologia. Ma il modello di collaborazione tra **ricercatori**, **clinici** e **ingegneri** apre la strada a una cardiologia sempre più predittiva, in cui la tecnologia non sostituisce il medico, bensì lo supporta nell’anticipare gli scenari critici.
FAQ
D: Che cos’è il progetto TIME-CARE?
R: È un programma di ricerca finanziato con fondi PNRR che utilizza intelligenza artificiale e dati da dispositivi indossabili per identificare in anticipo il rischio di eventi cardiaci maggiori.
D: Chi coordina la ricerca?
R: Il progetto nasce dalla collaborazione tra **IRCCS Ospedale San Raffaele** e **Politecnico di Milano**, con il coinvolgimento di cardiologi, rianimatori e ingegneri biomedici.
D: Quali dati vengono analizzati dagli algoritmi?
R: Frequenza cardiaca, variabilità del battito, parametri respiratori, qualità del sonno e tracciati elettronici raccolti da smartwatch e altri dispositivi indossabili.
D: Perché è importante la “traiettoria” dei parametri?
R: Perché le modifiche sottili e progressive nei trenta giorni precedenti un evento possono indicare un deterioramento silenzioso che sfugge al controllo occasionale in ambulatorio.
D: In che modo la mixed reality aiuta nella RCP?
R: Attraverso visori e interfacce immersive che forniscono istruzioni guidate e feedback in tempo reale su compressioni toraciche e uso del defibrillatore.
D: Chi potrà beneficiare per primo di queste tecnologie?
R: Soprattutto pazienti con cardiopatie note o alto rischio di eventi maggiori, seguiti in centri specialistici e reti di telecardiologia.
D: Quali sono i principali limiti attuali?
R: Necessità di validazione su larga scala, standardizzazione dei dati provenienti da diversi device, protezione della privacy e accesso equo alla tecnologia.
D: Qual è la fonte giornalistica citata nello studio?
R: Le dichiarazioni di **Tommaso Scquizzato** e i dettagli sul progetto provengono da un’inchiesta pubblicata dal **Corriere della Sera** su arresto cardiaco e intelligenza artificiale.




