Pensioni di reversibilità, come funzionano i tagli su reddito e assegni

Pensione di reversibilità 2026: nuovi limiti di reddito e tagli
Nel 2026 la pensione di reversibilità entra in una nuova fase regolatoria, con effetti diretti sull’importo effettivamente percepito dai superstiti. L’adeguamento al costo della vita del trattamento minimo Inps ridefinisce tutte le soglie per il cumulo tra pensione ai superstiti e redditi propri, producendo possibili riduzioni percentuali dell’assegno. Per valutare l’impatto reale sui nuclei familiari è essenziale conoscere sia il quadro normativo sia la struttura dei nuovi limiti. Di seguito un’analisi tecnica, ma operativa, utile a chi deve stimare il proprio assegno e programmare scelte di lavoro o integrazione del reddito.
L’obiettivo della normativa resta l’equilibrio tra tutela del superstite e coerenza del sistema previdenziale con la capacità reddituale complessiva del beneficiario, evitando penalizzazioni eccessive o effetti distorsivi.
Nuovo minimo Inps 611,85 euro e ruolo dell’articolo 1, comma 41
Il punto di riferimento per i tagli è ora il trattamento minimo Inps pari a 611,85 euro mensili. L’articolo 1, comma 41, della Legge 335/1995 stabilisce che la pensione di reversibilità sia cumulabile con i redditi personali solo entro determinate fasce, espresse in multipli di tale minimo. Le soglie non sono quindi fisse, ma si aggiornano ad ogni rivalutazione del minimo, trasferendo automaticamente gli effetti delle dinamiche inflazionistiche sugli importi da tagliare e sui livelli di reddito protetti.
Soglie di reddito e percentuali di riduzione dell’assegno
Nessun taglio è previsto se il reddito personale annuo del superstite non supera tre volte il minimo Inps, pari a 23.862,15 euro.
Se il reddito è compreso tra tre e quattro volte il minimo (23.862,15–31.816,20 euro), l’assegno subisce una riduzione del 25%. Tra quattro e cinque volte il minimo (31.816,20–39.770,25 euro) il taglio sale al 40%. Oltre cinque volte il minimo, quindi oltre 39.770,25 euro annui, si applica una riduzione del 50%. Queste percentuali colpiscono solo la quota di pensione ai superstiti, non l’intero reddito del beneficiario.
Eccezioni, tutele e giurisprudenza della Cassazione
La disciplina del cumulo tra redditi e pensione di reversibilità è affiancata da una serie di deroghe mirate a proteggere i nuclei più fragili. Il legislatore e la giurisprudenza hanno introdotto correttivi per evitare che l’attività lavorativa o la presenza di situazioni di particolare bisogno si traducano in penalizzazioni sproporzionate.


Rientrano in quest’ottica sia le esclusioni assolute dal taglio in presenza di figli titolari di diritto, sia i limiti fissati dalla Corte di Cassazione alle decurtazioni applicabili dall’Inps, con l’obiettivo di preservare un equilibrio minimo di tutela economica.
Niente riduzioni con figli minori, studenti o inabili aventi diritto
Quando nel nucleo familiare sono presenti figli minori, studenti o inabili che hanno titolo diretto alla pensione di reversibilità, non viene applicata alcuna riduzione legata al reddito del genitore superstite.
Si tratta di una deroga assoluta: il cumulo tra pensione ai superstiti e altri redditi resta pieno, indipendentemente dall’ammontare del reddito personale. La ratio è la tutela dei componenti deboli del nucleo, per i quali la reversibilità rappresenta spesso una fonte insostituibile di sostentamento presente e futuro.
Sentenza Cassazione 162/2022 e limite massimo alla decurtazione
Con la sentenza n. 162/2022 la Corte di Cassazione ha stabilito che la riduzione della pensione di reversibilità non può mai superare l’ammontare dei redditi aggiuntivi percepiti dal beneficiario.
In termini pratici il superstite non può ritrovarsi in una condizione economica peggiorativa solo per aver lavorato o incrementato i propri introiti. Questa interpretazione vincola l’azione dell’Inps, imponendo che la decurtazione sia sempre proporzionata e che il reddito complessivo (pensione più altri redditi) non risulti inferiore a quanto sarebbe spettato senza tali redditi.
Redditi rilevanti, rivalutazione e ripartizione tra aventi diritto
Per capire se e quanto verrà ridotta la propria pensione di reversibilità è essenziale sapere quali voci l’Inps considera nel calcolo, come opera la rivalutazione annuale e in che modo la pensione del dante causa viene suddivisa tra i superstiti. Ogni elemento incide in modo diverso sull’importo finale e può determinare effetti inattesi, soprattutto quando coesistono più beneficiari o più trattamenti previdenziali.
Un’attenzione particolare va posta anche alle componenti escluse dal computo, spesso decisive per rimanere sotto una soglia di taglio o per preservare la piena cumulabilità.
Quali redditi entrano nel cumulo e quali sono esclusi dal conteggio
L’Inps considera ai fini del cumulo i redditi da lavoro dipendente e autonomo, le altre pensioni dirette (come vecchiaia o anticipata) e in generale tutti i redditi soggetti a Irpef.
Restano invece esclusi il Tfr, l’abitazione principale in cui si risiede e gli arretrati assoggettati a tassazione separata. La distinzione è rilevante: chi ha solo redditi esclusi può mantenere l’assegno pieno, mentre l’ingresso di redditi imponibili Irpef può far scattare rapidamente una delle soglie di riduzione.
Rivalutazione, quote percentuali e effetti su tredicesima e quattordicesima
Nel 2026 la rivalutazione delle pensioni, compresa la reversibilità, è fissata all’1,4% fino a quattro volte il minimo. La percentuale scende al 90% della rivalutazione tra quattro e cinque volte il minimo e al 75% per importi superiori.
Gli aumenti non si applicano direttamente alla quota del superstite ma alla pensione originaria del titolare, che poi viene ripartita. Se la pensione base cresce da 1.000 a 1.014 euro, il coniuge che percepisce il 60% avrà un incremento di 8,40 euro, il figlio con il 20% poco meno di 3 euro. Lo stesso criterio vale per tredicesima, quattordicesima e integrazioni al minimo, generando aumenti differenziati per ciascun avente diritto.
FAQ
Come funziona il cumulo tra pensione di reversibilità e altri redditi?
La pensione di reversibilità è cumulabile con i redditi personali fino a tre volte il minimo Inps senza tagli. Oltre tale soglia si applicano riduzioni progressive del 25%, 40% o 50% sull’assegno ai superstiti, in base al reddito complessivo annuo imponibile Irpef.
Quali sono le soglie di reddito 2026 per evitare i tagli?
Nessuna riduzione fino a 23.862,15 euro annui. Taglio del 25% tra 23.862,15 e 31.816,20 euro, del 40% tra 31.816,20 e 39.770,25 euro, del 50% oltre 39.770,25 euro. Le soglie derivano dal nuovo minimo Inps di 611,85 euro.
In quali casi la pensione di reversibilità non viene mai ridotta?
Nessun taglio è applicato quando nel nucleo sono presenti figli minori, studenti o inabili aventi diritto alla reversibilità, indipendentemente dal reddito del genitore superstite. La tutela è totale finché sussistono i requisiti.
Cosa ha stabilito la Cassazione sulla decurtazione della reversibilità?
La sentenza n. 162/2022 della Corte di Cassazione stabilisce che la decurtazione non può superare i redditi aggiuntivi del beneficiario. Il superstite non deve risultare economicamente penalizzato per aver lavorato o percepito ulteriori entrate.
Quali redditi considera l’Inps per il calcolo della riduzione?
Sono considerati i redditi da lavoro dipendente e autonomo, le pensioni dirette e tutti i redditi soggetti a Irpef. Non rientrano nel conteggio il Tfr, l’abitazione principale e gli arretrati con tassazione separata.
Come vengono ripartite le percentuali tra coniuge e figli?
Il coniuge percepisce il 60% della pensione del defunto, l’80% se è presente un figlio e il 100% con due figli. In assenza di coniuge, a un solo figlio spetta il 70%, a due figli l’80% complessivo, a tre o più figli il 100%, sempre divisi in parti uguali.
In che modo la rivalutazione incide sulla pensione di reversibilità?
La rivalutazione si applica alla pensione originaria del dante causa; le relative quote percentuali vengono poi attribuite ai superstiti. L’incremento percentuale è pieno fino a quattro volte il minimo e parziale per importi più alti.
Qual è la fonte dei nuovi limiti sulla pensione di reversibilità?
I nuovi limiti derivano dalla Legge 335/1995 e dall’aggiornamento del minimo Inps per il 2026, come illustrato nell’articolo analizzato de Il Fatto Quotidiano.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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