Italia e Svizzera, la crisi silenziosa che agita i rapporti diplomatici

Indice dei Contenuti:
Italia-Svizzera, tensioni diplomatiche sul caso Crans-Montana
Crisi diplomatica in evoluzione
Lo scontro tra Italia e Svizzera sul dossier di Crans-Montana si è trasformato in una vera frizione diplomatica, con effetti immediati sulla rappresentanza italiana a Berna. Una lettera di Giorgia Meloni da Palazzo Chigi ha infatti confermato che l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado rientrerà in sede solo dopo la creazione di una “squadra investigativa comune” per far luce sul dramma di Capodanno in Valles. Si tratta del secondo intervento formale del Governo italiano dopo il comunicato del 24 gennaio contro la scarcerazione su cauzione di Jacques Moretti.
L’esecutivo italiano ha già attivato propri canali d’indagine e avviato un procedimento autonomo, facendo leva sulla presenza di cittadini italiani tra le vittime. Parallelamente, il Dipartimento federale degli affari esteri ha ribadito che il fascicolo resta di competenza della giustizia cantonale vallesana e che la separazione dei poteri è un pilastro dell’ordinamento elvetico. I toni ufficiali di Berna restano moderati: il Consiglio federale sottolinea la volontà di accertare fatti e responsabilità, ma rimanda con fermezza agli strumenti della giustizia ordinaria.
Un eventuale rifiuto da parte della procura vallesana alla richiesta italiana di collaborazione rafforzata rischia di essere percepito a Roma come un affronto politico, con possibili ripercussioni su un rapporto bilaterale finora solido. Analisti e diplomatici avvertono che la gestione pubblica del caso, più che il merito giudiziario, potrebbe diventare il vero detonatore di lungo periodo.
Giustizia, cooperazione e limiti del potere politico
Secondo il Dipartimento federale degli affari esteri, la linea svizzera è chiara: rispetto delle vittime, ma nessuna interferenza del potere esecutivo sui magistrati vallesani. L’ambasciatore svizzero in Italia, Roberto Balzaretti, precisa che la cooperazione giudiziaria con l’Italia procede in via ordinaria, al di là delle tensioni politiche, e che il resto dei dossier bilaterali continua “quasi normalmente”.
Roma ha attivato un fascicolo per rogatoria internazionale e presentato una richiesta ufficiale al dipartimento federale competente, poi trasmessa alla magistratura vallesana che dovrà rispondere entro i termini stabiliti. Per l’ambasciatore, trattenere l’ambasciatore italiano come strumento di pressione è una “leva sbagliata”, perché l’indipendenza della giustizia non può diventare oggetto di negoziato politico.
L’avvocato ed ex procuratore pubblico Emanuele Stauffer distingue tra cooperazione classica e inchieste congiunte previste dalle convenzioni internazionali. In questo caso, l’inchiesta congiunta appare, a suo giudizio, poco coerente con la ratio dello strumento, pensato per reati transnazionali complessi. Esistono già due procedimenti paralleli – uno vallesano e uno italiano – che possono coordinarsi tramite rogatorie, ritenute sufficienti a garantire trasparenza, scambio di prove e tutela dei diritti delle famiglie colpite.
Reazioni politiche e memoria dei precedenti storici
Nel dibattito interno svizzero, diverse voci criticano l’approccio italiano. Il consigliere nazionale del Centro Giorgio Fonio parla apertamente di “ricatto” da parte della presidente del Consiglio italiana e giudica “strumentalizzata” la tragedia di Crans-Montana, con finalità principalmente elettorali. A suo dire, l’opinione pubblica italiana non sarebbe compatta nel sostenere la linea dura di Palazzo Chigi, e numerosi cittadini avrebbero preso le distanze da metodi ritenuti eccessivi.
Il consigliere nazionale UDC Piero Marchesi definisce “folle” la pretesa di una presenza investigativa italiana diretta sul territorio svizzero e giudica fuori luogo qualsiasi pressione politica su un altro Stato di diritto. Per entrambi, il punto fermo resta il richiamo alla separazione dei poteri e alle tempistiche proprie della giurisdizione elvetica.
Gli esperti ricordano che i rapporti tra Roma e Berna hanno conosciuto momenti di forte tensione anche in passato: dalla crisi del 1902 sull’estradizione di un giornalista anarchico, alla dichiarazione di “persona non grata” dell’ambasciatore svizzero nella Roma fascista nel 1942, fino al caso, negli anni ’80, dell’ambasciatore italiano coinvolto in un articolo molto critico verso la Svizzera. Questi precedenti dimostrano che gli incidenti diplomatici possono essere gestiti e superati, ma lasciano spesso cicatrici durature nella memoria istituzionale di entrambi i Paesi.
FAQ
D: Perché l’ambasciatore italiano in Svizzera non è ancora rientrato a Berna?
R: Il suo rientro è stato subordinato dal Governo italiano alla creazione di una squadra investigativa comune sul caso di Capodanno a Crans-Montana.
D: Chi ha competenza primaria sul procedimento penale relativo ai fatti di Crans-Montana?
R: La competenza principale è della giustizia vallesana, secondo l’ordinamento elvetico e la regola del luogo in cui si è verificato il reato.
D: L’Italia può aprire un’inchiesta autonoma sui fatti?
R: Sì, perché tra le vittime vi sono cittadini italiani e ciò conferisce competenza alla magistratura nazionale per un procedimento parallelo.
D: Che differenza c’è tra rogatoria internazionale e inchiesta congiunta?
R: La rogatoria è lo scambio di atti e prove tra autorità nazionali, mentre l’inchiesta congiunta prevede squadre investigative miste, di solito per casi transnazionali complessi.
D: Le tensioni attuali compromettono l’intera cooperazione bilaterale?
R: Secondo l’ambasciatore svizzero a Roma, la cooperazione procede quasi normalmente e la crisi riguarda soprattutto il piano politico e mediatico.
D: La posizione italiana è considerata un ricatto diplomatico?
R: Alcuni esponenti politici svizzeri, come Giorgio Fonio, interpretano la scelta di trattenere l’ambasciatore come una forma di pressione inaccettabile.
D: Quali sono i principali precedenti storici di crisi tra Italia e Svizzera?
R: Tra i casi più citati: la rottura delle relazioni nel 1902 sull’estradizione di un giornalista, le tensioni del 1942 e le frizioni degli anni ’80 legate a critiche pubbliche verso la Svizzera.
D: Qual è la fonte giornalistica originale sulla quale si basa questa ricostruzione?
R: La ricostruzione riprende e rielabora informazioni emerse in uno speciale del Telegiornale della radiotelevisione svizzera, con interventi di diplomatici, giuristi e rappresentanti politici.




