Google, il fondatore fugge dalla California per evitare le tasse: ecco cosa nasconde questa mossa

Indice dei Contenuti:
Impatto della proposta di tassa sui grandi patrimoni
Larry Page ha reciso i legami con la California in previsione di una possibile imposta patrimoniale che colpirebbe i contribuenti con oltre un miliardo di dollari. La misura, in discussione, prevede un prelievo del 5% sul patrimonio complessivo e includerebbe una clausola di retroattività per chi risulterà residente dallo 1° gennaio 2026.
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L’ipotesi di retroattività ha accelerato le decisioni di chi detiene grandi fortune, spingendo a trasferimenti rapidi di asset e residenze legali prima della soglia temporale indicata. Nel caso di Page, la riorganizzazione è stata completata entro il 2025, evitando potenziali effetti della norma in caso di approvazione.
La proposta riapre il nodo dell’efficacia delle patrimoniali quando applicate da singoli stati: il rischio è la mobilità dei capitali e dei soggetti ad alta ricchezza verso giurisdizioni più favorevoli, con impatto immediato su base imponibile e gettito.
Per la California, l’obiettivo di ampliare le entrate si scontra con la facilità di delocalizzazione dei miliardari, evidenziando come l’assenza di un coordinamento più ampio limiti l’effettiva capacità di tassare i grandi patrimoni senza generare effetti collaterali su economia e occupazione locale.
Strategie di delocalizzazione degli asset di Page
Larry Page ha spostato il baricentro patrimoniale fuori dalla California, riorganizzando il proprio family office e le partecipazioni collegate. Il veicolo di gestione Koop è stato incorporato in Delaware, mentre Flu Lab ha trasferito la sede in Nevada e One Aero ha eletto domicilio legale in Florida.
La startup Dynatomics, in precedenza entità californiana focalizzata su IA per l’aeronautica, è stata convertita in società del Delaware; l’operativo resta in California per preservare competenze e continuità tecnica. Anche Oceankind, realtà filantropica fondata da Lucinda Southworth, ha seguito una traiettoria di delocalizzazione simile.
Il Delaware emerge come hub grazie a un impianto legale pro-impresa e a livelli elevati di riservatezza, inclusa l’assenza dell’obbligo di indicare i direttori nelle registrazioni LLC.
La mappa finale mostra un portafoglio distribuito fra più stati a fiscalità e governance competitive, con tempistiche chiuse entro il 2025 per neutralizzare gli effetti di eventuali norme retroattive. Questo assetto riduce l’esposizione regolatoria in California mantenendo, dove necessario, presenza operativa.
Reazioni del settore tecnologico e dei policy maker
Nel tech statunitense la mossa di Larry Page è letta come segnale d’allarme: investitori come Vinod Khosla avvertono che imposte unilaterali su grandi patrimoni eroderanno l’ecosistema dell’innovazione nel lungo periodo.
Sul fronte istituzionale, il sindaco di San Jose Matt Mahan definisce la proposta un’operazione politica che indebolisce la leadership tecnologica della California.
Voci influenti come David Sacks prevedono lo spostamento del baricentro verso hub come Miami e Austin, destinati a superare San Francisco per attrattività business e finanza.
Gli scettici replicano che i miliardari già versano imposte limitate e che l’impatto sul gettito potrebbe essere contenuto; tuttavia, la facilità di cambiare domicilio fiscale amplifica gli effetti di segnale.
L’industria teme inoltre una fase di raffreddamento post-bolla, in cui l’incertezza normativa pesa su valutazioni e capitali.
Il caso Page rafforza l’idea che la tassazione dei grandi patrimoni richieda coordinamento sovranazionale: in assenza di armonizzazione, prevalgono arbitraggi fra giurisdizioni più leggere e stabili.
Competizione fiscale e rischi per l’ecosistema californiano
La concorrenza tra giurisdizioni come Delaware, Florida e Nevada spinge i grandi patrimoni a redistribuire asset e sedi legali, erodendo la base imponibile della California.
La mobilità dei miliardari diventa leva negoziale: dove la normativa è più stabile e la privacy societaria più elevata, l’insediamento patrimoniale si consolida.
L’effetto domino colpisce filiere ad alto valore, dall’early-stage alla ricerca, con ricadute su occupazione qualificata e servizi di supporto.
Il segnale di uscita di figure come Larry Page riduce il moltiplicatore locale di capitale e know-how, spostando deal-flow e fundraising verso hub percepiti come meno ostili.
La frammentazione normativa incentiva l’arbitrage regolatorio: delocalizzi la governance, mantieni team in California finché necessario, poi trasferisci gradualmente funzioni critiche.
Senza coordinamento interstatale o federale, l’incremento di entrate attese rischia di essere neutralizzato dall’esodo di contribuenti ad altissima capacità fiscale.
L’asimmetria tra chi può muovere rapidamente capitali e chi resta ancorato all’economia locale accresce volatilità e ciclicità dei flussi fiscali.
Il risultato è un ecosistema più vulnerabile: minore prevedibilità di budget pubblici, minori investimenti in infrastrutture e ricerca, maggiore dipendenza da settori speculativi.
In questo quadro, la California fronteggia un rischio strutturale di perdita di centralità nell’innovazione se non allinea incentivi, certezza del diritto e competitività regolatoria.
FAQ
- Perché i grandi patrimoni spostano le sedi legali fuori dalla California?
Per ottimizzare fiscalità e privacy, sfruttando giurisdizioni come Delaware, Florida e Nevada considerate più favorevoli. - Qual è l’effetto della retroattività proposta sulla mobilità dei capitali?
Anticipa riorganizzazioni entro il 2025 per evitare l’applicazione della norma dal 1° gennaio 2026. - Il trasferimento degli asset implica anche lo spostamento dei team?
Non necessariamente: spesso la governance migra, mentre l’operativo resta in California nel breve periodo. - Quali rischi corre l’ecosistema californiano?
Erosione della base fiscale, fuga di deal-flow, minori investimenti e perdita di centralità nell’innovazione. - Chi sostiene che altre città supereranno San Francisco?
Voci come David Sacks indicano Miami e Austin come nuovi poli competitivi. - Serve un coordinamento più ampio per tassare i grandi patrimoni?
Sì, senza armonizzazione interstatale o sovranazionale prevale l’arbitrage tra giurisdizioni più leggere.




