Mafia corsa in Svizzera, svelata rete segreta: locali insospettabili al centro del riciclaggio di milioni di euro

Indice dei Contenuti:
I traffici della mafia corsa in Svizzera. Così le bande riciclano soldi nei locali
Locali svizzeri nel mirino
I nuovi equilibri criminali della mafia corsa si misurano oggi nei quartieri turistici di **Ginevra**, **Losanna** e delle località sciistiche elvetiche, dove una rete di società di comodo controlla bar, ristoranti, lounge bar e club privati. In apparenza si tratta di imprenditori stranieri interessati all’intrattenimento di fascia alta; dietro, secondo diverse fonti investigative europee, agiscono emissari dei gruppi di **Ajaccio**. La chiave è la liquidità: montagne di contanti provenienti da estorsioni, traffico di droga, armi e rifiuti vengono riversate in casse registratori sempre pieni, giustificati da afflussi turistici e serate con incassi difficilmente verificabili.
Le autorità fiscali della **Svizzera francofona** si trovano così a dover distinguere tra nightlife genuina e locali usati come lavatrici di denaro sporco. L’assenza di colpi di pistola, tipici della gestione del territorio in Corsica, rende meno visibile il pericolo: i clan scelgono la via più silenziosa, fatta di acquisizioni, prestanome e contratti di affitto opachi con proprietari immobiliari disposti a chiudere un occhio pur di incassare canoni elevati.
L’effetto finale è un tessuto commerciale inquinato, dove i veri titolari sfuggono ai registri pubblici e il confine tra economia reale e criminalità diventa quasi invisibile agli occhi dei clienti.
Struttura dei clan e capitali in fuga
La galassia corsa ruota oggi attorno a circa venti gruppi che si riconoscono in due poli principali: la banda del **Petit Bar** e il clan **Mattei**, eredi di un potere un tempo accentrato nella figura di **Jean-Baptiste Jérôme Colonna**. Non esiste una verticale unica: i gruppi sono autonomi, si alleano su singole operazioni e si spartiscono aree di influenza nei settori della droga, delle armi e degli appalti. Questa architettura fluida facilita l’espansione fuori dall’isola, dove le cellule operative sembrano “start-up criminali” capaci di adattarsi alle normative locali.
In **Svizzera**, i capitali arrivano filtrati da società registrate in **Lussemburgo**, **Malta** o negli stessi cantoni elvetici, che poi investono in catene di wine bar, discoteche stagionali, lounge in quota o ristoranti con forte uso di contanti. Ogni locale diventa un nodo della rete: fatture gonfiate, incassi “in nero” che magicamente appaiono in contabilità, prestiti infragruppo che trasformano soldi da estorsioni in finanziamenti regolari.
Il risultato è un processo di bonifica finanziaria completo: il denaro esce dalla Corsica macchiato di sangue ed entra nei bilanci svizzeri come utile di esercizio, pronto a rientrare nell’isola sotto forma di investimenti immobiliari, hotel boutique o marina turistiche.
Allarme istituzionale e vuoti di controllo
La portata del fenomeno è stata messa nero su bianco dal **Service d’information, de renseignement et d’analyse stratégique sur la criminalité organisée (Sirasco)**, l’unità della polizia giudiziaria francese dedicata alla criminalità organizzata. Nel rapporto diffuso nel luglio scorso si parla di un’infiltrazione nei “settori politici, sociali ed economici” capace di dominare le attività legali più redditizie nel Sud della **Francia**. È proprio questo modello a esportare metodi e capitali verso la **Svizzera**, dove la vigilanza antiriciclaggio nel comparto dell’intrattenimento resta disomogenea tra cantone e cantone.
La reazione di **Parigi** è arrivata con mesi di ritardo: il ministro dell’Interno **Gérald Darmanin** ha annunciato la creazione di un pool antimafia con sede a **Bastia**, dotato di magistrati e investigatori specializzati sui clan corsi. Nel dossier ufficiale si parla di “vasta ricomposizione” degli equilibri criminali e del rischio di escalation violenta sull’isola, mentre fuori dai confini nazionali prevale la strategia del mimetismo economico.
L’**Italia**, forte dell’esperienza della Direzione nazionale antimafia voluta da **Giovanni Falcone**, ha individuato da tempo i segnali di penetrazione economico-finanziaria nei settori turistici alpini, ma il coordinamento giudiziario con la Svizzera resta lacunoso. Ogni ritardo nei controlli sugli investimenti esteri nei locali notturni offre quindi ai clan corsi un ulteriore vantaggio competitivo nel conquistare fette di mercato legale.
FAQ
D: Che cosa cercano i clan corsi in Svizzera?
R: Principalmente la possibilità di riciclare capitali illeciti nell’intrattenimento e nella ristorazione, settori ad alta circolazione di contante.
D: Perché i locali notturni sono così appetibili?
R: Consentono di dichiarare incassi difficilmente verificabili, mescolando flussi puliti e sporchi attraverso scontrini e fatture gonfiate.
D: Esistono collegamenti diretti con la strage di Crans Montana?
R: Al momento non ci sono evidenze investigative di un legame diretto, ma il contesto ha riacceso l’attenzione sul ruolo della mafia corsa nella regione alpina.
D: Chi sono i principali gruppi della mafia corsa?
R: I poli più influenti vengono individuati nella banda del Petit Bar e nel clan Mattei, con una costellazione di gruppi minori affiliati.
D: Qual è la fonte giornalistica originale citata?
R: Le dinamiche descritte si basano su ricostruzioni di stampa che richiamano il rapporto del Sirasco, riportato da quotidiani nazionali francesi e italiani.
D: Che ruolo hanno i prestanome nei cantoni svizzeri?
R: Gestiscono formalmente locali e società, schermando i reali beneficiari riconducibili ai clan di Ajaccio.
D: Come reagiscono le autorità svizzere?
R: Rafforzano gradualmente i controlli antiriciclaggio, ma permangono differenze tra cantoni e settori, soprattutto nel turismo.
D: Perché la Francia è arrivata tardi sul fenomeno?
R: Per anni l’attenzione antimafia internazionale è stata concentrata sull’Italia, sottovalutando la crescita silenziosa dei clan corsi nelle regioni meridionali francesi e oltreconfine.




