La Spezia, Atif sorride mentre Abu agonizza: il dettaglio che sconvolge e divide la città
Indice dei Contenuti:
Dettagli dell’aggressione a scuola
La Spezia, corridoi di un istituto scolastico trasformati in scena del crimine: secondo le prime ricostruzioni, Atif Zouhair avrebbe portato a scuola un coltello con l’intento di colpire Abanoub Youssef. La scintilla sarebbe stata una foto pubblicata sui social, in cui la vittima compariva accanto alla fidanzata del presunto aggressore, circostanza che, stando a quanto riferito dopo il fermo, avrebbe acceso la sua rabbia.
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La lite, iniziata in bagno, si sarebbe spostata rapidamente verso il corridoio. In quella fase, mentre Abu cercava di allontanarsi, l’inseguitore lo avrebbe raggiunto, infliggendo un fendente sotto il costato. Il colpo è stato descritto come diretto e fatale, compatibile con un’azione decisa e non estemporanea.
Testimonianze raccolte a caldo indicano che l’arma fosse stata introdotta a scuola già in altre occasioni, alimentando l’ipotesi di una condotta reiterata e di un gesto preparato. Dopo l’accoltellamento, il presunto autore sarebbe stato fatto sedere in attesa delle forze dell’ordine, mentre la vittima giaceva in condizioni critiche.
Alcuni presenti hanno parlato di un atteggiamento gelido dell’aggressore durante e dopo l’azione, con un’espressione definita come un “ghigno” persistente. Le dinamiche, per modalità e tempi, delineano un’azione rapida, centrata nel perimetro scolastico e consumata in pochi minuti, con esito letale.
Testimonianze dei compagni e della famiglia
Secondo diversi studenti, Atif Zouhair avrebbe portato il coltello a scuola più volte, circostanza ritenuta “nota” in classe. Dopo il litigio in bagno, riferiscono testimoni, l’inseguimento nel corridoio si è concluso con il fendente sotto il costato a Abanoub Youssef. In quei momenti, sostengono, l’aggressore avrebbe mantenuto un’espressione di scherno.
Una delle sorelle di Abu parla di un dettaglio che sconvolge: durante l’azione e mentre il 18enne era a terra agonizzante, l’autore sarebbe rimasto con un sorriso fisso. Lo zio della vittima ribadisce che non era un episodio isolato: “Il coltello era già stato visto in classe in almeno quattro occasioni”, accusa.
La famiglia chiede risposte rapide e certe: “La giustizia faccia il suo corso”, afferma lo zio, sottolineando che una lite “normale” non si conclude con un’arma allo stomaco. I compagni confermano la sequenza: coltello introdotto apposta, fuga della vittima, inseguimento e colpo mirato.
Resta il tema del presunto ghigno dopo l’accoltellamento, mentre l’indagato veniva fatto sedere in attesa della polizia. I racconti concordano sul clima di paura in aula e nei corridoi e sollevano interrogativi su segnali ignorati e allarmi non raccolti.
Domande sulla prevenzione e responsabilità scolastiche
L’ipotesi che il coltello fosse già comparso più volte in aula impone verifiche su protocolli interni e vigilanza. In presenza di segnalazioni ricorrenti, quali strumenti sono stati attivati da docenti e dirigenza per prevenire l’ingresso di armi nei locali scolastici? La ricostruzione suggerisce un comportamento reiterato che avrebbe richiesto escalation immediata verso misure disciplinari e coinvolgimento delle famiglie.
Resta da chiarire se siano stati adottati controlli all’accesso, monitoraggio dei bagni e pattugliamento dei corridoi in orari sensibili. La dinamica, dalla lite al fendente, evidenzia un vuoto di sorveglianza in un’area critica dell’istituto.
È necessario accertare la catena delle responsabilità: eventuali segnalazioni di studenti sono state verbalizzate? La scuola ha attivato procedure anti-violenza e formazione sul rischio? La percezione, raccolta tra i compagni, di un “pericolo noto” pone interrogativi sulla tempestività delle azioni correttive.
Altre questioni aperte riguardano il coordinamento con le forze dell’ordine e i servizi sociali: erano al corrente di episodi precedenti? Un piano di prevenzione efficace avrebbe incluso ascolto protetto degli studenti, gestione dei conflitti e audit di sicurezza nelle aree meno presidiate. La richiesta della famiglia è netta: individuare omissioni, correggere le falle e garantire che condotte a rischio non passino inosservate.
FAQ
- Qual è il contesto dell’aggressione?
Una lite in bagno degenerata in un inseguimento in corridoio e in un fendente sotto il costato ai danni di Abanoub Youssef. - Chi è il presunto aggressore?
Atif Zouhair, studente dello stesso istituto. - Qual è il movente riportato?
La rabbia per una foto sui social in cui la vittima compariva con la fidanzata del presunto aggressore. - Il coltello era già stato portato a scuola?
Secondo compagni e familiari, l’arma sarebbe apparsa in classe in più occasioni. - Ci sono dubbi sulla vigilanza scolastica?
Sì, si contestano controlli insufficienti in bagni e corridoi e la mancata escalation delle segnalazioni. - Quali responsabilità sono al vaglio?
La gestione delle segnalazioni, l’applicazione dei protocolli anti-violenza e il coordinamento con autorità esterne. - Qual è la fonte giornalistica citata?
Le ricostruzioni includono elementi riportati dal Corriere della Sera e testimonianze di compagni e familiari.




