Crans Montana: Procura di Sion nel mirino per le accuse degli avvocati delle vittime

Indice dei Contenuti:
Violazioni procedurali contestate
Procura di Sion nel mirino per presunte irregolarità fin dalla prima fase dell’indagine sul rogo di Crans-Montana. Gli avvocati delle famiglie denunciano “violazioni incomprensibili”: perquisizioni rinviate al 5 gennaio, mancato coinvolgimento delle parti civili nelle audizioni e protezioni patrimoniali non adottate per garantire futuri risarcimenti.
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Al centro delle contestazioni anche il rischio di inquinamento probatorio: la rimozione degli account digitali del locale sarebbe iniziata quando le 40 vittime non erano ancora identificate e 116 feriti erano assistiti in un campo sportivo.
La gestione del fascicolo ha provocato frizioni crescenti, fino alla revoca del coordinamento al pm Marie Grétillat il 7 gennaio da parte della procuratrice generale Beatrice Pilloud.
Secondo la difesa delle famiglie, la procedura avrebbe escluso illegittimamente i legali dalle fasi decisive dell’istruttoria, rinviando alla “ripetizione degli atti” solo a indagini concluse.
Contestata anche la sollecitazione, il 6 gennaio, a scegliere uno tra tre avvocati indicati da un ispettore: tra questi, un cugino di un consigliere comunale, circostanza ritenuta “problematicissima e illegale”.
Nella lettera dell’avvocato Romain Jordan a Pilloud si parla di inchiesta “costellata da lacune”, con sequestri non disposti e un sistema percepito come “di parte e opaco”.
Il coordinamento è stato riassegnato all’ufficio centrale, con il procuratore aggiunto Catherine Sappey affiancato da Victoria Roth e Cindy Kampf, sotto direzione diretta di Pilloud.
La nuova squadra ha convocato i legali all’udienza in cui è stato disposto l’arresto di Jacques Moretti, mentre per la moglie Jessica sono arrivate misure restrittive come il ritiro del passaporto.
Resta aperta la contestazione sul ritardo nell’adozione dei provvedimenti cautelari e nel sequestro dei beni, ritenuti essenziali per tutelare le parti civili.
Richiesta di ricusazione e cambio di procura
L’istanza di ricusazione dell’intera Procura di Sion è stata formalizzata il 10 gennaio dall’avvocata di Losanna Miriam Mazou, che invoca la nomina di un pm esterno al Vallese per “motivi importanti”.
Le ragioni addotte: la portata della tragedia di Crans-Montana, le verifiche sull’operato delle autorità cantonali e le lacune emerse nella primissima fase investigativa.
Secondo i legali, la fiducia delle famiglie è stata compromessa da omissioni, ritardi e scelte procedurali che hanno escluso le parti civili.
La revoca del fascicolo al pm Marie Grétillat da parte di Beatrice Pilloud non ha ricomposto lo strappo: i difensori sostengono che la sostituzione non possa sanare gli atti già compiuti.
Tra gli episodi più contestati l’invito, il 6 gennaio, a selezionare uno dei tre avvocati suggeriti da un ispettore, con il nome di un cugino di un consigliere comunale nella rosa.
Per la difesa, prassi “illegale” che aggrava un quadro già segnato da perquisizioni tardive e mancati sequestri preventivi.
Nella lettera dell’avvocato Romain Jordan a Pilloud si parla di indagine “di parte e opaca”, con misure di tutela ignorate e rischio di collusione.
Il dossier è stato riassegnato al procuratore aggiunto Catherine Sappey, con Victoria Roth e Cindy Kampf, ma i legali insistono: serve un magistrato fuori Cantone per garantire imparzialità.
L’udienza che ha portato all’arresto di Jacques Moretti non cambia la linea della richiesta: ricusazione totale e azzeramento del coordinamento locale.
Prospettive dell’inchiesta e impatti sulle famiglie
Se la ricusazione dell’intera Procura di Sion fosse accolta, il fascicolo passerebbe a un magistrato esterno al Vallese, con riassegnazione delle priorità investigative e possibile ripetizione di atti chiave.
I legali puntano su sequestri patrimoniali e tracciamento digitale immediato per blindare prove e garanzie risarcitorie, mentre proseguono gli accertamenti sulle responsabilità pubbliche nei controlli e nelle ristrutturazioni del locale di Crans-Montana.
In parallelo, la rogatoria dei pm di Roma sollecita documenti comunali su vigilanza e lavori, integrando il perimetro probatorio internazionale.
Sul piano sociale, il Consiglio di Stato del Vallese ha sbloccato aiuti d’emergenza: 10mila franchi per vittime e feriti, misura ritenuta dalle famiglie solo un primo ristoro in vista di un contenzioso lungo.
Le associazioni dei parenti chiedono trasparenza sugli esiti autoptici, accesso completo agli atti e partecipazione alle audizioni, per evitare ulteriori asimmetrie processuali.
La fiducia nel sistema dipenderà dalla tempestività delle perizie, dall’indipendenza del coordinamento e dalla capacità di prevenire nuovi rischi di inquinamento probatorio.
Gli scenari includono una fase di indagini tecniche su impianti, normative antincendio, catene decisionali e presunti ritardi degli interventi.
La posizione di Jacques Moretti e di Jessica resterà centrale: misure cautelari e flussi finanziari saranno scrutinati in funzione dei futuri risarcimenti.
La calendarizzazione delle audizioni con presenza delle parti civili sarà test decisivo per la tenuta dell’inchiesta.
FAQ
- Che cosa cambia con un procuratore esterno? Nuovo coordinamento, possibili atti ripetuti e revisione delle priorità investigative.
- Quali documenti sono richiesti dall’Italia? Con rogatoria i pm di Roma chiedono atti su controlli comunali e ristrutturazioni del locale.
- Quali misure economiche sono previste ora? Il Vallese ha attivato 10mila franchi per famiglie di vittime e feriti come sostegno immediato.
- Qual è l’obiettivo dei sequestri patrimoniali? Tutelare i futuri risarcimenti e impedire dispersione di beni potenzialmente aggredibili.
- Come saranno garantiti i diritti delle parti civili? Con accesso agli atti, presenza alle audizioni e tracciabilità delle prove digitali.
- Quali sono i prossimi snodi tecnici? Perizie su impianti, norme antincendio, controlli amministrativi e dinamica degli eventi.
- Qual è la fonte giornalistica citata? Ricostruzioni e dichiarazioni riportate dalla televisione pubblica svizzera e dalla stampa elvetica su Miriam Mazou e la Procura di Sion.
- Perché è stata chiesta la ricusazione? Per garantire imparzialità dopo presunte irregolarità iniziali e possibili conflitti con le autorità del Vallese.
- Chi ha presentato l’istanza? L’avvocata di Losanna Miriam Mazou, per conto delle famiglie delle vittime.
- Cosa si contesta alla Procura di Sion? Perquisizioni tardive, esclusione delle parti civili, mancati sequestri e rischio di inquinamento probatorio.
- La sostituzione del pm risolve il problema? Secondo i legali no: gli atti già compiuti restano viziati e serve un pm esterno.
- Chi guida ora l’inchiesta? Il procuratore aggiunto Catherine Sappey con Victoria Roth e Cindy Kampf, sotto Beatrice Pilloud.
- Qual è l’episodio più discusso? L’invito del 6 gennaio a scegliere tra tre avvocati indicati da un ispettore, uno legato a un consigliere comunale.
- Qual è la fonte giornalistica citata? Riferimenti e ricostruzioni provenienti dalla stampa svizzera e dalla televisione pubblica, in particolare dichiarazioni di Miriam Mazou.




