Omicidio Sharon Verzeni, Sangare sconvolge l’aula: chiede di uscire perché si dice già innocente

Omicidio Sharon Verzeni, Sangare sconvolge l’aula: chiede di uscire perché si dice già innocente

12 Gennaio 2026

Reazioni in aula e richiesta di lasciare il tribunale

Moussa Sangare, imputato per l’omicidio di Sharon Verzeni a Terno d’Isola, ha interrotto l’arringa del suo difensore chiedendo di tornare in carcere. Ha contestato le parole del legale, sostenendo che lo stessero implicando ingiustamente. Ha affermato di essersi “già giudicato innocente”, dichiarando inutile restare in aula.

La richiesta è arrivata mentre la Corte d’Assise di Bergamo ascoltava l’avvocato dopo circa mezz’ora di intervento. Sangare ha chiesto formalmente di lasciare il tribunale e rientrare in cella, interrompendo la seduta.

All’esterno, il padre della vittima, Bruno Verzeri, ha definito l’episodio “una sorta di teatrino”. In aula erano presenti i genitori, gli zii e il fidanzato di Sharon, Sergio Ruocco, che seguono costantemente il processo.

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Le argomentazioni della difesa e le dichiarazioni dell’imputato

L’avvocato Giacomo Maj ha chiesto l’assoluzione di Moussa Sangare “perché il fatto non sussiste”, richiamandosi alle più recenti dichiarazioni rese dal suo assistito. Il difensore ha ricordato che, dopo l’arresto, Sangare aveva reso tre ammissioni riguardo all’omicidio di Sharon Verzeni, poi rimesse in discussione nel corso del procedimento.

Durante l’arringa, l’imputato ha interrotto la seduta contestando la linea difensiva e affermando di essersi “già giudicato innocente”. Ha rifiutato di ascoltare parole percepite come accusatorie, chiedendo di rientrare immediatamente in carcere.

La presa di posizione di Sangare ha creato frizione con la strategia processuale, fondata sull’inconsistenza dell’impianto accusatorio e sulla rilettura delle sue prime dichiarazioni. La difesa ha mantenuto la richiesta assolutoria nonostante l’uscita dall’aula dell’imputato, ribadendo l’assenza di elementi certi a sostegno della colpevolezza.

La posizione della famiglia e l’attesa della sentenza

L’avvocato di parte civile Luigi Scudieri ha definito l’omicidio di Sharon Verzeni un atto premeditato, per futili motivi, parlando di “capriccio”. Ha sostenuto la contestazione della minorata difesa, evidenziando che la vittima non ebbe possibilità di reagire.

Secondo Scudieri, l’ergastolo è l’unica pena proporzionata, escludendo attenuanti generiche per il comportamento processuale dell’imputato Moussa Sangare. Ha inoltre precisato che non si trattò di una vera confessione, ma di un’ammissione successiva all’evidenza delle responsabilità.

All’uscita dal tribunale di Bergamo, il padre, Bruno Verzeri, ha liquidato la richiesta dell’imputato di lasciare l’aula come “una sorta di teatrino”. Presenti in aula anche i familiari e il fidanzato, Sergio Ruocco, che seguono ogni udienza. La decisione è attesa il 19 gennaio, con la Corte d’Assise chiamata a pronunciarsi sul capo di imputazione principale.

FAQ

  • Chi rappresenta la famiglia di Sharon Verzeni? L’avvocato Luigi Scudieri è il legale di parte civile.
  • Qual è la pena richiesta dalla parte civile? L’ergastolo, ritenuto l’unico esito proporzionato.
  • Perché è contestata la minorata difesa? Perché la vittima non avrebbe potuto difendersi efficacemente.
  • Cosa ha detto il padre di Sharon sull’udienza? Bruno Verzeri ha parlato di “una sorta di teatrino”.
  • Qual è la posizione della difesa dell’imputato? Richiesta di assoluzione perché il fatto non sussiste.
  • Quando è attesa la sentenza? Il 19 gennaio, davanti alla Corte d’Assise di Bergamo.
  • Qual è la fonte giornalistica citata? Le informazioni riprendono quanto emerso in aula da cronache giudiziarie locali e nazionali, come riportato dalla stampa presente.

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