Meta al centro del maxi processo su sicurezza dei minori, nuove accuse su gestione interna e occultamento prove cruciali

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Meta: processo per la sicurezza dei minori, vuole nascondere le prove
Processo in New Mexico
Nel procedimento avviato dal procuratore generale del New Mexico, l’accusa sostiene che le piattaforme di Meta non abbiano protetto adeguatamente i minori da predatori sessuali, tratta e abusi online. Il dibattimento, fissato per il 2 febbraio, è il primo a livello statale a mettere così esplicitamente sotto accusa un colosso dei social per la sicurezza dei più giovani.
Secondo gli atti esaminati da Wired, i legali chiedono di eliminare dal processo quasi ogni elemento potenzialmente sfavorevole. Nel mirino ci sono studi sull’impatto dei social sulla salute mentale, testimonianze legate a suicidi di adolescenti, precedenti violazioni della privacy, dati finanziari e persino aspetti biografici del fondatore Mark Zuckerberg.
La procura accusa anche la società di aver permesso la circolazione di contenuti espliciti visibili ai minorenni e di non aver implementato barriere di protezione efficaci. Se la corte accogliesse in blocco le richieste di esclusione, la capacità dell’accusa di dimostrare un quadro sistemico di negligenza verrebbe drasticamente ridotta.
Strategia difensiva aggressiva
Giuristi interpellati da Wired definiscono insolitamente esteso il tentativo di confinare le prove. In ogni processo civile è normale chiedere di escludere materiali irrilevanti o eccessivamente pregiudizievoli, ma qui l’azienda punta a tagliare interi capitoli tematici, dalla salute mentale alle falle di moderazione dei contenuti.
Tra le richieste più controverse spicca il divieto di citare l’allarme sulla salute pubblica lanciato dall’ex chirurgo generale degli Stati Uniti, Vivek Murthy, sui rischi dei social per i giovani. La difesa sostiene che questi avvertimenti possano condizionare la giuria più sul piano emotivo che su quello fattuale.
La società domanda inoltre di tenere fuori dal dibattimento i riferimenti ai propri chatbot basati su intelligenza artificiale e ai sondaggi interni sulla quantità di contenuti inappropriati presenti su Facebook e Instagram. L’argomento chiave è che tali informazioni non sarebbero strettamente pertinenti alle accuse specifiche del New Mexico e finirebbero per trasformare il processo in un referendum globale sull’azienda.
Ricerche interne e responsabilità
I documenti interni mostrerebbero analisi sulle ricadute psicologiche dei social sui minori e misurazioni della presenza di contenuti dannosi, inclusi materiali sessuali e interazioni predatorie. La richiesta di tenerli fuori dall’aula viene letta da molti osservatori come tentativo di impedire che il pubblico veda quanto l’azienda sapeva e quanto ha effettivamente agito per mitigare i rischi.
La difesa invoca il timore di “pregiudizio ingiusto”: la giuria, bombardata da casi di suicidi o da statistiche allarmanti, potrebbe punire la società oltre i fatti del singolo Stato. Ma per l’accusa proprio quelle ricerche dimostrano consapevolezza interna dei problemi e lentezza, se non resistenza, nel modificare algoritmi e sistemi di segnalazione.
In gioco non c’è solo un eventuale risarcimento economico per il New Mexico, ma un precedente legale in grado di influenzare altre cause statali e federali. Se il giudice dovesse consentire l’ingresso massiccio di queste prove, la narrazione pubblica sul ruolo delle big tech nella protezione dei minori potrebbe cambiare radicalmente, incidendo su regolazione e reputazione globale del gruppo di Menlo Park.
FAQ
D: Di cosa è accusata l’azienda nel caso del New Mexico?
R: Di non aver impedito abusi, adescamento e circolazione di contenuti espliciti destinati ai minori sulle proprie piattaforme.
D: Perché la difesa vuole escludere tante prove?
R: Ritiene che studi, statistiche e testimonianze ampie possano influenzare emotivamente la giuria oltre il perimetro del caso.
D: Quali tipi di documenti si vogliono tenere fuori dal processo?
R: Ricerche interne, dati su salute mentale, storie di suicidi, precedenti sulla privacy, informazioni finanziarie e dettagli biografici del fondatore.
D: Che ruolo ha l’allarme di Vivek Murthy?
R: L’ex chirurgo generale ha segnalato rischi per la salute mentale dei giovani legati ai social; la difesa vuole impedirne la citazione in aula.
D: Perché i sondaggi interni sui contenuti problematici sono centrali?
R: Perché mostrerebbero quanto la società fosse consapevole della diffusione di materiali inappropriati rivolti ai minori.
D: Questo processo può diventare un precedente per altri Stati?
R: Sì, una decisione ampia sulle prove potrebbe orientare futuri contenziosi contro la stessa azienda o altre big tech.
D: Cosa contestano gli esperti legali intervistati?
R: Sostengono che l’ampiezza delle richieste di esclusione rischia di svuotare il processo della sua funzione di accertamento completo dei fatti.
D: Qual è la fonte giornalistica principale delle informazioni sul caso?
R: I dettagli sulle mosse processuali e sulle richieste di esclusione delle prove provengono da un’inchiesta del magazine tecnologico Wired.




