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La Brexit si sta ridimensionando?

14 Dicembre 2017

Non è un segreto che con la Brexit le maggiori istituzioni finanziarie del mondo stiano pianificando di spostare il personale da Londra una volta che la Gran Bretagna lascerà l’Unione Europea nel marzo 2019.

Ma quanti sono i posti di lavoro in gioco? Secondo una nuova analisi di Nomura, ben 10.000 posti di lavoro potrebbero passare il primo giorno di Brexit. Ma non dello stesso parere è il Financial Times, sulla base di una sua recente indagine pubblicata contemporaneamente. Dopo mesi di negoziati, l’insistenza di Theresa May nel post Brexit e i numerosi tentativi di ritornare sulla decisione referendaria, le cose non sono più tanto chiare.

Allo stato attuale, i movimenti di personale sono stati pianificati in seguito alla prevista perdita del cosiddetto passaporto finanziario britannico. Il passaporto è effettivamente un insieme di regole e regolamenti che consentono alle società finanziarie con sede nel Regno Unito di accedere ai clienti e svolgere attività in tutta Europa. Molti istituti di credito non UE utilizzano il passaporto per operare nel Regno Unito e quindi vendere servizi nell’Unione Europea. Una volta che la Gran Bretagna lascerà l’UE, è quasi certo che per continuare a fornire ai clienti servizi completi in tutta l’UE dopo la Brexit molti istituti di credito avranno bisogno di nuove filiali.

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Numerosi importanti istituti di credito hanno già annunciato trasferimenti nel continente: Goldman Sachs affitta un importante ufficio a Francoforte, Citi apre un hub di private banking in Lussemburgo e la più grande banca del Giappone, Mitsubishi UFJ Financial Group, sceglie Amsterdam.

“La speranza di ottenere un ‘passaporto’ di servizi finanziari è prossima allo zero”, dicono Jordan Rochester e Yujiro Goto di Nomura. “Stimiamo nel caso peggiore il trasferimento di circa 10.000 persone il primo giorno di Brexit, con la possibilità di un numero inferiore se concordato in tempo un accordo di transizione”

Il grafico sottostante illustra quanti posti di lavoro hanno le grandi banche nel Regno Unito e quanti si ritiene siano a rischio, in base ai resoconti dei media e ai calcoli di Nomura:

Però secondo il Financial Times le cose non stanno così. Le stime attuali della delocalizzazione di posti di lavoro sono scese a circa 5.000. Lo scorso luglio la maggior parte delle banche ha rivelato i propri piani per trasferire le sedi da Londra. Su pressioni dalla Bank of England, che richiedeva maggiore chiarezza da parte delle banche, è seguìto un turbine di annunci da istituti di credito come la Deutsche Bank, Barclays e altri che ipotizzavano città come Francoforte, Dublino e altre. Di conseguenza gli analisti prevedevano appunto lo spostamento di migliaia di posti di lavoro del settore bancario fuori Londra.

Tuttavia le proiezioni originali che stimavano più di 10.000 posti di lavoro persi il primo giorno di Brexit ora secondo il Financial Times sembrano eccessive. Ad esempio, Deutsche Bank che aveva stimato il taglio di oltre 4.000 posti di lavoro a Londra, oggi si limita a confermarne solo 350. Ci sono inoltre dei vincoli logistici. Ad esempio, Francoforte ha mostrato una forte carenza di spazi per uffici adatti alle banche e pure Dublino ha evidenziato problemi, date le piccole dimensioni della capitale irlandese.


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Paolo Brambilla

Consigliere Ordine dei Giornalisti di Lombardia. PhD, MBA, CPA, MD

Paolo Brambilla, bocconiano, ha seguito il mondo economico-finanziario per molti anni. Giornalista pubblicista dal 1993. Direttore responsabile di LMF La Mia Finanza Sostenibile. Direttore responsabile di Trendiest Media Agenzia di stampa e Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti di Lombardia, scrive di finanza, cultura e innovazione digitale su varie testate. Rotariano, è stato Assistente del Governatore del Distretto 2041 e tuttora é un membro di Spicco del Rotary Milano 2041.

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