Mojtaba Khamenei invoca ritorsioni e minaccia la chiusura strategica dello Stretto di Hormuz

Mojtaba Khamenei, Hormuz chiuso e guerra regionale: cosa sta accadendo
La nuova Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei, nel suo primo messaggio alla nazione letto dalla tv di Stato, ha ordinato di mantenere chiuso lo Stretto di Hormuz e di colpire i “nemici” dopo i raid di Stati Uniti e Israele. L’intervento arriva in piena escalation militare tra Iran, Israele, Hezbollah e milizie alleate in Libano, Iraq e nel Golfo Persico, a partire dal 28 febbraio. L’Iran minaccia le infrastrutture energetiche regionali, mentre Israele rivendica attacchi su Teheran e su siti nucleari, denunciando al contempo lanci di missili iraniani verso Gerusalemme. Il rischio è quello di un conflitto prolungato e sempre più regionalizzato, con impatti diretti su sicurezza, traffico marittimo ed energia globale.
In sintesi:
- Mojtaba Khamenei ordina la chiusura di Hormuz e promette vendetta contro Usa e Israele.
- Israele rivendica raid su Teheran e siti nucleari, Hezbollah lancia centinaia di razzi.
- L’Iran minaccia petrolio e gas regionali, attacchi segnalati in Iraq, Bahrein e Oman.
- Base italiana di Erbil colpita da drone, nessun ferito ma massima allerta Nato.
Escalation militare, rischio energetico e pressione diplomatica nella regione
Nel discorso letto in tv, Mojtaba Khamenei promette che l’Iran “non si ritirerà mai” e “vendicherà i martiri”, chiedendo ai Paesi del Golfo di chiudere le basi americane.
La Marina dei Pasdaran, con Alireza Tangsiri, conferma che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso “infliggendo i colpi più duri al nemico aggressore”.
Parallelamente, l’esercito iraniano rivendica attacchi con droni contro le basi aeree israeliane di Palmachim e Ovda e contro il quartier generale dello Shin Bet, mentre fonti israeliane parlano di una “nuova ondata di attacchi su vasta scala” contro infrastrutture del “regime terroristico iraniano” a Teheran e riportano una grande esplosione nell’impianto nucleare di Fordow.
Nel nord di Israele, una fonte di alto livello di Hezbollah definisce “nuova fase della guerra” il lancio notturno di circa 150-200 razzi, affermando di essere “pronti a una lunga guerra esistenziale”.
Il governo libanese denuncia 687 morti, tra cui 98 minori e 62 donne, dall’inizio delle ostilità del 2 marzo, con 1.774 feriti.
La dimensione energetica diventa centrale: il comando Khatam al-Anbiya minaccia di “dare fuoco al petrolio e al gas della regione” al minimo attacco contro porti e infrastrutture iraniane.
Secondo la Bbc, missili e droni iraniani avrebbero già colpito strutture petrolifere in Iraq, Bahrein e Oman, provocando incendi estesi, allerta sanitaria in Bahrein e l’evacuazione precauzionale di navi dal terminal petrolifero di Salalah in Oman.
Sul piano politico, Donald Trump definisce la necessità di fermare “l’impero malvagio iraniano” più importante del petrolio, ribadendo il divieto per Teheran di ottenere l’arma nucleare.
La Turchia, con il ministro degli Esteri Hakan Fidan, rivendica un ruolo di mediazione, dichiarando colloqui paralleli con Washington e Teheran per fermare la guerra “il prima possibile”.
L’Onu-UNHCR segnala fino a 3,2 milioni di sfollati interni in Iran in meno di due settimane di conflitto, con numeri destinati a crescere se le ostilità proseguiranno.
Gerusalemme, Erbil e Mediterraneo: le nuove linee del fronte
La battaglia sull’informazione si concentra su Gerusalemme. Il ministero degli Esteri israeliano diffonde un video di un impatto missilistico “a poche centinaia di metri” dal Muro del Pianto, dalla moschea di Al-Aqsa e dalla chiesa del Santo Sepolcro, accusando l’Iran di colpire indiscriminatamente civili e luoghi santi.
Successive verifiche confermano che il filmato risale al 28 febbraio, primo giorno di guerra, e viene ora riutilizzato per giustificare la chiusura temporanea dei siti religiosi, decisione che ha scatenato le proteste dei Paesi islamici durante il Ramadan.
Sul fronte iracheno, la base di Erbil, che ospita militari italiani e strutture statunitensi, è colpita da un drone Shahed che distrugge un mezzo militare ma non provoca vittime.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto parla di “attacco deliberato” contro una base Nato, mentre il comandante Stefano Pizzotti conferma che il personale si trovava nei bunker durante l’esplosione.
Il governo italiano ha già ridotto la presenza ad Erbil e pianifica ulteriori rientri via terra, probabilmente attraverso la Turchia.
La premier Giorgia Meloni assicura un monitoraggio costante e ringrazia i militari per il contributo alla sicurezza internazionale.
Nel Mediterraneo orientale, il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant (tramite dichiarazioni attribuite al collega Israel Katz) avverte il comandante delle forze armate libanesi Joseph Aoun che, se Beirut non fermerà Hezbollah, Israele “prenderà il territorio” nel sud del Libano.
Prospettive future e possibili conseguenze globali del conflitto
La mancata apparizione pubblica di Mojtaba Khamenei, ferito secondo diplomatici iraniani nel raid del 28 febbraio che avrebbe ucciso anche l’ex Guida Suprema Ali Khamenei e membri della sua famiglia, alimenta interrogativi sulla stabilità interna del potere a Teheran.
Se la chiusura di Hormuz e gli attacchi a infrastrutture energetiche dovessero protrarsi, gli effetti sui prezzi di petrolio e gas sarebbero rapidi, con ripercussioni su inflazione e sicurezza energetica europea e asiatica.
La minaccia del presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf di “abbandonare ogni moderazione” in caso di attacchi Usa-Israele alle isole del Golfo indica una soglia di escalation ancora più alta.
Sul versante umanitario, la combinazione di bombardamenti su Libano e Iran e di sfollamenti di massa rischia di aprire una nuova crisi di rifugiati in Medio Oriente, mentre iniziative come gli aiuti italiani da 10 milioni di euro annunciati da Antonio Tajani al Libano restano, per ora, largamente insufficienti rispetto alla portata dell’emergenza.
FAQ
Chi è Mojtaba Khamenei e perché il suo ruolo è cruciale
È la nuova Guida Suprema iraniana, succede ad Ali Khamenei. Detiene il controllo ultimo su esercito, Pasdaran e politica estera.
Cosa significa la chiusura dello Stretto di Hormuz per l’economia
Significa un potenziale blocco parziale del 20% circa del traffico mondiale di petrolio, con rialzi immediati di prezzi ed elevata volatilità.
Perché la base italiana di Erbil è stata colpita
È stata colpita da un drone Shahed in un’area con varie strutture Nato e Usa. L’attacco appare parte della pressione iraniana nella regione.
Quanti sfollati ha già causato la guerra in Iran
L’UNHCR stima tra 600.000 e un milione di famiglie sfollate internamente, pari fino a 3,2 milioni di persone.
Quali sono le fonti utilizzate per questo articolo
L’articolo deriva da un’elaborazione giornalistica su fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
PUBBLICITA’ – COMUNICATI STAMPA – PROVE PRODOTTI
Per acquistare pubblicità CLICCA QUI
Per inviarci comunicati stampa e per proporci prodotti da testare prodotti CLICCA QUI



