INPS chiarisce le nuove procedure per certificare e tutelare la malattia

Malattia dei lavoratori: più certificati, più controlli INPS e sanzioni dure
In Italia aumentano le assenze per malattia dei lavoratori dipendenti e, parallelamente, crescono i controlli dell’INPS. Nel periodo giugno-dicembre 2025, l’Osservatorio statistico del Polo unico per la tutela della malattia ha registrato più certificati e più visite fiscali domiciliari, segnalando una linea di forte rigore contro gli abusi.
Le verifiche colpiscono tutti i lavoratori del settore privato e, in parte, del pubblico impiego, su tutto il territorio nazionale, con controlli effettuati tutti i giorni, festivi compresi.
Il perché è chiaro: la malattia è un diritto retribuito e garantito, ma gravemente esposto a utilizzi impropri, con impatto su spesa pubblica, imprese e correttezza dei rapporti di lavoro.
In sintesi:
- Crescono certificati di malattia e visite fiscali domiciliari disposte dall’INPS.
- L’INPS applica una strategia di controllo improntata alla “tolleranza zero”.
- Fasce orarie di reperibilità rigide: mattina e pomeriggio, festivi inclusi.
- Assenze ingiustificate alle visite: rischio perdita indennità e posto di lavoro.
Le più recenti statistiche INPS sulle assenze per malattia mostrano un aumento delle richieste di tutela economica e, contestualmente, una risposta più stringente in termini di vigilanza.
Nel solo periodo giugno-dicembre 2025 sono stati inviati circa 14 milioni di certificati di malattia, pari a un incremento del 2,8% sull’anno precedente.
Per contrastare eventuali abusi, l’INPS ha intensificato le visite fiscali domiciliari, che hanno quasi raggiunto quota 400.000, con una crescita del 3,7%, confermando un approccio di sostanziale tolleranza zero.
Il quadro normativo garantisce al lavoratore l’indennità economica e la conservazione del posto di lavoro, ma entro limiti rigorosi. Centrale è il periodo di comporto, cioè il tetto massimo di giorni di assenza per malattia in un determinato arco temporale; superata tale soglia, il datore di lavoro può arrivare al licenziamento, anche in presenza di certificazione regolare.
In parallelo, la digitalizzazione dei certificati – trasmessi telematicamente dal medico all’INPS, mentre al datore di lavoro viene comunicato solo il numero di protocollo – consente controlli quasi in tempo reale e incroci automatici sui dati, rendendo più probabile l’individuazione delle condotte elusive.
Come funzionano reperibilità, controlli INPS e sanzioni economiche
Durante la malattia, il lavoratore ha l’obbligo di essere reperibile presso il domicilio comunicato nelle fasce orarie stabilite per le visite fiscali: dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00, inclusi domeniche e giorni festivi.
L’INPS può disporre controlli in qualsiasi giorno, anche più volte per lo stesso episodio morboso, senza necessità di preavviso, proprio per verificare la reale incapacità lavorativa.
Ogni variazione di domicilio o recapito deve essere tempestivamente comunicata, altrimenti la mancata presenza al nuovo indirizzo sarà considerata assenza ingiustificata.
Le conseguenze economiche in caso di mancata reperibilità sono progressive e severe. Già alla prima assenza ingiustificata alla visita l’INPS può azzerare l’indennità per i primi dieci giorni di malattia, incidendo in modo immediato sulla retribuzione complessiva.
Alla seconda assenza scatta la riduzione del 50% dell’indennità per l’intero periodo residuo, con impatto rilevante sul reddito mensile.
Alla terza assenza ingiustificata, l’INPS può revocare integralmente l’indennità e il datore di lavoro può avviare sanzioni disciplinari fino al licenziamento, soprattutto se emergono intenti fraudolenti o reiterazione degli abusi.
Malattia, abusi e futuro dei controlli: cosa aspettarsi
Il messaggio che arriva dall’INPS è inequivocabile: la malattia resta un diritto essenziale, ma richiede comportamenti trasparenti e pieno rispetto degli obblighi di reperibilità.
Alla luce dei numeri in crescita e della maggiore capacità di monitoraggio digitale, è prevedibile un ulteriore potenziamento dei sistemi di controllo automatizzati, con algoritmi in grado di individuare pattern sospetti nelle certificazioni, nei periodi e nella frequenza delle assenze.
Per i lavoratori corretti, ciò significa maggiore tracciabilità ma anche maggiore tutela; per chi pensa di sfruttare la malattia come scorciatoia, il rischio concreto è quello di trasformare un diritto in un grave problema occupazionale e contributivo.
FAQ
Quante visite fiscali può disporre l’INPS per la stessa malattia?
Formalmente l’INPS può disporre più visite per lo stesso evento morboso, anche ravvicinate. Non esiste un limite numerico prestabilito, ma la frequenza dipende da indicatori di rischio e valutazioni interne.
Cosa succede se devo cambiare domicilio durante la malattia?
È obbligatorio comunicare tempestivamente il nuovo domicilio all’INPS e al datore di lavoro. Solo così le eventuali visite fiscali saranno effettuate all’indirizzo corretto e non risulteranno assenze ingiustificate.
Il datore di lavoro può licenziare oltre il periodo di comporto?
Sì, decorso il periodo di comporto previsto da legge o contratto collettivo, il datore può legittimamente recedere. Il licenziamento deve comunque rispettare le procedure e i termini di preavviso applicabili.
Come posso giustificare un’assenza alla visita fiscale INPS?
È possibile giustificare l’assenza solo con cause oggettive documentate, ad esempio urgenza sanitaria, esami specialistici o eventi imprevedibili. Occorre fornire subito la documentazione all’INPS, che valuterà la fondatezza delle motivazioni.
Quali sono le fonti utilizzate per questi dati su INPS e malattia?
Le informazioni derivano da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, opportunamente rielaborate dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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