Parrocchetti a Roma allarme degli esperti per la proliferazione incontrollata e i rischi per biodiversità
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Pappagalli esotici a Roma: come sono arrivati e perché preoccupano
Nei parchi di Roma, soprattutto a Villa Pamphilj e nella zona della Caffarella, migliaia di parrocchetti esotici hanno trasformato il cielo urbano in una scenografia tropicale. Questi uccelli, presenti stabilmente dalla fine degli anni Settanta, sono frutto di introduzioni legate al commercio di animali da compagnia e a successive fughe o abbandoni. Oggi rappresentano una popolazione stabile e in espansione che interessa anche altre aree d’Italia.
Secondo il professor Bruno Cignini, docente di Conservazione e Gestione della Fauna Urbana all’Università di Tor Vergata, il fenomeno non è più episodico ma strutturale, con impatti crescenti sulla biodiversità autoctona e rischi potenziali per l’agricoltura periurbana. Le istituzioni sono chiamate a decidere se, come e quando intervenire in modo coordinato.
In sintesi:
- Nei parchi di Roma vivono stabilmente due specie di parrocchetti esotici, in forte espansione.
- La loro diffusione deriva da fughe e abbandoni di animali da compagnia dagli anni Settanta.
- Competono con uccelli autoctoni per i siti di nidificazione, occupando cavità naturali e artificiali.
- Gli spostamenti verso le campagne minacciano coltivazioni e richiedono una strategia istituzionale condivisa.
Due specie alloctone e una colonizzazione ormai strutturale
Il professor Bruno Cignini chiarisce che a Roma convivono due specie distinte: il parrocchetto monaco e il parrocchetto dal collare.
Il parrocchetto monaco, originario del Sud America, misura circa 32-33 centimetri e si riconosce per petto, gola e fronte grigi, simili a un saio. Costruisce grandi nidi collettivi intrecciando rametti, spesso sui cedri del Libano, formando veri “condomini” aviari.
Il parrocchetto dal collare, proveniente da Africa centro-settentrionale e Asia, raggiunge i 40 centimetri. È verde con sfumature bluastre sotto la coda, becco rosso e, nei maschi, un evidente collare scuro. I primi avvistamenti a Roma risalgono alla fine degli anni Settanta, a Villa Pamphilj.
Più rocambolesca la storia dei monaci alla Caffarella: negli anni Ottanta una grande voliera collegata al negozio di abbigliamento Balloon ospitava circa cinquanta esemplari. *“Quando il negozio ha fallito, invece di prendersi cura degli animali, li ha lasciati lì, con la voliera aperta e se ne è andato”*, racconta Cignini. Grazie a intelligenza, adattabilità e resistenza al freddo, da quel nucleo è nata l’attuale colonia urbana, oggi presente anche in Campania, Puglia e in centri del Nord come Milano e Cuneo.
Impatto su biodiversità, agricoltura e ruolo delle istituzioni
L’espansione dei parrocchetti sta alterando gli equilibri ornitologici cittadini. Il parrocchetto dal collare, che nidifica in cavità preesistenti, ha progressivamente scacciato specie autoctone come storni, cinciarelle, cinciallegre e picchi.
*“Ora si stanno spostando ancora, colonizzando anche le cavità artificiali, degli edifici, come quelle che ospitano le tapparelle alle finestre”*, avverte Cignini. Il dato simbolico è netto: *“Oggi tutte le cavità del Colosseo sono occupate dai parrocchetti”*.
Parallelamente cresce la pressione sulle aree agricole periurbane. Stormi ghiotti di germogli, vegetali e frutta si spostano dai parchi verso zone coltivate come Maccarese, con potenziali danni economici rilevanti per aziende agricole e orticoltura di prossimità.
Gli interventi di contenimento non letali, sperimentati con il Comune (come l’uso di luci per disturbare un grande dormitorio in via Andrea Doria), hanno finora prodotto risultati parziali. Se l’espansione continuerà, avverte il professore, *“dovranno essere le istituzioni a prendere le redini della situazione”*, tramite un tavolo congiunto fra Comuni, Regioni, Ispra e associazioni animaliste, per definire piani di gestione sostenibili ma efficaci.
FAQ
Quante specie di parrocchetti esotici vivono oggi a Roma?
Attualmente a Roma vivono stabilmente due specie alloctone: il parrocchetto monaco sudamericano e il parrocchetto dal collare, originario di Africa centro-settentrionale e Asia.
Perché i parrocchetti rappresentano un rischio per la biodiversità urbana?
I parrocchetti competono aggressivamente per le cavità di nidificazione, sostituendo specie autoctone come cinciarelle, cinciallegre, storni e picchi, con un impatto strutturale sugli ecosistemi urbani.
I parrocchetti causano danni alle coltivazioni agricole?
Sì, gli stormi si stanno spostando verso aree agricole come Maccarese, dove possono compromettere frutteti, ortaggi e germogli, generando perdite economiche significative per gli agricoltori.
Quali misure non letali sono state sperimentate finora a Roma?
Sono stati avviati test di disturbo luminoso in alcuni dormitori cittadini, ad esempio in via Andrea Doria, ma i risultati restano parziali e richiedono ulteriori valutazioni tecniche.
Da quali fonti è stata elaborata questa analisi sui parrocchetti a Roma?
L’analisi deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.

