Oro e argento crollano all’improvviso dopo una corsa storica: ecco cosa sta spaventando i mercati
Scivolone finale nei metalli preziosi
Oro e argento hanno chiuso l’ultima seduta del 2025 in calo, arretrando dopo una sequenza di sedute caratterizzate da forti oscillazioni su volumi sottili tipici del periodo post-festivo. Il gold spot è rimasto in area 4.320 dollari l’oncia, mentre l’argento è scivolato verso 71 dollari, con movimenti intraday accentuati da rapide inversioni di direzione: caduta marcata lunedì, rimbalzo martedì, nuova flessione mercoledì. Nonostante l’arretramento di fine anno, i due metalli restano impostati per archiviare il miglior rendimento annuale dai tardi anni ’70, coronando un 2025 eccezionale per l’intero comparto dei preziosi.
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Fattori macro e domanda che hanno alimentato il rally
Il poderoso movimento rialzista di oro e argento è stato sostenuto da un mix di forze macroeconomiche e da una domanda straordinaria su più fronti. Il calo dei tassi della Federal Reserve ha ridotto il costo opportunità di detenere asset non remunerati, mentre l’intensificarsi dei rischi geopolitici ha ravvivato la domanda di beni rifugio. Si è riaccesa inoltre la cosiddetta debasement trade, alimentata dai timori di inflazione persistente e dall’aumento degli oneri del debito nelle economie avanzate, fattori che hanno catalizzato flussi verso i metalli fisici e i veicoli d’investimento correlati.
Nel mercato dell’oro, di gran lunga più ampio, questi driver hanno innescato afflussi consistenti verso gli ETF garantiti da lingotti e un’ulteriore accelerazione degli acquisti da parte delle banche centrali, proseguendo un ciclo di accumulo pluriennale. La performance è stata dirompente: il metallo giallo è salito di circa 63% da inizio anno, superando a settembre il precedente massimo storico in termini reali fissato 45 anni fa, quando pressioni sulla valuta USA, inflazione in impennata e recessione avevano spinto i prezzi fino a 850 dollari l’oncia. Il nuovo record nominale è arrivato all’inizio di ottobre, con il superamento della soglia dei 4.000 dollari.
“Nella mia carriera è senza precedenti,” ha osservato John Reade, strategist del World Gold Council, sottolineando come la frequenza dei nuovi massimi e l’ampiezza dell’extra-rendimento dell’oro abbiano sorpreso gran parte del mercato.
L’argento ha messo a segno un guadagno superiore al 140% nel 2025, spinto da un’intensa componente speculativa e da fondamentali industriali solidi: il metallo è centrale nell’elettronica, nei pannelli solari e nei veicoli elettrici. A ottobre ha toccato un massimo storico complice l’ondata d’importazioni verso gli Stati Uniti per timori tariffari, che ha irrigidito il mercato di Londra provocando uno squeeze epocale. Il picco è stato superato anche a novembre sulla scia dei tagli dei tassi USA e di un fervore speculativo riacceso, con un’ulteriore spinta riconducibile a una domanda elevata in Cina.
Volatilità, margini CME e prospettive per il complesso dei preziosi
La rapida inversione osservata a cavallo dell’ultima settimana è stata amplificata da un fattore tecnico chiave: il CME Group ha ritoccato al rialzo i requisiti di margine per i future sui metalli preziosi per due volte in pochi giorni. In un contesto di liquidità ridotta, l’aumento del collaterale richiesto ha innescato deleverage forzato tra gli operatori più esposti, in particolare nelle posizioni direzionali su oro e argento, contribuendo all’intensità delle oscillazioni e alla sequenza di ribassi e rimbalzi ravvicinati.
Secondo Ross Norman, amministratore delegato di Metals Daily, il secondo rialzo dei margini ha avuto un effetto di raffreddamento immediato sui prezzi, drenando parte dell’effervescenza speculativa che aveva trasformato i metalli rifugio in veri e propri momentum trade. L’impatto è stato particolarmente evidente sull’argento, dove la combinazione di squeeze precedenti, struttura di mercato tesa a Londra e maggiore leva tra gli operatori ha reso il metallo più sensibile alle richieste di capitale addizionale per il mantenimento delle posizioni.
La volatilità non ha risparmiato il resto del complesso: platino e palladio hanno ceduto terreno nella seduta di mercoledì, pur inserendosi in un quadro 2025 ancora costruttivo. Il platino esce da un lungo periodo di lateralità con un breakout sostenuto da un’offerta contratta, complice le interruzioni produttive in Sudafrica, e da prospettive di deficit per il terzo anno consecutivo. La visibilità sulla disponibilità futura resta condizionata anche dall’incertezza regolatoria e tariffaria negli Stati Uniti, con potenziali ripercussioni incrociate anche sull’argento.
Nel brevissimo termine, i prezzi riflettono un equilibrio precario tra fattori tecnici e fondamentali: i margini più elevati sul CME tendono a comprimere l’esposizione speculativa e a moderare gli eccessi, mentre il quadro macro – tassi in calo negli USA, coperture contro l’erosione del potere d’acquisto e domanda ufficiale – rimane di supporto, soprattutto per l’oro. Per l’argento, la traiettoria dipenderà dalla tenuta della domanda industriale in elettronica, fotovoltaico e autoelettrico, oltre che dal posizionamento degli investitori dopo gli strappi autunnali.
Operativamente, la riduzione della leva e l’attenzione ai livelli di collaterale restano determinanti per la gestione del rischio, in un ambiente in cui gli swing giornalieri possono restare ampi. Una normalizzazione della volatilità potrebbe favorire un rientro degli afflussi verso gli ETF su oro e una ricomposizione delle posizioni su argento, mentre la persistenza di deficit attesi su platino e la fragilità dell’offerta in alcune aree produttive mantengono un sostegno di fondo al comparto, pur con fasi di correzione tattica.
FAQ
- Perché il CME Group ha aumentato i margini sui future dei metalli preziosi?
Per attenuare i rischi di mercato in presenza di forte volatilità e bassa liquidità, richiedendo più collaterale agli operatori e riducendo la leva eccessiva.
- In che modo l’aumento dei margini incide sui prezzi di oro e argento?
Costringe alcuni speculatori a ridurre o chiudere le posizioni, aumentando la pressione di vendita e amplificando gli swing di breve periodo.
- Quali sono i principali driver fondamentali che restano di supporto all’oro?
Tagli dei tassi della Federal Reserve, domanda di copertura da rischi inflattivi e geopolitici, e acquisti continuativi delle banche centrali.
- Perché l’argento mostra una volatilità superiore all’oro?
Ha un mercato più piccolo e più sensibile alla leva speculativa, oltre a una forte componente di domanda industriale che accentua gli sbilanciamenti.
- Quali prospettive per platino e palladio nel 2025?
Il platino beneficia di un’offerta stretta e di deficit ricorrenti; il sentiment sul palladio resta legato alle dinamiche dell’automotive e dell’offerta mineraria.
- La volatilità recente compromette il trend rialzista di fondo?
Non necessariamente: le correzioni tecniche possono coesistere con un quadro macro favorevole, ma richiedono gestione della leva e disciplina sul rischio.




