Pensioni in rialzo, rivalutazione shock cambia gli importi: ecco chi guadagna di più subito
Meccanismo di perequazione e criteri di rivalutazione
Meccanismo di perequazione e criteri di rivalutazione
Il sistema di perequazione assicura che gli assegni pensionistici seguano l’evoluzione del costo della vita, preservando il potere d’acquisto dei beneficiari. Per il biennio 2025-2026, i parametri di aggiornamento sono stati fissati con un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze emanato nel novembre 2025, in coordinamento con i dicasteri competenti. Su questa base, l’INPS ha proceduto al rinnovo degli importi sia per le pensioni sia per le prestazioni assistenziali e per i trattamenti connessi al passaggio alla quiescenza.
Indice dei Contenuti:
▷ Lo sai che da oggi puoi MONETIZZARE FACILMENTE I TUOI ASSET TOKENIZZANDOLI SUBITO? Contatto per approfondire: CLICCA QUI
La perequazione opera in due fasi: definizione della percentuale di adeguamento sulla base dell’inflazione registrata e applicazione differenziata degli incrementi a seconda della fascia di importo. L’adeguamento provvisorio è poi soggetto a verifica con i dati definitivi dei prezzi, con eventuali conguagli nell’esercizio successivo. Per il 2025 è stato confermato uno 0,8% a decorrenza 1° gennaio, senza ricalcoli successivi; per il 2026 è stato disposto un aggiornamento provvisorio dell’1,4%, collegato all’inflazione dell’anno precedente, come chiarito dalla circolare INPS del 19 dicembre 2025.
Il meccanismo non prevede un’applicazione uniforme: l’aumento pieno si applica ai trattamenti fino a quattro volte il trattamento minimo, mentre per gli importi superiori l’incremento scatta in misura ridotta secondo una scala progressiva già consolidata nel sistema previdenziale. In questa cornice, il trattamento minimo è un riferimento centrale poiché determina non solo l’adeguamento degli assegni più bassi ma anche i limiti reddituali per l’accesso a prestazioni collegate al reddito. Nel 2025 il minimo per lavoratori dipendenti e autonomi è stato pari a 603,40 euro mensili; con la rivalutazione provvisoria 2026, la nuova soglia di riferimento sale a 611,85 euro al mese, pari a circa 7.954 euro annui.
▷ GUADAGNA & RISPARMIA con i nostri Coupon & Referral Code: CLICCA QUI ORA!
Percentuali di aumento 2026 e nuove soglie degli importi
Percentuali di aumento 2026 e nuove soglie degli importi
L’aggiornamento provvisorio per il 2026 è fissato all’1,4%, come indicato dalla circolare INPS del 19 dicembre 2025. L’incremento è agganciato all’inflazione del 2025 ed è suscettibile di verifica con i dati definitivi dei prezzi, con eventuali conguagli nell’anno successivo. L’adeguamento non è lineare: i trattamenti fino a quattro volte il trattamento minimo beneficiano dell’aumento pieno, mentre per le fasce superiori l’indice si applica in misura ridotta secondo il meccanismo progressivo in vigore.
Con l’1,4% provvisorio, il nuovo minimo 2026 si attesta a 611,85 euro mensili (circa 7.954 euro l’anno). Questo valore diventa la base di calcolo per l’accesso a prestazioni e integrazioni collegate al reddito e funge da riferimento per la definizione degli scaglioni su cui si modulano le percentuali di rivalutazione. Gli assegni entro il limite di quattro volte il minimo accedono all’incremento integrale, mentre oltre tale soglia l’adeguamento scatta in misura via via più contenuta, in coerenza con i criteri di sostenibilità dei conti pubblici.
Per gli importi che ricadono nelle fasce con incremento ridotto, l’applicazione avviene in modo selettivo sulla quota eccedente la soglia di riferimento, preservando l’aumento pieno per la parte fino a quattro volte il minimo e modulando la rivalutazione sulla parte restante. L’INPS ha aggiornato i pagamenti sulla base di questi parametri sin da gennaio 2026, con importi rivalutati e con evidenza delle nuove soglie nella certificazione annuale.
Calendario dei pagamenti e conguagli previsti
Calendario dei pagamenti e conguagli previsti
Per il mese di gennaio 2026, il calendario tiene conto dei giorni bancabili e prevede una disponibilità differenziata: gli accrediti presso Poste Italiane risultano pagabili dal 3 gennaio, mentre gli accrediti su conti presso banche sono disponibili dal 5 gennaio. A partire da febbraio, la programmazione rientra nella consuetudine con pagamenti secondo il primo giorno bancabile del mese, senza ulteriori slittamenti. L’INPS ha applicato fin da gennaio le nuove misure di rivalutazione, con importi già aggiornati all’1,4% provvisorio.
I flussi di pagamento includono l’evidenza delle quote rivalutate e dei limiti di fascia legati al trattamento minimo 2026 pari a 611,85 euro mensili (circa 7.954 euro annui). La liquidazione avviene con criteri uniformi su tutti i canali di accredito, con eventuali differenze riconducibili esclusivamente ai giorni operativi degli istituti. Le disposizioni operative precisano che la rivalutazione piena si applica fino a quattro volte il minimo e in misura ridotta oltre tale soglia, con adeguata ripartizione delle quote in cedolino.
I conguagli vengono gestiti in due finestre: nessun ricalcolo è previsto per il 2025, poiché lo 0,8% è stato confermato definitivo; per il 2026, l’1,4% resta provvisorio e potrà essere oggetto di verifica sulla base dei dati definitivi dell’inflazione. Eventuali differenze saranno regolate nell’esercizio successivo, con accredito o recupero indicato in modo trasparente nel cedolino e nella certificazione annuale. L’obiettivo è garantire coerenza tra indice applicato e inflazione effettiva, limitando gli scostamenti ai soli importi dovuti.
Per i benefici collegati al reddito, i nuovi limiti ancorati al minimo 2026 operano dal mese di gennaio e sono utilizzati per la verifica dei requisiti in corso d’anno. Le prestazioni interessate sono riliquidate sulla base dei nuovi valori di soglia, con controlli successivi per l’allineamento ai dati reddituali consolidati. In caso di variazioni, l’INPS procede a conguaglio, mantenendo la priorità sulla tutela del potere d’acquisto e sull’equilibrio dei conti pubblici.
FAQ
- Quando vengono pagate le pensioni di gennaio 2026?
Dal 3 gennaio presso Poste Italiane e dal 5 gennaio presso le banche; da febbraio si torna al primo giorno bancabile. - La rivalutazione 2026 dell’1,4% è definitiva?
No, è provvisoria e potrà essere conguagliata l’anno successivo in base all’inflazione definitiva. - Ci sono conguagli per la rivalutazione 2025?
No, lo 0,8% per il 2025 è stato confermato e non prevede ricalcoli. - Qual è il trattamento minimo 2026?
611,85 euro al mese, pari a circa 7.954 euro annui. - L’aumento si applica allo stesso modo a tutte le pensioni?
No, l’aumento pieno vale fino a quattro volte il minimo; oltre, si applicano percentuali ridotte secondo la scala progressiva. - Come vengono gestite le prestazioni collegate al reddito nel 2026?
Si applicano i nuovi limiti agganciati al minimo 2026 fin da gennaio, con eventuali conguagli dopo le verifiche reddituali.




