Iran Usa, stretta su Hormuz uranio e fondi congelati blocca il negoziato diplomatico
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Perché il negoziato USA-Iran a Islamabad si è arenato su tre nodi chiave
Dopo oltre venti ore di colloqui a Islamabad, la delegazione degli Stati Uniti guidata dal vicepresidente JD Vance e quella della Repubblica islamica dell’Iran, condotta dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, non hanno raggiunto alcun accordo.
Il negoziato, concluso poco prima dell’alba, mirava a sbloccare tre dossier cruciali: riapertura dello Stretto di Hormuz, gestione delle scorte di uranio altamente arricchito iraniano, sblocco di circa 27 miliardi di dollari di fondi petroliferi congelati all’estero.
Washington ha presentato quella definita come “offerta finale”, mentre Teheran ha rilanciato con richieste economiche e di sicurezza giudicate inaccettabili dagli americani. Il confronto, il più rilevante dal 1979, si è chiuso senza intesa ma con un segnale politico di apertura reciproca.
In sintesi:
- Fallito il negoziato diretto USA-Iran a Islamabad dopo oltre venti ore di colloqui.
- Tre nodi irrisolti: Stretto di Hormuz, uranio altamente arricchito, fondi petroliferi congelati.
- Teheran chiede 27 miliardi sbloccati e risarcimenti per gli attacchi aerei.
- Contatto politico più alto tra i due Paesi dalla rottura del 1979.
I tre dossier che hanno fatto saltare l’intesa tra Washington e Teheran
Il primo punto di frizione riguarda lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico da cui transita una quota decisiva delle esportazioni energetiche mondiali.
Gli Stati Uniti hanno chiesto una riapertura immediata e completa al traffico marittimo commerciale, per stabilizzare rotte e prezzi energetici globali. L’Iran, considerandolo leva negoziale centrale, si è detto disponibile solo nell’ambito di un accordo di pace complessivo, rifiutando concessioni unilaterali.
Il secondo dossier, quello nucleare, verte su circa 900 libbre (408 chili) di uranio altamente arricchito, materiale vicino alla soglia d’impiego militare. L’amministrazione del presidente Donald Trump ha spinto per il trasferimento o la vendita all’estero dell’intero stock, mentre Teheran ha avanzato una controproposta non ritenuta sufficiente.
Sul fronte economico, Teheran pretende lo sblocco di circa 27 miliardi di dollari di proventi petroliferi congelati in Paesi come Iraq, Lussemburgo, Bahrein, Giappone, Qatar, Turchia e Germania, oltre a risarcimenti per sei settimane di attacchi aerei.
La controparte americana ha respinto sia la richiesta di compensazioni sia l’immediata liberazione integrale dei fondi, giudicandole sproporzionate rispetto alle garanzie offerte da Teheran.
Il valore politico del dialogo diretto e gli scenari futuri
Nonostante l’assenza di risultati concreti, il faccia a faccia di Islamabad rappresenta un salto di livello nella diplomazia tra Washington e Teheran.
Il diretto coinvolgimento di JD Vance e di Mohammad Bagher Ghalibaf segna il contatto più alto tra le due capitali dalla rottura del 1979, dopo la Rivoluzione islamica. L’analista Vali Nasr ha definito i colloqui *“i più seri e prolungati tra Stati Uniti e Iran, espressione della volontà di chiudere il conflitto”*.
Nel breve termine, i tre nodi – Hormuz, uranio, fondi congelati – continueranno a condizionare mercati energetici, sicurezza regionale e dossier nucleare. Ma l’istituzionalizzazione di un canale diretto potrebbe aprire, nei prossimi mesi, finestre negoziali mirate su singoli dossier, con possibili intese parziali prima di un accordo complessivo.
FAQ
Perché è fallito il negoziato di Islamabad tra Stati Uniti e Iran?
È fallito perché i tre dossier centrali – Hormuz, uranio altamente arricchito e fondi congelati – sono rimasti irrisolti, con richieste iraniane giudicate eccessive da Washington.
Cosa avrebbe voluto ottenere Washington sullo Stretto di Hormuz?
Washington puntava a una riapertura immediata e totale di Hormuz al traffico marittimo commerciale, per ridurre tensioni energetiche e rischi di escalation regionale.
Quanta quantità di uranio altamente arricchito è in discussione?
In discussione vi sono circa 900 libbre, pari a 408 chili, di uranio altamente arricchito iraniano, materiale considerato vicino alla soglia d’impiego militare.
Perché l’Iran chiede lo sblocco di 27 miliardi di dollari?
L’Iran li considera proventi petroliferi legittimi, congelati in giurisdizioni straniere, e li rivendica come condizione economica essenziale per qualsiasi accordo strutturale.
Qual è la fonte delle informazioni su questo negoziato USA-Iran?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.

