Meloni ordina la linea dura nel governo, fuori immediatamente tutti i ministri e sottosegretari indagati

Meloni dopo il referendum avvia resa dei conti su giustizia e governo
La premier Giorgia Meloni, reduce dalla sconfitta referendaria, ha avviato a Roma un duro redde rationem interno sul tema giustizia, tradizionalmente identitario per la destra.
Nel day after del voto, il governo ha registrato le dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, mentre la presidente del Consiglio ha chiesto pubblicamente un passo indietro alla ministra del Turismo Daniela Santanchè, coinvolta in procedimenti giudiziari a Milano.
La scelta punta a recuperare credibilità dopo il voto, eliminando dal perimetro dell’esecutivo i casi più esposti alle critiche dell’opposizione.
Meloni esclude per ora una crisi politica formale, non intende chiedere la fiducia alle Camere né ha in agenda un confronto con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Il segnale alla maggioranza è chiaro: riallineare governo e narrazione sul principio *“se sbagli paghi”*, finora applicato con rigore soprattutto agli avversari politici.
In sintesi:
- Meloni reagisce alla sconfitta referendaria con una stretta politica e giudiziaria interna.
- Dimissioni di Delmastro e Bartolozzi, richiesta formale di passo indietro a Santanchè.
- La premier punta a ricompattare identità sulla giustizia e ridurre attacchi delle opposizioni.
- Nessuna richiesta di nuova fiducia in Parlamento, ma ipotesi di rimpasto più ampia.
Dimissioni, pressioni su Santanchè e ipotesi rimpasto nell’esecutivo
La giornata a Palazzo Chigi è stata segnata da decisioni rapide. Sono arrivate le dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro e di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Contestualmente, la premier ha diffuso una nota senza precedenti, chiedendo esplicitamente a Daniela Santanchè di lasciare l’incarico. La ministra è a processo a Milano per presunto falso in bilancio su Visibilia ed è indagata per ipotesi di bancarotta e presunta truffa all’Inps.
Nella moral suasion verso Santanchè sarebbe coinvolto anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, come già a inizio 2025, quando la ministra aveva subordinato l’addio a una esplicita richiesta di Meloni. Allora la richiesta non arrivò, oggi è invece formale e pubblica.
La premier valuta se assumere l’interim del Turismo o affidarlo a un tecnico di peso. Ma nella maggioranza si è consapevoli che la sostituzione di un terzo ministro – dopo Gennaro Sangiuliano e Raffaele Fitto – renderebbe politicamente opportuna una nuova fiducia parlamentare, con tutte le incognite del caso.
Le analisi interne sull’esito referendario indicano fattori politici “endogeni” non marginali.
Secondo i ragionamenti ai vertici, una quota di elettorato avrebbe punito la “scarsa coerenza” tra lo slogan *“se sbagli paghi”* e la gestione dei casi interni.
I dossier più citati sono proprio quelli di Santanchè, Delmastro e Bartolozzi, individuati come tre vulnerabilità da rimuovere per disinnescare le campagne delle opposizioni sulla doppia morale.
Da qui l’accelerazione sulle dimissioni di Delmastro e Bartolozzi, maturata in lunghe riunioni tra Meloni e la dirigenza di Fratelli d’Italia. Nel partito era chiaro che la leader non avrebbe più coperto il sottosegretario, rompendo una tradizione di tutela dei fedelissimi.
L’obiettivo, nelle intenzioni, è mettere al riparo l’esecutivo da ulteriori imbarazzi, archiviando i casi più divisivi prima della nuova stagione di riforme sulla giustizia.
A Palazzo Chigi è stato considerato particolarmente dannoso l’“autogol” di Giusi Bartolozzi, che aveva definito la magistratura un *“plotone di esecuzione”* nel momento più delicato della campagna referendaria.
Nonostante il ruolo tecnico, Bartolozzi è stata protagonista di numerose vicende politiche, incluso il caso Almasri, per cui risulta indagata: un cumulo di esposizione giudiziaria e politica divenuto insostenibile. Solo otto ore prima delle dimissioni, il ministro Carlo Nordio l’aveva pubblicamente blindata, salvo poi subire l’accelerazione imposta dalla premier.
Il confronto finale – tre ore con Nordio, Bartolozzi e Delmastro – ha chiuso il capitolo. Le deleghe al Dap potrebbero ora passare al viceministro Francesco Paolo Sisto o al sottosegretario Andrea Ostellari; in alternativa, è allo studio la nomina di un nuovo sottosegretario in quota FdI.
Per l’ex magistrata si ipotizza già un incarico nella prossima tornata di nomine ai vertici delle società partecipate. La doppia mossa di Meloni registra apprezzamenti in Forza Italia, dove viene letta come scelta utile ad abbassare la tensione e sottrarre il governo a strumentalizzazioni su legalità e doppi standard.
Gli scenari futuri tra Algeria, giustizia e gestione della maggioranza
Meloni vola in Algeria con un dossier politico aperto: la ridefinizione degli equilibri di governo dopo la sconfitta referendaria.
Il nodo centrale resta il rapporto con gli alleati, in particolare la Lega, accusata nei ragionamenti interni di “scarso impegno” sulla consultazione, critica condivisa anche da esponenti di Forza Italia.
La premier punta a rilanciare l’agenda sulla giustizia con maggiore coerenza interna, riducendo le zone grigie e ricompattando l’elettorato di destra attorno a un messaggio di rigore applicato anche alla propria classe dirigente.
Nel breve periodo, il rimpasto resta un’opzione concreta ma delicata: ogni nuova sostituzione ministeriale può riaprire il dibattito su una fiducia formale alle Camere, trasformando la gestione dei casi giudiziari in un test politico sulla tenuta complessiva della maggioranza.
FAQ
Perché Giorgia Meloni ha chiesto il passo indietro di Daniela Santanchè?
La richiesta nasce dai procedimenti giudiziari milanesi su Visibilia (falso in bilancio) e dalle ipotesi di bancarotta e truffa all’Inps, considerate incompatibili con la linea di rigore del governo.
Le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi sono legate al referendum?
Sì, politicamente sono una risposta alla sconfitta referendaria: mirano a recuperare coerenza sulla giustizia ed eliminare punti deboli che alimentavano l’accusa di doppio standard interno.
Il governo Meloni dovrà chiedere una nuova fiducia in Parlamento?
Al momento no, ma la sostituzione di un terzo ministro dopo Sangiuliano e Fitto renderebbe politicamente probabile un passaggio parlamentare, con voti di fiducia su nuovo assetto.
Che ruolo ha la Lega nel malumore di Meloni sul referendum?
Secondo analisi interne, Meloni imputa alla Lega uno “scarso impegno” sulla campagna referendaria, percepito come segnale di scarsa coesione e di minor investimento politico sul dossier giustizia.
Quali sono le fonti originarie delle informazioni riportate nell’articolo?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta di contenuti provenienti da Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, successivamente rielaborati dalla nostra Redazione.
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