Iran sceglie il successore di Khamenei mentre i raid scuotono la rete dei giacimenti petroliferi

Attacchi a Teheran e Medio Oriente, escalation militare e rischio ambientale
Chi: forze israelo-statunitensi, autorità iraniane, presidente Donald Trump, Assemblea degli Esperti, milizia Hezbollah.
Che cosa: bombardamenti su infrastrutture petrolifere e civili, centinaia di vittime, scelta del successore di Ali Khamenei.
Dove: Teheran, province iraniane, Beirut, sud Libano, stretto di Hormuz, Kuwait City, Oslo.
Quando: attacchi iniziati il 28 febbraio, ultimi raid e incidenti fino all’8 marzo 2026.
Perché: risposta militare alla crisi con la Repubblica islamica, competizione regionale e vuoto di potere dopo l’uccisione di Khamenei.
In sintesi:
- Raid israelo-statunitensi colpiscono depositi petroliferi a Teheran e Alborz: rischio piogge acide e composti tossici.
- Oltre 1.200 morti e più di 10.000 feriti in Iran dall’inizio degli attacchi di febbraio.
- L’Assemblea degli Esperti dichiara scelto il successore di Ali Khamenei, ma senza comunicare il nome.
- Escalation regionale: nuovi raid su Beirut, minacce sullo stretto di Hormuz, attacchi in Kuwait e allerta a Oslo.
Escalation militare, crisi sanitaria e vuoto di leadership in Iran
Teheran è stata avvolta da una vasta nube di fumo dopo intensi raid israelo-statunitensi contro strutture petrolifere nella capitale e nella provincia di Alborz. Secondo l’agenzia Fars, sono stati colpiti diversi impianti di stoccaggio del greggio e un centro di trasferimento, con almeno quattro morti. Si tratterebbe dei primi bombardamenti diretti in modo mirato contro un importante impianto industriale civile iraniano.
La Mezzaluna Rossa iraniana ha avvertito del rischio di immissioni di composti tossici nell’aria e di *piogge acide*, già segnalate su alcune aree della città. La Protezione civile ha chiesto ai cittadini di rimanere in casa e limitare gli spostamenti non essenziali, configurando una crisi anche sanitaria oltre che militare.
Nella provincia di Isfahan i media locali riferiscono di almeno 11 vittime aggiuntive. Il ministero della Sanità di Teheran aggiorna il bilancio complessivo dall’inizio degli attacchi del 28 febbraio: oltre 1.200 morti e più di 10.000 feriti. Nella prima ondata di raid era stata uccisa la guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, evento che ha aperto una delicata fase di transizione interna.
L’Assemblea degli Esperti ha dichiarato, tramite l’ayatollah Mohsen Heydari, di aver individuato “il candidato più idoneo” alla successione, senza rendere noto il nome. Un altro membro, Mohammad Mehdi Mirbagheri, ha affermato che il profilo scelto “riflette l’opinione della maggioranza” dell’organo. L’assenza di un annuncio ufficiale mantiene alta l’incertezza sulla futura architettura di potere della Repubblica islamica.
Giorni fa il presidente statunitense Donald Trump aveva definito “inaccettabile” l’ipotesi dell’ascesa del figlio di Khamenei, Mojtaba Khamenei, indicato da varie fonti come possibile nuova guida suprema e, secondo media israeliani, ferito in uno degli ultimi bombardamenti. Trump ha inoltre dichiarato che *“la guerra andrà avanti ancora per un po’”*, senza comunque sbilanciarsi su un eventuale impiego di truppe di terra. Ha precisato di *“non volere che i curdi entrino”* nel conflitto, nel tentativo di contenere l’allargamento del fronte regionale.
Rischio regionalizzazione del conflitto e nuovi fronti instabili
Nel Libano, l’aviazione israeliana ha proseguito gli attacchi contro obiettivi ritenuti legati a Hezbollah. Un raid ha centrato un hotel nel centro di Beirut, provocando almeno quattro morti e dieci feriti, secondo il ministero della Salute libanese. L’esercito israeliano ha parlato di una nuova “ondata” di attacchi contro postazioni della milizia filo-iraniana alla periferia meridionale della capitale.
Nel sud del Paese, a Sir el Gharbiyeh, media locali riportano almeno 19 morti, tra cui alcuni bambini, in seguito a un altro raid. Gli sviluppi confermano come il fronte libanese resti uno dei punti più sensibili dell’attuale crisi regionale.
Nello stretto di Hormuz, corridoio strategico per il traffico energetico globale, Teheran ha dichiarato ufficialmente che il passaggio resta aperto a “tutte le navi”, ma ha minacciato che quelle di Stati Uniti e Israele saranno prese di mira dalle forze armate iraniane. Nelle stesse ore un rimorchiatore con bandiera degli Emirati Arabi Uniti è affondato dopo un’esplosione: tre membri indonesiani dell’equipaggio risultano dispersi, un quarto, ferito e ustionato, è stato trasferito in un ospedale in Oman.
Allarme anche nel Golfo: a Kuwait City un vasto incendio ha investito una torre dopo attacchi di droni nelle prime ore del mattino, mentre l’aeroporto internazionale è stato a sua volta colpito da velivoli senza pilota. I Guardiani della Rivoluzione hanno rivendicato un attacco alla base aerea di Al-Adiri in Kuwait, ampliando il raggio di azione del confronto.
Il clima di insicurezza si estende fino al Nord Europa. A Oslo, in Norvegia, un ordigno è esploso nella notte causando “lievi danni materiali” a un ingresso dell’ambasciata statunitense. La polizia, che conferma l’assenza di feriti, mantiene massima l’allerta e prosegue le indagini per accertare eventuali collegamenti con la crisi mediorientale. Il moltiplicarsi di episodi asimmetrici, dal sabotaggio marittimo agli attacchi con droni fino alle esplosioni contro sedi diplomatiche, suggerisce una crescente frammentazione del conflitto, con possibili ripercussioni sulla sicurezza europea e sulle rotte energetiche internazionali nei prossimi mesi.
FAQ
Quali aree di Teheran sono maggiormente colpite dai raid?
Le zone più colpite risultano le aree industriali legate allo stoccaggio e al trasferimento del greggio nella capitale e nella provincia di Alborz.
Quali rischi sanitari comportano le esplosioni dei depositi di petrolio?
I rischi principali sono inalazione di fumi tossici, irritazioni respiratorie e possibili piogge acide, motivo per cui le autorità raccomandano di restare in casa.
Il successore di Ali Khamenei è già stato ufficialmente nominato?
No, l’Assemblea degli Esperti dichiara di aver scelto il candidato, ma non ha ancora reso pubblico il suo nome.
Lo stretto di Hormuz è attualmente chiuso al traffico commerciale?
No, formalmente lo stretto resta aperto a tutte le navi, ma l’Iran minaccia specificamente i traffici statunitensi e israeliani.
Da quali fonti sono state ricavate e verificate le informazioni dell’articolo?
Le informazioni derivano da un’elaborazione congiunta di dati di Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborati dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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