Iran, proteste inarrestabili: il regime minaccia la pena di morte ai manifestanti, il mondo trattiene il fiato

Indice dei Contenuti:
Repressione e minacce di pena capitale
Teheran alza il livello della repressione: il procuratore generale Mohammad Movahedi Azad ha annunciato che i partecipanti alle proteste saranno perseguiti come “mohareb”, cioè “nemici di Dio”, un’accusa che in Iran comporta la pena di morte. La linea dura coinvolge sia chi viene ritenuto “rivoltoso o terrorista” per danni a proprietà e sicurezza, sia chi avrebbe fornito supporto logistico o organizzativo, secondo quanto riportato dai media di Stato e ripreso da Sky News. In parallelo, la Guida Suprema Ali Khamenei ha elevato lo stato di allerta del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC), mantenendo un contatto diretto con i Pasdaran, considerati meno esposti a defezioni rispetto a esercito e polizia, riferiscono fonti iraniane al Telegraph.
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L’inasprimento della postura securitaria coincide con la tredicesima giornata di cortei diffusi e con la strategia di deterrenza legale mirata a scoraggiare nuove mobilitazioni. Le autorità ribadiscono che ogni sostegno logistico ai manifestanti rientra nel perimetro dei reati più gravi, mentre i tribunali rivoluzionari sono pronti a processi accelerati. Quadro confermato dai resoconti di media statali iraniani e dalle verifiche internazionali citate da Sky News e Telegraph.
La scelta di puntare sull’accusa di “moharebeh” ripropone la dottrina punitiva già applicata in precedenti ondate di dissenso, con l’IRGC in posizione centrale nelle operazioni di controllo del territorio e nella gestione dell’ordine pubblico.
Bilancio delle vittime e blackout delle comunicazioni
L’agenzia statunitense HRANA segnala almeno 65 morti dall’inizio delle proteste, con epicentro della violenza fuori Teheran, in province come Chaharmahal e Bakhtiari, Ilam, Kermanshah e Fars; gli arresti registrati superano quota 2.300, secondo gli stessi monitoraggi indipendenti. La dinamica degli scontri, descritta dalle reti attiviste, indica un uso esteso della forza nelle aree periferiche e un tracciamento sistematico dei partecipanti.
Una fonte medica di Teheran, citata da Time e ripresa da I24, riferisce che sei ospedali della capitale avrebbero contato almeno 217 decessi tra i manifestanti, perlopiù causati da proiettili veri; numeri che, se confermati, descrivono una repressione più ampia rispetto ai dati ufficiali. La BBC riporta strutture sanitarie sovraccariche e cure frammentate a causa delle limitazioni logistiche.
Sul fronte digitale, l’osservatorio NetBlocks documenta un “blackout nazionale” di internet protratto oltre 36 ore, sincronizzato con le operazioni di ordine pubblico. Il blocco delle comunicazioni, sottolineano Time e BBC, complica la verifica indipendente dei fatti e isola i testimoni diretti, mentre le autorità mantengono una narrativa di “calma” in alcune città, come riportato dall’agenzia Tasnim.
Reazioni internazionali e appelli all’azione
Gli Stati Uniti esprimono sostegno ai manifestanti: su X il segretario di Stato Marco Rubio afferma che “gli Usa sostengono il coraggioso popolo iraniano”, in linea con le prese di posizione occidentali riportate da Sky News e dagli aggiornamenti su BBC. L’attenzione internazionale resta alta anche per il blackout di rete, documentato da NetBlocks, che ostacola monitoraggio e soccorsi indipendenti.
Sul fronte dell’opposizione in esilio, Reza Pahlavi invoca uno sciopero generale coordinato per prosciugare i canali finanziari del regime, come riferito da Kan, mentre il premier israeliano Benyamin Netanyahu avverte sull’Economist, citato da YNet, che eventuali attacchi iraniani comporterebbero “conseguenze terribili”. Questi appelli si inseriscono in un quadro regionale teso, con il rafforzamento dell’allerta dei Pasdaran confermato dal Telegraph.
Le agenzie iraniane, tra cui Tasnim, enfatizzano episodi di violenza contro le forze di sicurezza e parlano di “calma” in alcune aree, mentre le reti di attivisti e i media internazionali, da HRANA a Time, segnalano una repressione crescente e vittime in aumento. Il divario narrativo tra fonti statali e indipendenti, aggravato dalle restrizioni digitali tracciate da NetBlocks, resta il principale ostacolo alla verifica sul campo.
FAQ
- Chi sostiene pubblicamente i manifestanti iraniani?
Gli Stati Uniti, con messaggi su X citati da Sky News e BBC, e figure dell’opposizione come Reza Pahlavi (Kan). - Qual è la posizione di Israele?
Il premier Benyamin Netanyahu avverte su possibili ritorsioni in caso di attacchi iraniani, secondo YNet e l’Economist. - Quali ostacoli impediscono la verifica indipendente?
Il blackout di internet documentato da NetBlocks limita testimonianze e raccolta prove. - Che ruolo hanno i Pasdaran in questa fase?
Secondo il Telegraph, l’allerta dell’IRGC è stata elevata e il coordinamento con Khamenei è diretto. - Quali appelli interni sono in corso?
Reza Pahlavi chiede uno sciopero generale per indebolire i flussi finanziari del regime (Kan). - Perché le versioni sui fatti divergono?
Media statali come Tasnim parlano di “calma” e di vittime tra le forze, mentre HRANA, Time e BBC riportano repressione e morti crescenti.




