Pensioni di reversibilità cambiano davvero tutto: nuova disciplina, aumenti a sorpresa, controlli stringenti e scadenze nascoste

Indice dei Contenuti:
Pensioni di reversibilità 2026: novità, importi e adempimenti
Nuove regole dal 2026
Dal 1° gennaio 2026 gli assegni ai superstiti subiscono un doppio effetto: la rivalutazione automatica e l’impatto delle ultime modifiche normative approvate dal legislatore. Il risultato è un quadro più articolato, in cui gli importi variano in modo marcato in base alla situazione familiare e reddituale di chi percepisce la prestazione.
Il trattamento minimo INPS sale a 611,85 euro mensili e diventa il riferimento per il calcolo delle soglie oltre le quali scattano le riduzioni. Al coniuge superstite spetta, in linea generale, il 60% della pensione diretta del defunto; la percentuale cresce se sono presenti altri aventi diritto, come orfani minorenni, studenti o inabili fiscalmente a carico. Le nuove norme non modificano le aliquote, ma incidono sulla platea e sull’intensità delle decurtazioni.
Resta fermo che nessuna riduzione si applica quando nel nucleo risultano figli minorenni, studenti o invalidi già a carico del pensionato deceduto. Inoltre, secondo la giurisprudenza consolidata dei tribunali italiani, la decurtazione non può mai superare il valore del reddito aggiuntivo del beneficiario, evitando tagli superiori alla capacità economica effettiva.
Importi, soglie e tagli per reddito
La verifica del reddito personale è centrale per determinare l’assegno effettivo. Se i superstiti non rientrano nelle categorie tutelate (come nuclei con figli minori o inabili), la pensione può essere ridotta in base a precisi scaglioni legati al nuovo minimo di 611,85 euro, che innalza automaticamente tutte le soglie di riferimento.
Nessuna riduzione opera fino a 23.862,15 euro annui. Tra 23.862,16 e 31.816,20 euro la prestazione si riduce del 25%. Tra 31.816,21 e 39.769,25 euro la riduzione sale al 40%. Oltre tale limite la decurtazione arriva al 50%. L’incremento del trattamento minimo genera quindi una lieve estensione delle fasce di protezione, ma anche un riallineamento delle soglie ai livelli di inflazione.
Per i superstiti con redditi misti (lavoro, rendite, altre pensioni) diventa decisiva la corretta dichiarazione all’INPS tramite modello RED e canali telematici. Errori o omissioni possono tradursi in conguagli e recuperi negli anni successivi, con possibili rateizzazioni forzate sugli importi futuri.
Rivalutazione e adempimenti nel 2026
La rivalutazione 2026, basata sul tasso provvisorio ISTAT dell’1,4%, si applica in prima battuta alla pensione originaria del dante causa, e solo dopo viene calcolata la quota spettante ai superstiti. È un meccanismo “a monte” che rende gli incrementi meno lineari rispetto alle pensioni dirette, specialmente per gli assegni più alti.
Restano in vigore le fasce di perequazione: adeguamento pieno fino a quattro volte il minimo, riconoscimento del 90% dell’inflazione tra quattro e cinque volte il minimo, e solo il 75% oltre tale soglia. In pratica, più la pensione di origine è elevata, più l’aumento percentuale effettivo della reversibilità risulta attenuato. Nel 2026 questo schema produce differenze sensibili tra coniugi con trattamenti bassi e superstiti di ex lavoratori con assegni oltre la media.
Sul fronte degli adempimenti, restano obbligatori l’aggiornamento periodico dello stato civile, della composizione del nucleo e dei requisiti di studio o invalidità dei figli. Le verifiche automatiche dell’INPS tramite banca dati anagrafica e controlli incrociati con l’Agenzia delle Entrate rendono rischiose le omissioni, con sospensioni e richieste di restituzione delle somme indebitamente percepite.
FAQ
D: Chi ha diritto alla pensione ai superstiti nel 2026?
R: Hanno diritto coniuge, parte di unione civile, figli minorenni, studenti o inabili e, in assenza di questi, alcuni parenti a carico con requisiti specifici.
D: Quanto spetta al coniuge superstite?
R: In via ordinaria spetta il 60% della pensione del defunto, percentuale incrementabile se sono presenti altri familiari aventi diritto.
D: Quando scattano le riduzioni per reddito?
R: Le decurtazioni si applicano solo se il beneficiario supera le soglie legate al nuovo trattamento minimo e non ha nel nucleo figli minorenni, studenti o inabili a carico.
D: Come incidono le nuove soglie del 2026?
R: L’aumento del minimo INPS a 611,85 euro sposta verso l’alto i limiti di reddito, modificando l’area in cui scattano tagli del 25%, 40% o 50%.
D: In che modo opera la rivalutazione per il 2026?
R: L’adeguamento all’inflazione dell’1,4% si applica prima alla pensione originaria, poi si ricalcola la quota ai superstiti con le aliquote previste.
D: Sono previsti obblighi dichiarativi annuali?
R: Sì, in molti casi è necessario inviare il modello RED o comunicare online all’INPS eventuali variazioni di reddito e nucleo familiare.
D: Cosa succede se non dichiaro un reddito aggiuntivo?
R: L’INPS può procedere a conguaglio, chiedere la restituzione delle somme e trattenere mensilmente parte dell’assegno futuro.
D: Qual è la fonte delle informazioni riportate?
R: I dati sono ricavati dalla normativa previdenziale vigente, dalle circolari ufficiali INPS e dall’analisi giornalistica pubblicata su un quotidiano economico nazionale.




