L’Italia tra innovazione e diffidenza. Dentro i confini del Belpaese ci sono alcune eccellenze nel campo delle nuove tecnologie. Un esempio sono le scienze dei materiali su cui puntano Università come il Politecnico di Ancona o l’Università Bicocca di Milano e da cui nascono startup avanzatissime.
Nanotech
Creata nel 2016 dal sodalizio tra giovani laureati e imprenditori dallo sguardo lungo come Giuseppe Galimberti. E che punta sul mercato globale delle nanotecnologie che dovrebbe raggiungere i 90,5 miliardi di dollari entro il 2021, dai 39,2 miliardi di dollari del 2016, ad un tasso di crescita annuale composto dal 2016 al 2021 del 18,2%.
In particolare, il mercato globale dei nano compositi, in termini di valore, dovrebbe raggiungere i 5,3 miliardi di dollari entro il 2021 da 1,6 miliardi di dollari del 2016, ad un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 26,7%, dal 2016 al 2021.
Intervista a Giuseppe Galimberti
Chiediamo a Giuseppe Galimberti: un’azienda come la vostra come si trova in Italia?
“Dopo molti anni all’estero posso dire che esistono indubbiamente delle eccellenze che restano nascoste anche a causa di un sistema non benevolo verso le startup innovative: questo genere di aziende ha il problema di applicare le proprie scoperte e l’unico canale sono le grandi aziende, ma proprio le grandi aziende hanno una certa diffidenza verso le startup fuori dal loro giro di contatti. Fortunatamente NanoTech è riuscita a superare i primi ostacoli produttivi, grazie ad un bando della Regione Marche basato sui finanziamenti europei, che ha consentito di realizzare un piccolo stabilimento nella Carbon Valley marchigiana, un’altra eccellenza italiana di cui si parla poco, ma che è un punto di riferimento internazionale per l’automotive”.
La vostra azienda si basa su un brevetto innovativo, giusto?
“Sì grazie in particolare agli studi di un ragazzo prima al Politecnico di Ancona e poi a Bristol, un altro centro mondiale di studi sui materiali perché ci sono gli impianti di produzione di Boeing e Airbus, siamo riusciti a brevettare una tecnologia per l’additivazione omogenea e duratura di nano particelle e successivamente il C-PREG 400, un insieme di fibre di carbonio e resine che ha gli usi più svariati: dai freni per le auto da Formula 1, alle barriere per per proteggere dal calore.”
Di fatto voi producete un materiale ultra tecnologico
“Esatto. E proprio per questo siamo stati in grado di risolvere i problemi più disparati delle grandi aziende che hanno saputo fidarsi di noi. Come startup abbiamo infatti il vantaggio di saper essere flessibili e agili, dunque adattabili alle varie esigenze.”
E del sistema universitario italiano cosa ne pensate?
“Penso che sia veramente eccellente, anche meglio di molti di Paesi che vanno per la maggiore. Non è un caso se proprio da certi atenei escono spin-off e aziende innovative come la nostra.”
Per il prossimo futuro avete dei progetti?
“Vorremmo continuare lo sviluppo sia a livello industriale (abbiamo iniziato con l’impianto di impregnazione) sia ampliare la gamma di prodotti commercializzabili per democratizzare l’accesso a queste tecnologie e in questo senso credo che il settore principale su cui puntare sia l’aerospaziale.”



