Iran, dossier segreto trapela: cifra spaventosa di manifestanti uccisi in poche ore sconvolge le cancellerie mondiali

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Il Time: “In Iran oltre 30mila manifestanti uccisi in strada in due giorni”
Bilanci occulti e numeri spaventosi
Le testimonianze interne al ministero della Salute di Teheran descrivono un numero di vittime che supera di dieci volte i dati ufficiali diffusi dal governo. In sole quarantotto ore, tra l’8 e il 9 gennaio, migliaia di manifestanti sarebbero stati abbattuti in strada, con un bilancio extra‑ospedaliero che le fonti giudicano “impossibile da comunicare” senza ritorsioni.
Secondo le ricostruzioni, le strutture sanitarie iraniane sono state travolte da ondate di corpi, tanto che le scorte di sacchi mortuari sarebbero finite in poche ore. In diversi centri urbani, i cadaveri sarebbero stati caricati su camion militari al posto delle ambulanze, per liberare rapidamente i pronto soccorso e cancellare le tracce del massacro.
In questo quadro, il dato governativo di 3.117 vittime pubblicato il 21 gennaio viene indicato da fonti mediche come “una minima frazione del reale”. Le stime interne includono conti segreti stilati da dottori e squadre di emergenza, ma non considerano ancora i feriti poi deceduti negli ospedali militari o nelle aree prive di report ufficiali.
Repressione, blackout digitale e strategia del terrore
Durante quelle ore, milioni di persone sarebbero scese in strada in numerose città dell’Iran, mentre le autorità disponevano il blocco di Internet e di quasi tutte le comunicazioni verso l’esterno. Questa scelta ha trasformato il Paese in una bolla informativa, consentendo alle forze di sicurezza di agire con un livello di opacità quasi totale.
Riprese amatoriali e racconti dei testimoni parlano di cecchini sui tetti, di postazioni fisse di mitragliatrici pesanti montate sui camion e di fuoco a raffica contro la folla disarmata. In televisione, un funzionario dei Pasdaran avrebbe lanciato un messaggio glaciale: chi fosse uscito in strada non avrebbe dovuto “lamentarsi” se colpito da un proiettile, segnale di una linea di repressione senza compromessi.
La stretta più cruenta è arrivata dopo giorni di proteste antigovernative e minacce pubbliche da parte dell’allora presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che aveva accusato il regime iraniano di una repressione brutale, ventilando persino un intervento militare in caso di escalation incontrollata.
Paragoni storici e impatto geopolitico
La portata del massacro, per dimensioni e rapidità, è stata accostata dagli analisti a uno dei più atroci eccidi del Novecento: il massacro di Babyn Yar alle porte di Kiev, quando le truppe naziste uccisero oltre 33.000 ebrei ucraini tra il 29 e il 30 settembre 1941. Il parallelismo non è casuale e sottolinea l’eccezionalità del numero di vittime concentrate in un lasso di tempo così ristretto.
Per gli osservatori internazionali, la gestione di quelle giornate segna uno spartiacque nella traiettoria del regime di Teheran, che appare disposto a un uso illimitato della forza pur di stroncare il dissenso interno. Il rischio, evidenziano le organizzazioni per i diritti umani, è che simili operazioni diventino un modello operativo ripetibile in caso di nuove ondate di protesta.
Sul piano diplomatico, le rivelazioni hanno alimentato pressioni per inchieste indipendenti e possibili sanzioni mirate contro i vertici della sicurezza iraniana, con implicazioni per i negoziati su nucleare, embargo e rapporti con Unione Europea e Stati Uniti.
FAQ
D: Quante persone sarebbero state uccise nelle due giornate critiche?
R: Le fonti interne parlano di oltre 30.000 manifestanti uccisi tra l’8 e il 9 gennaio, un numero di molto superiore ai dati ufficiali.
D: Chi ha fornito queste stime così elevate?
R: A riferirle sarebbero stati alti funzionari del ministero della Salute iraniano, in forma anonima, a giornalisti internazionali.
D: Come si conciliano questi numeri con il bilancio ufficiale di Teheran?
R: Il governo ha ammesso poco più di 3.100 morti totali, ma le ricostruzioni mediche e di emergenza suggeriscono un ordine di grandezza dieci volte superiore.
D: Che ruolo hanno avuto gli ospedali iraniani nel conteggio delle vittime?
R: Medici e squadre di emergenza avrebbero redatto conteggi segreti basati sui decessi registrati nelle strutture ospedaliere civili.
D: I morti nei nosocomi militari sono inclusi nelle stime?
R: No, i rapporti indicano che i deceduti negli ospedali militari e in alcune aree periferiche non rientrano nel totale di 30.304 vittime.
D: In che modo è stata condotta la repressione in strada?
R: Testimoni parlano di cecchini sui tetti, camion con mitragliatrici pesanti e colpi sparati contro manifestanti disarmati durante il blackout di Internet.
D: Perché questo episodio viene paragonato a Babyn Yar?
R: Il confronto riguarda l’elevatissimo numero di persone uccise in un arco temporale ristretto, richiamando l’eccidio nazista di oltre 33.000 ebrei vicino a Kiev nel 1941.
D: Qual è la fonte giornalistica internazionale principale di queste rivelazioni?
R: Le informazioni derivano da una lunga inchiesta del settimanale statunitense Time, che cita funzionari iraniani e documentazione medica riservata.




