Italiani volontari in Ucraina: il reportage esclusivo che svela chi sono e perché combattono
Indice dei Contenuti:
Arruolamento italiano in ucraina
Kiev diventa crocevia di una nuova ondata di volontari: giovani italiani indossano toppe con la bandiera gialloblù e avviano le pratiche per unirsi alle Forze Armate ucraine. Tra loro c’è Andrea Cappelletti, 25 anni, di Cantù, che mostra i passaggi dell’arruolamento mentre attraversa Piazza Maidan, davanti ai memoriali con le foto dei caduti italiani. “Ho messo in conto di morire, meglio che restare a guardare”, afferma, definendosi pronto a partire.
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Il nome di battaglia scelto è “Velite”, richiamo ai portatori d’acqua in prima linea nell’antica Roma: dopo anni di missioni di aiuti tra Kherson e Povkorosk, ora l’obiettivo è il fronte. A dicembre ha lasciato il lavoro di designer in Italia e ha avviato l’iter per entrare nel 411º reggimento come pilota di droni d’attacco.
Con lui anche N., 34 anni, di Verona, da dieci giorni a Kiev: ex programmatore, ha scelto di non informare la famiglia. Il gruppo, composto da ragazzi provenienti da Veneto, Emilia-Romagna e Toscana, si dice convinto della tenuta ucraina: “Non arrendersi è decisivo; a Mosca mancherà la motivazione”.
Motivazioni europeiste e scelte personali
La scelta dei volontari italiani è radicata in un’idea di Europa come progetto politico e civile, non solo geografico. Citano Altiero Spinelli e il Manifesto di Ventotene come riferimento culturale, vedendo nella difesa di Kiev un tassello della costruzione europea. L’adesione al fronte, spiegano, non nasce da spirito avventuriero ma da una visione di responsabilità condivisa.
Per Andrea Cappelletti l’impegno umanitario non basta più: “La pace senza difesa resta un auspicio”. La decisione arriva dopo anni di consegne di aiuti tra Kherson e Povkorosk, diventata ora scelta militare con il nominativo “Velite”. La consapevolezza del rischio personale è esplicita, accettata come conseguenza di un dovere percepito.
N., 34 anni, ex programmatore di Verona, interpreta l’arruolamento come passaggio di fase: chiuso un ciclo professionale, apre uno civile-militare in nome di un’Europa “diversa”. Il gruppo italiano condivide un’aspettativa di vittoria legata alla motivazione: resistere, dicono, logorerà la volontà russa più dei numeri.
Supporto dell’associazione stur e impatto sulle famiglie
L’associazione STUR — Support the Ukrainian Resistance — coordina una rete di una quindicina di volontari e decine di donatori, fornendo cibo italiano, medicinali e attrezzature mediche al fronte. Oltre alla logistica, gestisce uno sportello di supporto psicosociale per i parenti dei ragazzi che scelgono l’arruolamento, riconoscendo il carico emotivo di chi resta in Italia.
Le famiglie affrontano dissensi e silenzi: il padre di Andrea Cappelletti, impegnato negli aiuti umanitari, non condivide il passaggio alle armi; altri, come il 34enne di Verona, non informano i propri cari. STUR media, orienta e accompagna, spiegando procedure e rischi, e creando canali di comunicazione con i reparti ucraini.
Un gruppo di amici ventenni da Verona, Emilia-Romagna e Toscana trova nella struttura un riferimento per documenti, trasferimenti e contatti in Kiev. L’associazione monitora lo stress post-partenza, offre colloqui periodici ai familiari e fa da cerniera tra necessità operative e tutela dei legami affettivi, senza promettere rientri né esiti.
FAQ
- Chi è STUR?
Associazione italiana che supporta la resistenza ucraina con aiuti e accompagnamento ai volontari. - Quanti sono i volontari seguiti?
Una ventina di italiani impegnati al fronte, con una rete di una quindicina di attivisti e decine di donatori. - Quali servizi offre STUR alle famiglie?
Sportello psicosociale, orientamento su procedure, contatti con reparti e monitoraggio dello stress. - Che tipo di aiuti materiali invia STUR?
Cibo italiano, medicinali e attrezzature mediche destinate alle unità ucraine. - Qual è il profilo dei volontari citati?
Giovani italiani, tra cui un 25enne di Cantù e un 34enne di Verona, con precedenti esperienze civili. - Come vengono gestiti i dissensi familiari?
Mediazione, informazione sui rischi e colloqui periodici post-partenza. - Fonte giornalistica?
ANSA — ansa.it.




