Guillermo del Toro smaschera l’allarme: quando l’arte è svalutata, la libertà entra in pericolo

Indice dei Contenuti:
Arte come resistenza
Guillermo del Toro, premiato ai Creative Impact Awards del Palm Springs Film Festival, ha richiamato i giovani registi a una posizione netta: difendere l’arte è un gesto politico. Accettando il riconoscimento di Variety e 10 Directors to Watch, ha avvertito che svalutare la creatività apre la strada a derive autoritarie: «Dire che l’arte non è importante è sempre il preludio al fascismo». Ha criticato l’idea dell’arte come prodotto replicabile o delegabile a un algoritmo, sottolineando che la spinta a sostituirla mira a impoverire ciò che rende gli esseri umani migliori, più empatici e consapevoli.
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Mostri come linguaggio
Per Guillermo del Toro i mostri sono strumenti interpretativi, non orpelli estetici. Ricorda la visione “religiosa” di Frankenstein di James Whale (1931) che gli ha modificato lo sguardo sul cinema, e cita la presenza di Sara Karloff, figlia di Boris Karloff, al brunch del premio. «Quando il mondo si complica, lo spieghi coi mostri», afferma. Oggi, più che mai, il regista invoca una doppia pelle: spessa per industria e mercato, sottile per collaboratori e cuore. Il suo immaginario usa la creatura per leggere contraddizioni, paure e desideri del presente.
Ambizione e fallimento
Guillermo del Toro smonta il mito della carriera lineare: conta la potenza dell’idea, non il formato dello schermo. Il fallimento è parte del percorso, una stanza accanto al successo dove l’esito resta imprevedibile. Invita i giovani autori a considerare ogni inciampo come tassello creativo, non come sconfitta. Sul palco, Oscar Isaac ha definito il suo cinema un luogo di trasformazione continua, capace di ridefinire i generi e portare poesia nell’orrore, riaffermando il valore del linguaggio cinematografico come necessità culturale.
FAQ
- Perché secondo Guillermo del Toro l’arte è un atto politico?
Perché difendere la creatività contrasta le derive che puntano a minimizzarne il valore sociale e umano. - Cosa rappresentano i mostri nel suo cinema?
Strumenti per interpretare il presente, non semplici elementi estetici. - Qual è il messaggio ai giovani registi?
Coltivare gentilezza e coinvolgimento, credere nella propria visione e resistere alla riduzione dell’arte a prodotto replicabile. - Come del Toro definisce il rapporto tra successo e fallimento?
Sono spazi contigui: il fallimento è parte inevitabile e formativa del processo creativo. - Che ruolo ha avuto Frankenstein nella sua formazione?
Una rivelazione fondativa che ha orientato il suo sguardo e il suo uso simbolico dei mostri. - Cosa sottolinea Oscar Isaac sul suo cinema?
La costante trasformazione, la capacità di ridefinire i generi e di unire poesia e orrore come linguaggio necessario.


