Padre di Antonio ferito a Crans-Montana racconta la notte dell’incendio e la lotta per giustizia

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Crans-Montana, il papà di Antonio, 16 anni, ferito: «Quella notte mi ha scritto: Papà, vieni, sto bruciando. Ora ci aspetta una lunga battaglia per la giustizia»
La notte dell’incendio
All’1.31 di notte un messaggio ha cambiato per sempre la vita di una famiglia: «Papà, vieni, sto bruciando». A scriverlo è stato Antonio, 16 anni, intrappolato nel rogo del locale Le Constellation di Crans-Montana, in Svizzera. Il padre, Tommaso Lucia, dirigente del Mef, ha letto quelle parole e si è lanciato nella notte gelata per raggiungerlo.
La scena che si è trovato davanti è stata quella di un inferno di fumo e fiamme, con decine di ragazzi in fuga dal locale, già teatro di una strage di Capodanno costata la vita a 40 giovani e 116 feriti. Mentre il figlio cercava di mettersi in salvo, investito dal fuoco, è caduto; un buttafuori lo ha afferrato e scaraventato al piano superiore, qualcuno lo ha poi trascinato fuori.
Quando il padre lo ha visto, il volto era annerito, le mani ustionate, mancava una scarpa. Accanto a lui non c’era l’amico Filippo, con cui era entrato nel locale: convinto che fosse ancora dentro, l’uomo è rientrato tra le fiamme per cercarlo, riuscendo nel caos a mettere in salvo altri tre o quattro ragazzi, prima di essere fermato dai vigili del fuoco.
La corsa per salvare Antonio
Dopo i primi soccorsi sul posto, grazie all’aiuto dei vicini di casa i due ragazzi sono stati trasferiti d’urgenza a Losanna, intubati e collegati alle macchine di supporto vitale. Le condizioni di Antonio erano critiche, ma stabili, abbastanza da consentire in seguito il trasferimento in elicottero verso l’ospedale Niguarda di Milano.
Nel reparto Grandi Ustionati, il sedicenne è oggi ricoverato con il volto coperto da una maschera di bende imbevute di vitamine e sangue, sottoposto a trapianti di pelle e a un percorso terapeutico complesso e doloroso. La prognosi è lunga, tra interventi chirurgici, rischio di infezioni e riabilitazione fisica e psicologica.
Il padre racconta che il figlio ha piena consapevolezza di essere vivo per miracolo e che sente sulle spalle il peso di una seconda possibilità. L’obiettivo è trasformare questa sopravvivenza in un percorso di senso, non solo per sé ma anche per altri giovani segnati da traumi simili, in un contesto in cui il sostegno familiare e istituzionale sarà decisivo.
La battaglia legale e morale
Mentre la medicina lavora sulle ferite del corpo, per la famiglia di Antonio inizia una seconda battaglia: quella per la verità e la responsabilità sull’incendio di Crans-Montana. Tommaso Lucia denuncia che sono ancora «troppe le cose da chiarire» sulla sicurezza del locale, sulle vie di fuga, sui controlli e sulla gestione dell’emergenza.
Al centro c’è anche il tema dei risarcimenti. La normativa svizzera prevede che la vita di un adolescente, non produttore di reddito, valga circa 150 mila franchi: una cifra che il padre definisce uno scandalo, inaccettabile sul piano etico oltre che giuridico. Per le famiglie delle vittime si profila un contenzioso lungo e complesso.
Il dirigente del Mef chiede un intervento forte delle istituzioni italiane, perché le famiglie colpite non vengano lasciate sole in un labirinto legale internazionale. La richiesta è di una tutela diplomatica, legale e politica che riconosca pienamente il valore della vita dei ragazzi e garantisca giustizia sostanziale, non solo formale.
FAQ
D: Dove è avvenuto l’incendio in cui è rimasto ferito Antonio?
R: L’incendio è avvenuto nel locale Le Constellation di Crans-Montana, in Svizzera.
D: Quanti morti e feriti ha causato il rogo di Capodanno?
R: Il rogo ha causato 40 morti e 116 feriti, in gran parte giovani presenti alla festa di Capodanno.
D: Chi è il padre di Antonio e di cosa si occupa?
R: Il padre è Tommaso Lucia, dirigente del Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano.
D: In quale ospedale è ricoverato attualmente Antonio?
R: Antonio è ricoverato nel reparto Grandi Ustionati dell’ospedale Niguarda di Milano.
D: Qual è il messaggio che Antonio ha inviato al padre durante l’incendio?
R: Il ragazzo ha scritto: «Papà, vieni, sto bruciando», alle 1.31 di notte.
D: Perché la famiglia parla di “doppia battaglia”?
R: Perché li attendono sia la lunga riabilitazione di Antonio, sia un complesso percorso giudiziario e di richiesta risarcitoria.
D: Qual è la principale critica alla legge svizzera sui risarcimenti?
R: Che la vita di un adolescente, non produttore di reddito, viene valutata intorno a 150 mila franchi, cifra considerata ingiusta e offensiva.
D: Qual è la fonte giornalistica principale del racconto del padre di Antonio?
R: La testimonianza di Tommaso Lucia è stata raccolta e pubblicata dal Corriere della Sera.




