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La Distributed Ledger Technology -DLT- sui mercati finanziari

25 Febbraio 2018

Per capire la Distributed Ledger Technology, occorre partire dall’inizio. I “libri contabili distribuiti“, o libri mastri distribuiti, noti internazionalmente come “Blockchains”, sono essenzialmente registri di transazioni elettroniche. La loro unicità sta nel fatto che sono mantenuti da una rete condivisa o “distribuita” di partecipanti (i cosiddetti ‘nodi’) e non da un’entità centralizzata, il che significa che non c’è sistema di convalida centrale. Un’altra importante caratteristica dei libri mastri distribuiti è l’ampio uso della crittografia, come chiavi pubbliche o private e funzioni di hash, per memorizzare le risorse e convalidare le transazioni.

DLT E SERVIZI FINANZIARI

Fino ad oggi l’applicazione più nota della DLT è il libro mastro pubblico delle transazioni per valute virtuali, come Bitcoin, ecc. Più recentemente si è diffusa l’idea dell’uso di registri distribuiti per i servizi finanziari tradizionali. È importante sottolineare che l’ESMA -European Securities and Markets Authority- ovvero l’autorità europea che garantisce la tutela degli investitori e mercati finanziari stabili, considera che la DLT utilizzata per i servizi finanziari sarebbe sotto vari aspetti diversa dalla Blockchain progettata per Bitcoin. In particolare, mentre la Blockchain delle criptovalute è un sistema aperto in cui tutti possono contribuire alla convalida del processo (permissionless), la DLT utilizzata nei mercati finanziari deve essere un sistema autorizzato solo da partecipanti autorizzati. Infine, sebbene l’ESMA sia consapevole dei rischi di pagamento generati dalle valute virtuali come Bitcoin, ha come obiettivo l’applicazione della tecnologia DLT per trasferirne tutti i vantaggi sui mercati mobiliari.

Secondo Mauro Bellini, Direttore responsabile di numerose testate “verticali” di Digital360, per capire di cosa si parla quando si tratta di Distributed Ledger Technology DLT occorre partire dal significato originale e originario di Ledger, ovvero la base fondamentale della contabilità: certamente, dal momento in cui, grazie alla scrittura, la nostra civiltà ha iniziato a lasciare una memoria delle proprie azioni il Ledger è diventato un riferimento per le azioni con carattere commerciale o di scambio tra due o più parti.

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LA PROSPETTIVA

“Per il Ledger come per tantissime altre attività umane la prospettiva è completamente cambiata con l’avvento del computer” afferma Mauro Bellini “Già a partire dagli Anni ’60 con una grande straordinaria accelerazione negli Anni ’80 e ’90 i ‘Libri mastro’ sono stati il vero grande centro di attenzione dell’informatizzazione nelle grandi aziende e nelle grandi Pubbliche Amministrazioni. Tuttavia per molto tempo ancora i Ledger sono stati interpretati con la stessa fondamentale logica centralizzata che caratterizzava la carta. C’era qualcuno che si occupava del data entry di dati che nascevano come analogici, c’era qualcuno che gestiva i sistemi e c’era qualcuno che, centralmente, gestiva le estrazioni dei dati o la loro elaborazione”.

Dai Ledgers ai Distributed Ledgers grazie alla Blockchain

Anche se non tutti i Distributed Ledger fanno riferimento a catene di blocchi, la Blockchain è certamente il miglior veicolo per applicare la Distributed Ledger Technology. “Con l’avvento della Blockchain i primi Digital Ledger possono vedere una accelerazione grazie alla contemporanea disponibilità di due fattori abilitanti: la criptografia e lo sviluppo di algoritmi di controllo e verifica dei dati che aprono le porte a quelli che diventano i Distributed Ledgers Technology” conclude Mauro Bellini. “Questo modello di architettura permette di interpretare il database in senso molto più ampio rispetto al passato. Non possiamo più semplicemente parlare di Ledgers come archivi, ma dobbiamo parlare di Distributed Ledgers Technology come di un nuovo rapporto tra persone e informazioni”.

I LEDGERS

Come abbiamo visto poco fa parlando di ESMA, ci possono essere “Unpermissioned ledgers” e “Permissioned ledgers”: la differenza sta nel fatto che nel primo caso sono catene aperte, concepite per non essere controllate. Nessuno può impedire che una transazione sia inscritta nel Ledger una volta confermata da tutti i nodi della Blockchain.

Le Permissioned ledgers fanno parte invece di un circuito proprietario, appartenente a un’entità pubblica o privata, definita Trusted. Il controllo è limitato a chi è autorizzato ad effettuarlo, sulla base di regole specifiche, spesso diverse fra l’uno e l’altro dei sistemi. Dal punto di vista dell’efficienza, poiché i controlli sono in mano a un solo operatore, le Permissioned ledgers sono ovviamente più veloci.

Una rete di blockchain privata richiede un invito e deve essere convalidata dallo starter di rete o da una serie di regole messe in atto da chi ha promosso la rete. Le aziende che creano una blockchain privata, in genere, installeranno una rete autorizzata. Ciò pone restrizioni su chi è autorizzato a partecipare alla rete e solo in determinate transazioni. Il meccanismo di controllo dell’accesso potrebbe variare: i partecipanti esistenti potrebbero decidere i futuri entranti; un’autorità di regolamentazione potrebbe rilasciare licenze di partecipazione; o un consorzio potrebbe prendere le decisioni. Una volta che un’entità si è unita alla rete, svolgerà un ruolo nel mantenimento della blockchain in maniera decentralizzata.

Hyperledger Fabric è un esempio di implementazione di un framework blockchain autorizzato e uno dei progetti Hyperledger ospitati da The Linux Foundation. È stato progettato per soddisfare questi requisiti aziendali. Questo tipo di modello blockchain autorizzato offre la possibilità di sfruttare più di 30 anni di documentazione tecnica per realizzare vantaggi significativi.

L’identità digitale, in particolare, è fondamentale per la maggior parte dei casi di utilizzo del settore, sia che gestisca le sfide della catena di approvvigionamento, rinnovi il settore finanziario o faciliti gli scambi di dati riservati nell’assistenza sanitaria. Solo le entità che partecipano a una particolare transazione avranno conoscenza e accesso ad essa – altre entità non avranno accesso.

Secondo www.ibm.com le blockchain autorizzate consentono anche un paio di ordini di grandezza di maggiore scalabilità in termini di throughput transazionale.


Giacomo Zucco Avatar

Giacomo Zucco

Direttore Plan B Network - Crypto Evangelist PhD, MBA, CPA, MD

Giacomo è il direttore di Plan B Network. Ricopre inoltre il ruolo di advisor e investor per realtà leader del settore come OCEAN, Relai, Ark Labs, Twentytwo, Geyser, Lightning Ventures, Breez e LNP/BP. Dedica il suo tempo al supporto di progetti cruciali per il futuro di Bitcoin, agendo di volta in volta come educatore, consulente, imprenditore, maximalist o troll. In passato ha co-organizzato le conferenze Scaling Bitcoin e Understanding Bitcoin, ha favorito la nascita delle proposte OTS, BOLT e RGB e ha collaborato con GreenAddress (ora Blockstream Green), BHB Network e BTCTimes.Laureato in Fisica, ha lavorato per 4 anni in Accenture s.p.a. come Technology Consultant. Opera come freelance nel settore dell’innovazione tecnologica, con partecipazione alla fondazione di diverse startup.

Dall’inizio del 2014 si occupa in prevalenza di consulenza relativamente al protocollo Bitcoin e partecipa a diverse iniziative imprenditoriali legate alle tecnologie delle Cryptocurrencies e degli Smart Contracts: è partner della startup svizzera BitSource e dell’italiana CoinCapital.

Attivista su temi economici e fiscali, partecipa a diversi dibattiti su reti televisive nazionali italiane, e collabora con diverse testate nazionali italiane sia online che cartacee. Interessato alle tematiche dell’internazionalizzazione di impresa e della protezione del risparmio, è partner del network globale WM.

Areas of Expertise: Bitcoin Strategy, Lightning Network, LNP/BP Protocols, Blockchain Governance, Digital Assets Investing, Scalability Proposals (BOLT/RGB), Crypto Education, Venture Capital, Open Timestamps (OTS), Bitcoin Privacy.
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