Olimpiadi, bufera sui presunti pasdaran iraniani: governo sotto pressione

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Dopo l’Ice ora si parla di pasdaran alle Olimpiadi. Teheran smentisce, i dem: “Il governo chiarisca”
Polemica politica sul caso Iran-Olimpiadi
In Senato, il presidente della commissione Affari costituzionali Alberto Balboni avrebbe evocato la presenza delle Guardie della Rivoluzione tra gli accompagnatori degli atleti iraniani alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, come risposta alle critiche sull’agenzia Ice. La frase, rivolta alle opposizioni, è stata interpretata come una provocazione politica, ma ha subito innescato un caso istituzionale.
I senatori del Partito Democratico Antonio Misiani e Cristina Tajani hanno presentato un’interrogazione urgente ai ministri dell’Interno Matteo Piantedosi e degli Esteri Antonio Tajani, chiedendo di verificare fatti, fonti e responsabilità. I dem parlano di eventualità “gravissima” e chiedono che il governo guidato da Giorgia Meloni chiarisca se esistano contatti formali o informali che prevedano la presenza di militari stranieri durante i Giochi.
Il cuore della contestazione riguarda il possibile ingresso in Italia di membri di un corpo armato ritenuto da parte della stessa maggioranza responsabile di repressioni interne e minacce alla sicurezza internazionale. Il caso, per l’opposizione, tocca direttamente credibilità diplomatica, tutela dei diritti umani e sicurezza del territorio nazionale.
Chi sono i pasdaran e perché l’Italia è coinvolta
Le Guardie della Rivoluzione, spesso indicate come pasdaran, sono un corpo militare d’élite che risponde direttamente alla guida suprema della Repubblica islamica, con un ruolo centrale nell’apparato di potere di Teheran. Le opposizioni ricordano che questo organismo è accusato da anni di gravi violazioni dei diritti umani, oltre che di una brutale repressione delle proteste interne costata, secondo le denunce internazionali, migliaia di vittime e arresti arbitrari.
I parlamentari dem evidenziano come lo stesso ministro degli Esteri Antonio Tajani abbia più volte sostenuto, in sede europea, la necessità di considerare l’inserimento delle Guardie della Rivoluzione in elenchi di organizzazioni legate al terrorismo. Da qui l’accusa di incoerenza politica: viene ritenuto “incomprensibile e inaccettabile” persino ipotizzare la presenza in Italia, per un grande evento globale come le Olimpiadi, di esponenti di un corpo che il governo giudica pericoloso.
Secondo l’opposizione, il governo deve specificare quali protocolli di sicurezza siano stati attivati per Milano-Cortina 2026, se siano previste scorte armate straniere per delegazioni sportive e in che misura gli organismi di intelligence e le autorità di pubblica sicurezza siano state coinvolte nella valutazione del rischio legato a delegazioni provenienti da Paesi sensibili.
La versione ufficiale di Teheran e i nodi aperti
L’ambasciata della Repubblica islamica in Roma ha diffuso una nota di smentita, in cui invita a verificare la veridicità di ogni affermazione prima di procedere con strumentalizzazioni politiche. Secondo la rappresentanza diplomatica, la squadra iraniana ai Giochi invernali sarà composta da quattro atleti delle discipline dello sci, un allenatore, il capo delegazione e un consigliere olimpico, senza alcun riferimento a unità militari o corpi speciali.
La posizione ufficiale di Teheran mira a ridimensionare il caso, ma non disinnesca le richieste di trasparenza avanzate in Parlamento. I dem sollecitano il governo a rendere pubbliche le comunicazioni intercorse con il comitato olimpico nazionale iraniano, con il Coni e con gli organismi di sicurezza, per chiarire se l’ipotesi di scorte riconducibili a corpi militari sia mai stata formalmente discussa.
Resta sullo sfondo il tema più ampio della gestione delle relazioni con Iran in vista delle Olimpiadi: bilanciare sicurezza, diritti umani, impegni internazionali e neutralità sportiva. Per evitare tensioni diplomatiche e polemiche interne, l’esecutivo è chiamato a una comunicazione precisa e documentata, in grado di fugare sospetti sia sulla presenza di pasdaran, sia sulle procedure di controllo applicate alle delegazioni straniere.
FAQ
D: Cosa avrebbe detto esattamente Alberto Balboni in Senato?
R: Secondo le ricostruzioni parlamentari, Alberto Balboni avrebbe richiamato la presenza delle Guardie della Rivoluzione tra gli accompagnatori degli atleti iraniani come esempio polemico nel dibattito sull’Ice a Milano-Cortina.
D: Perché il Partito Democratico parla di fatto “gravissimo”?
R: I dem ritengono gravissima l’eventuale presenza in Italia di membri di un corpo militare accusato di violazioni dei diritti umani e potenzialmente classificabile tra le organizzazioni terroristiche, soprattutto in occasione di un grande evento sportivo.
D: Chi ha presentato l’interrogazione al governo?
R: L’iniziativa è stata assunta dai senatori Antonio Misiani e Cristina Tajani, che hanno indirizzato l’interrogazione ai ministri Matteo Piantedosi e Antonio Tajani.
D: Cosa contestano le opposizioni al governo Meloni?
R: Contestano possibili incoerenze tra la linea dura verso i pasdaran a livello europeo e qualsiasi ipotesi di tolleranza verso una loro presenza sul territorio italiano durante le Olimpiadi.
D: Cosa ha dichiarato l’ambasciata iraniana a Roma?
R: L’ambasciata ha smentito la presenza di pasdaran, spiegando che la delegazione olimpica sarà composta solo da atleti, un allenatore, il capo missione e un consigliere olimpico.
D: Qual è il ruolo dei pasdaran nella Repubblica islamica?
R: Sono un corpo militare d’élite che risponde alla guida suprema, con forte influenza su sicurezza, economia e politica interna di Iran.
D: Qual è la fonte giornalistica principale del caso?
R: La vicenda è stata ricostruita da testate nazionali, tra cui la Repubblica, che ha riportato le parole pronunciate in Senato e le reazioni delle opposizioni e dell’ambasciata iraniana.
D: Cosa potrebbe fare ora il governo italiano?
R: Può fornire una relazione ufficiale su contatti, protocolli di sicurezza e composizione delle delegazioni, chiarendo ogni aspetto della vicenda per rassicurare Parlamento e opinione pubblica.




