Pensioni italiane a rischio, contributi insufficienti per quasi metà dei lavoratori

Pensioni italiane a rischio, contributi insufficienti per quasi metà dei lavoratori

6 Maggio 2026

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Italia, metà dei pensionati riceve assegni senza contributi adeguati

In Italia oggi oltre 7,2 milioni di pensionati percepiscono prestazioni totalmente o parzialmente assistite, non coperte da contributi sufficienti.
Secondo una ricostruzione di Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi Itinerari previdenziali, basata su dati Istat e Ragioneria dello Stato, il fenomeno riguarda quasi la metà dei 16,3 milioni di pensionati.
L’analisi, pubblicata sul Corriere della Sera, evidenzia come il sistema misceli pensioni contributive e assistenza pubblica, con un peso crescente sulla fiscalità generale.

Il nodo centrale, spiega Brambilla, è l’effetto combinato di integrazioni al minimo, prestazioni sociali e meccanismo dell’Isee, che incentiverebbe a dichiarare redditi bassi, scaricando il costo sui contribuenti che versano regolarmente imposte e contributi.

In sintesi:

  • Oltre 7,2 milioni di pensionati ricevono prestazioni non coperte da contributi sufficienti.
  • Assegni minimi, integrazioni e bonus sociali spostano il peso sulle tasse generali.
  • Quasi metà dei contribuenti dichiara meno di 20.000 euro, versando poca Irpef.
  • Il sistema penalizza chi ha carriere contributive complete e redditi dichiarati.

Dati, meccanismi e distorsioni del sistema pensionistico-assistenziale

Su 9,916 milioni di pensioni previdenziali (vecchiaia, invalidità, superstiti), quasi 3 milioni sono integrate al minimo o maggiorate con risorse statali.
Per molte posizioni, evidenzia Alberto Brambilla, lo Stato copre lunghi periodi di contributi figurativi per disoccupazione, malattia o infortuni, talvolta per oltre cinque anni.

In concreto, molti pensionati di vecchiaia arrivano a 67 anni con contributi effettivi pari a circa 14-15 anni, lontani dai 20 anni pieni richiesti.
L’intervento pubblico non si limita a colmare i buchi contributivi: assegni che varrebbero circa 350 euro mensili possono salire fino a 768,30 euro grazie alle maggiorazioni sociali, praticamente raddoppiando l’importo finale.

All’assegno sociale, pari a 546,24 euro per 13 mensilità e destinato agli over 67 con redditi bassi, negli ultimi tre anni hanno fatto richiesta circa 270 mila italiani: molti, secondo l’analisi, risultano di fatto “sconosciuti” a Inps e Agenzia delle Entrate, cioè privi di una storia contributiva e fiscale strutturata.

A queste prestazioni si sommano benefici esentasse: quattordicesima (fino a 655 euro l’anno), carta “Per te” (480 euro), bonus affitto (fino a 3.500 euro l’anno), oltre alle agevolazioni su canone tv e bollette.
Il tutto alimenta una robusta componente assistenziale che pesa sul bilancio pubblico e separa sempre più la pensione dall’effettivo montante contributivo versato.

Isee, incentivi distorti e rischi per la sostenibilità futura

Per Brambilla il punto critico è il ruolo dell’Isee, criterio di accesso a molte misure: per ottenere benefici occorre figurare con redditi bassi, creando un incentivo oggettivo a lavorare poco, in nero o a dichiarare il minimo possibile.
Non sorprende, in questo quadro, che il 49,9% dei contribuenti dichiari meno di 20.000 euro, contribuendo solo per il 5,64% al gettito Irpef complessivo.

Si crea così un circuito in cui una minoranza di contribuenti e lavoratori regolari sostiene la maggioranza delle prestazioni, spesso poco legate ai contributi effettivamente versati.
Secondo l’analisi, questo squilibrio ha già prodotto effetti concreti: dai tagli impliciti dovuti alla riforma Fornero fino alla mancata piena indicizzazione delle pensioni medio-alte decisa dal governo Meloni, che grava soprattutto su chi ha carriere lunghe e versamenti regolari.

Nel medio periodo, il rischio è un’ulteriore erosione di fiducia nel patto previdenziale e un aumento della pressione fiscale sul lavoro regolare, proprio mentre il sistema deve reggere l’invecchiamento demografico e l’ingresso di generazioni con carriere contributive discontinue.

FAQ

Quanti pensionati in Italia ricevono prestazioni assistenziali o integrate?

In Italia circa 7,2 milioni di pensionati, quasi la metà del totale, percepiscono trattamenti totalmente o parzialmente assistenziali non coperti da contributi adeguati.

Come funziona l’assegno sociale per gli over 67 a basso reddito?

L’assegno sociale spetta agli over 67 con redditi molto bassi e garantisce 546,24 euro per 13 mensilità, indipendentemente dai contributi versati.

Che ruolo hanno i contributi figurativi nel calcolo delle pensioni?

I contributi figurativi coprono periodi di disoccupazione, malattia o infortuni e possono valere oltre cinque anni, aumentando l’anzianità contributiva.

Perché l’Isee può influenzare il comportamento dei contribuenti?

L’Isee, legato ai redditi dichiarati, incentiva alcuni a dichiarare il minimo possibile per accedere a bonus, integrazioni e prestazioni assistenziali.

Quali sono le fonti originali utilizzate per questi dati sulle pensioni?

I dati derivano da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.

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