Polizia sotto accusa a Crans-Montana, spariti i video chiave del bar

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Crans-Montana, il pasticcio delle telecamere: “La polizia ha cancellato i video fuori dal bar”
Telecamere mancanti e indagine nel mirino
Le immagini di videosorveglianza esterna del bar di Crans-Montana, cruciali per ricostruire gli ultimi movimenti di alcuni protagonisti del caso, sarebbero state cancellate dalla stessa polizia locale, secondo quanto emerso da nuove testimonianze. Le registrazioni, riprese dalle telecamere frontali del locale, avrebbero potuto fornire riscontri oggettivi su orari, presenze e spostamenti, ma non risultano più disponibili agli inquirenti.
La gestione dei supporti video è ora al centro di un serrato confronto tra difese, autorità inquirenti e vertici delle forze dell’ordine del Canton Vallese. La cancellazione dei file, stando alle ricostruzioni, sarebbe avvenuta dopo un primo sequestro e una successiva restituzione del materiale, sollevando dubbi su protocolli, catena di custodia e rispetto delle procedure di conservazione delle prove.
Gli avvocati delle parti coinvolte parlano di potenziale “pregiudizio irreparabile” per il diritto alla prova, mentre si moltiplicano le richieste di chiarimenti formali su chi abbia autorizzato l’operazione, con quali modalità tecniche sia stata realizzata l’eliminazione e perché non siano state predisposte copie forensi certificate.
Versioni contrastanti e nodo della catena di custodia
La vicenda delle telecamere è complicata da versioni divergenti tra chi sostiene che le registrazioni non fossero più disponibili per “motivi tecnici” e chi afferma che siano state deliberate operazioni di sovrascrittura da parte degli agenti. Questo scarto narrativo mina l’affidabilità complessiva dell’indagine e apre la strada a possibili eccezioni procedurali davanti ai giudici competenti.
Gli esperti di diritto penale e procedurale interpellati sottolineano che, in casi così delicati, ogni supporto digitale dovrebbe essere oggetto di copia integrale immediata, con tracciatura puntuale degli accessi e dei trasferimenti. L’eventuale mancata osservanza di questi standard rischia di compromettere non solo la prova specifica, ma anche la credibilità dell’intero impianto accusatorio.
Le difese valutano la richiesta di perizie indipendenti su quanto resta del sistema di videosorveglianza del bar e delle aree limitrofe di Crans-Montana, per verificare registri di sistema, log di accesso e possibili backup remoti. In parallelo, non si esclude l’apertura di un fascicolo interno sul comportamento dei singoli funzionari di polizia coinvolti nella gestione dei filmati, con possibili risvolti disciplinari e penali.
Impatto su fiducia pubblica e trasparenza investigativa
Il caso rischia di diventare un banco di prova per la trasparenza delle istituzioni di sicurezza elvetiche, in un contesto in cui l’opinione pubblica domanda garanzie su indipendenza delle indagini e tutela dei diritti processuali. La percezione di una prova digitale “svanita” alimenta sospetti di gestione opaca o quantomeno superficiale dei dati sensibili da parte delle autorità.
Organizzazioni per i diritti civili e associazioni di categoria degli avvocati invocano l’adozione di linee guida unificate a livello federale per la manipolazione di video di sorveglianza, con obbligo di audit periodici e tracciabilità totale delle operazioni effettuate sui supporti. L’obiettivo è ridurre al minimo il margine di discrezionalità individuale nella fase più delicata: quella della conservazione e integrità delle prove.
Nel frattempo, le autorità del Canton Vallese sono chiamate a fornire una versione documentata e verificabile dei fatti, dall’acquisizione iniziale dei video alla loro scomparsa, per ristabilire un minimo di fiducia nel processo investigativo. Il punto centrale non è solo capire se un errore sia stato commesso, ma dimostrare che il sistema possiede anticorpi efficaci per correggere e sanzionare eventuali abusi o negligenze.
FAQ
D: Cosa sarebbe successo ai video esterni del bar di Crans-Montana?
R: Secondo le ricostruzioni, le registrazioni esterne sarebbero state cancellate dopo essere state acquisite e gestite dalla polizia locale.
D: Perché la cancellazione dei filmati è considerata così grave?
R: Perché quei video potevano costituire una prova chiave per ricostruire movimenti, orari e presenze, incidendo sul diritto alla prova delle parti coinvolte.
D: Chi ha la responsabilità di conservare correttamente queste immagini?
R: La responsabilità principale ricade sulla polizia e sulle autorità inquirenti, che devono rispettare protocolli rigorosi di acquisizione, copia e archiviazione.
D: Esistono protocolli standard per la gestione delle prove video?
R: In ambito europeo e svizzero sono raccomandate copie forensi, registri di accesso e sistemi di tracciabilità, ma l’applicazione concreta varia tra cantoni e corpi di polizia.
D: La cancellazione dei video può avere conseguenze sul processo?
R: Sì, la difesa può sollevare eccezioni procedurali, chiedere l’esclusione di altre prove o sostenere un pregiudizio per la ricostruzione completa dei fatti.
D: Sono previsti accertamenti interni sul comportamento degli agenti?
R: Non si escludono inchieste disciplinari e verifiche interne per chiarire decisioni, responsabilità individuali e rispetto delle procedure.
D: Come viene tutelata la fiducia dei cittadini nelle indagini?
R: Attraverso trasparenza, documentazione accessibile alle parti, controlli indipendenti e l’eventuale intervento dell’autorità giudiziaria su errori o abusi.
D: Qual è la fonte giornalistica originale che ha portato alla luce il caso?
R: Il caso è stato dettagliato dalla stampa svizzera, in particolare da articoli apparsi su testate come La Regione e altre testate d’inchiesta che hanno ricostruito la gestione dei video fuori dal bar.




