OpenAI respinge le accuse di xAI, il tribunale boccia Musk

OpenAI ottiene una prima vittoria in tribunale contro xAI di Elon Musk
Il tribunale federale della California ha respinto, in via preliminare, la causa con cui xAI di Elon Musk accusa OpenAI di aver sottratto segreti industriali su data center e chatbot Grok. La decisione, emessa dalla giudice distrettuale Rita F. Lin a San Francisco, è arrivata nelle scorse ore, dopo che i legali di OpenAI avevano chiesto l’archiviazione per assenza di prove sull’uso effettivo di informazioni riservate. Perché la causa possa proseguire, xAI dovrà ora documentare che OpenAI abbia non solo assunto otto ex dipendenti, ma anche acquisito, consultato o utilizzato consapevolmente materiale confidenziale, secondo gli standard stringenti delle norme federali USA sui segreti commerciali.
In sintesi:
- La giudice federale Rita F. Lin respinge la causa xAI contro OpenAI in forma preliminare.
- xAI non prova che OpenAI abbia richiesto, ricevuto o utilizzato segreti industriali su Grok e data center.
- Caso chiave: il download del codice sorgente xAI da parte dell’ingegnere Xuechen Li.
- xAI ha tempo fino al 17 marzo per presentare un ricorso modificato limitato.
Perché il giudice ha ritenuto insufficienti le prove presentate da xAI
Nell’ordinanza, la giudice Rita F. Lin evidenzia che xAI non ha dimostrato che OpenAI abbia sollecitato i dipendenti a sottrarre materiale riservato né che tali informazioni siano poi state utilizzate. Due ex dipendenti hanno ammesso di aver scaricato contenuti confidenziali, incluso il codice sorgente di xAI e la registrazione di un meeting interno, ma il tribunale rileva l’assenza di collegamenti diretti con un vantaggio competitivo per OpenAI.
L’episodio più delicato riguarda l’ingegnere Xuechen Li, tra i primi assunti di xAI. Secondo l’accusa, Li avrebbe caricato l’intero repository del codice sorgente su un account cloud personale collegato a ChatGPT, poche ore dopo uno scambio su Signal con un recruiter di OpenAI. xAI interpreta il messaggio “nw!” come *“no way!”*, ovvero presunta esultanza per la ricezione del codice; OpenAI replica che significhi *“no worries”*. La giudice nota che, anche accogliendo la lettura di xAI, non esistono prove che il recruiter o OpenAI abbiano richiesto o visionato i file. Un’ingiunzione temporanea ha inoltre impedito a Li di iniziare a lavorare per OpenAI, complicando ulteriormente ogni dimostrazione di uso concreto dei segreti industriali.
La causa richiama il Defend Trade Secrets Act federale e la normativa californiana sulla concorrenza sleale. L’avvocata specializzata in contenziosi commerciali Sarah Tishler sintetizza il punto centrale: *“Assumere da un concorrente non equivale a rubare segreti commerciali da un concorrente”*. Ai sensi del DTSA, xAI deve provare che OpenAI abbia effettivamente ricevuto e utilizzato i presunti segreti, non solo che ex dipendenti li abbiano copiati prima di andarsene.
Un altro ex ingegnere, Jimmy Fraiture, avrebbe scaricato documenti riservati prima di lasciare xAI, ma sostiene di averli cancellati prima dell’ingresso in OpenAI. Anche il caso di un dirigente finanziario passato dai progetti dei data center xAI a un ruolo ritenuto meno influente in OpenAI non è stato ritenuto sufficiente: per la corte, il semplice possesso di informazioni e un eventuale risentimento verso l’ex datore di lavoro non bastano a dimostrare un utilizzo illecito.
Prossime mosse legali e implicazioni per la competizione nell’IA
La giudice ha concesso a xAI tempo fino al 17 marzo per depositare un ricorso modificato, limitato a colmare le carenze probatorie individuate, senza introdurre nuove accuse o nuovi soggetti. Parallelamente prosegue il procedimento separato a carico di Xuechen Li, sul quale è in corso anche un’indagine dell’FBI per accertare l’eventuale sottrazione di segreti industriali qualificati come tali dalla legge federale.
Per Elon Musk e xAI, la posta in gioco va oltre questo singolo contenzioso: in un mercato dell’intelligenza artificiale generativa sempre più concentrato, dimostrare pratiche scorrette dei rivali significherebbe rimettere in discussione equilibri tecnologici e reputazionali. Senza prove tecniche dettagliate – log di accesso, tracciabilità del codice, corrispondenze funzionali tra repository – ogni nuovo atto rischia però di essere respinto. È probabile che, in caso di archiviazione definitiva, xAI presenti appello, ma il messaggio della corte è chiaro: sospetti, coincidenze temporali e download non bastano più in un settore dove mobilità dei talenti e tutela dei segreti industriali convivono in equilibrio sempre più fragile.
FAQ
Cosa ha deciso il tribunale federale della California sul caso xAI contro OpenAI?
La corte ha respinto in via preliminare la causa di xAI, giudicando insufficienti le prove sull’uso effettivo di segreti industriali da parte di OpenAI.
Perché le accuse di furto di segreti industriali non hanno convinto la giudice?
Perché, secondo l’ordinanza, xAI non ha dimostrato che OpenAI abbia richiesto, ricevuto o utilizzato consapevolmente il materiale riservato scaricato dagli ex dipendenti.
Cosa rischia l’ingegnere Xuechen Li per il download del codice xAI?
Li è ancora coinvolto in un contenzioso separato e oggetto di indagine FBI, che valuta se il codice xAI configuri sottrazione di segreti industriali sanzionabile.
Come può xAI rafforzare il ricorso entro il 17 marzo?
xAI deve fornire elementi tecnici tracciabili – accessi, utilizzo, sovrapposizioni di codice – che colleghino direttamente OpenAI a un vantaggio competitivo derivante da informazioni riservate.
Da quali fonti è stata ricostruita questa vicenda giudiziaria?
L’analisi deriva da una elaborazione congiunta di informazioni provenienti da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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