Ministero Cultura respinge documentario premiato su Giulio Regeni per scarso valore
Indice dei Contenuti:
Stop ai fondi pubblici al documentario su Giulio Regeni: cosa è successo
Il ministero della Cultura ha negato il riconoscimento di “interesse culturale” – e quindi il sostegno economico – al documentario “Tutto il male del mondo”, dedicato alla vicenda di Giulio Regeni, ricercatore italiano sequestrato, torturato e ucciso al Cairo nel 2016.
La decisione è stata assunta dalla commissione ministeriale competente sui contributi al cinema, in Italia, nelle ultime settimane.
Il diniego arriva nonostante il film, diretto da Simone Manetti e prodotto da Mario Mazzarotto per Ganesh e Fandango, sia già stato realizzato, distribuito e premiato con il Nastro d’Argento per la legalità, e mentre è in corso un ampio tour di proiezioni universitarie e istituzionali, inclusa una data al Parlamento europeo. Il produttore Domenico Procacci parla apertamente di “scelta politica”.
In sintesi:
- Il ministero della Cultura nega l’“interesse culturale” al documentario su Giulio Regeni.
- Il film “Tutto il male del mondo” è già uscito e ha vinto il Nastro d’Argento.
- Prevista una vasta circuitazione: 76 università italiane e una proiezione al Parlamento europeo.
- I produttori contestano una decisione ritenuta politica e non artistica.
Perché il caso del documentario su Regeni è esploso ora
Il nodo è la valutazione della commissione del ministero della Cultura: nessun “interesse culturale” per il documentario su Giulio Regeni, requisito essenziale per accedere ai contributi pubblici destinati al cinema.
Una conclusione che contrasta con il percorso critico e civile del film, già insignito del Nastro d’Argento per la legalità e al centro di un tour in settantasei università italiane, promosso dalla senatrice a vita Elena Cattaneo, oltre a una proiezione fissata per il 5 maggio al Parlamento europeo.
Per Domenico Procacci, produttore di Fandango, non si tratta di una questione estetica: “La storia di Giulio dovrebbe ferire e indignare non soltanto una parte del Paese, ma tutti quelli che hanno un minimo di umanità… invece fatalmente è diventata una battaglia politica”. Procacci evidenzia che, a differenza dei progetti ancora da realizzare, qui il film esiste, è stato visto, valutato e premiato.
Il caso riapre il dibattito sul ruolo delle istituzioni culturali rispetto alle opere che interrogano verità, giustizia e diritti umani in relazione ai rapporti con l’Egitto.
Il documentario “Tutto il male del mondo” e la battaglia per la verità
“Tutto il male del mondo” prende il titolo dalle parole della madre di Giulio Regeni, Paola Deffendi, dopo aver visto il volto del figlio all’obitorio del Cairo.
Il documentario di Simone Manetti ricostruisce le tappe dell’inchiesta italiana e il processo in corso, attraverso le deposizioni dei testimoni e il racconto diretto dei genitori di Giulio, Claudio Regeni e Paola Deffendi, affiancati dall’avvocata Alessandra Ballerini.
La loro è una lunga battaglia civile per “verità e giustizia”, condotta anche contro le opacità del regime egiziano e le lentezze della cooperazione giudiziaria internazionale.
I familiari hanno spiegato al lancio del film: “Confidiamo che possa fare conoscere la nostra lunga battaglia per ottenere verità e giustizia e possa fare comprendere tutto il male che abbiamo dovuto affrontare e gli ideali che ci hanno animati. Ci auguriamo che la consapevolezza di ‘tutto il male del mondo’ che si è abbattuto su Giulio e su di noi, possa renderne più difficile la sua reiterazione, che pure sappiamo compiersi, spesso nell’impunità, ai danni dei molti Giuli e Giulie del mondo”.
La scelta del ministero, in questo quadro, rischia di avere un impatto simbolico forte sul sostegno istituzionale alle narrazioni che documentano violazioni dei diritti umani e responsabilità internazionali.
FAQ
Perché il ministero ha negato l’interesse culturale al film su Regeni?
La decisione è stata motivata formalmente dalla commissione con l’assenza di “interesse culturale”, requisito necessario per concedere i contributi economici pubblici al documentario.
Il documentario su Giulio Regeni è già disponibile al pubblico?
Sì, il documentario è già stato realizzato, distribuito e premiato. È inoltre programmato in 76 università italiane e in una proiezione al Parlamento europeo.
Chi ha realizzato e prodotto “Tutto il male del mondo” su Giulio Regeni?
Il documentario è diretto da Simone Manetti e prodotto da Mario Mazzarotto per Ganesh insieme alla casa di produzione Fandango.
Qual è il ruolo della famiglia Regeni nel documentario?
La famiglia partecipa attivamente: i genitori Claudio Regeni e Paola Deffendi raccontano la vicenda, affiancati dall’avvocata di fiducia Alessandra Ballerini.
Da quali fonti è stata elaborata questa ricostruzione giornalistica?
Questa ricostruzione deriva da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.

