Google AI sotto accusa per notifica con contenuto razzista

Notifica razzista generata dall’AI di Google durante il Black History Month
Una notifica push automatica di Google, generata dall’intelligenza artificiale, ha mostrato a milioni di utenti la N-word, uno degli insulti razzisti più gravi in lingua inglese.
Il messaggio, diffuso tramite Google News sul finire di febbraio, rimandava a un articolo di The Hollywood Reporter riguardante un episodio ai BAFTA di Londra.
L’insulto compariva nel testo di anteprima sotto il link, proprio durante il Black History Month, mese dedicato alla storia e al contributo delle comunità afrodiscendenti, sollevando accuse di scarsa vigilanza sui sistemi automatizzati.
In sintesi:
- Notifica AI di Google mostra la N-word in anteprima di una news su BAFTA.
- Il messaggio viene diffuso durante il Black History Month, generando forte indignazione pubblica.
- Google rimuove la notifica, si scusa e promette nuovi filtri di sicurezza.
- L’episodio rilancia il dibattito sui limiti delle notifiche generate da AI.
Secondo quanto ricostruito da Deadline, la notifica incriminata riprendeva un passaggio di un articolo sui BAFTA pubblicato da The Hollywood Reporter.
Nel testo originale era riportato l’insulto razzista pronunciato in sala; l’algoritmo di Google ha estratto automaticamente proprio quel termine, inserendolo nella preview push senza alcun filtro linguistico o contestuale.
L’episodio mostra come sistemi pensati per aumentare l’engagement informativo possano trasformarsi in amplificatori di linguaggio d’odio se progettati senza adeguati livelli di controllo umano, moderazione semantica e liste di parole inammissibili per l’uso pubblico generalista.
L’episodio ai BAFTA e il ruolo dell’intelligenza artificiale di Google
L’articolo collegato alla notifica descriveva un fatto avvenuto durante la cerimonia dei BAFTA.
Mentre gli attori Michael B. Jordan e Delroy Lindo stavano salendo sul palco per consegnare un premio, dal pubblico è partito un pesante insulto razzista.
L’autore è stato identificato come John Davidson, attivista affetto da sindrome di Tourette, che in seguito ha chiarito: “Sono profondamente mortificato se qualcuno ha interpretato i miei tic involontari come intenzionali o con un qualche significato”.
L’AI di Google ha prelevato il termine più sensibile del pezzo – la N-word – e lo ha trasformato nel cuore del messaggio push, ignorando completamente contesto, impatto sociale e periodo dell’anno.
Per un sistema che gestisce notifiche destinate a un bacino globale di utenti, l’assenza di filtri per gli slur razziali rappresenta una lacuna tecnica e di governance dei dati.
L’azienda ha successivamente rimosso il contenuto, chiesto scusa e dichiarato di voler intervenire sui modelli di generazione del testo, ma non ha fornito dettagli pubblici sui nuovi livelli di controllo umano e sulle liste di esclusione linguistica che saranno applicate.
Notifiche AI, errori ricorrenti e responsabilità delle piattaforme
Il caso di Google si inserisce in una serie di incidenti che evidenziano i limiti strutturali delle notifiche generate da intelligenza artificiale.
Nel 2025, per esempio, Apple ha deciso di sospendere le proprie notifiche AI dopo una sequenza di messaggi imprecisi, tra cui un avviso che riportava erroneamente il suicidio di Luigi Mangione, accusato dell’omicidio del CEO di UnitedHealthcare Brian Thompson.
In tutti questi casi emerge lo stesso schema: grandi piattaforme sperimentano automazioni su larga scala, per ridurre costi redazionali e aumentare il numero di alert, senza implementare in parallelo barriere efficaci contro contenuti violenti, discriminatori o semplicemente falsi.
L’episodio del Black History Month mostra come gli errori non abbiano solo un impatto reputazionale ma anche sociale, perché rafforzano stereotipi e ferite storiche.
Per evitare nuove derive, gli esperti invocano una combinazione di moderazione umana, filtri semantici specifici per linguaggio d’odio, audit indipendenti sugli algoritmi e possibilità per gli utenti di segnalare e disattivare agevolmente le notifiche AI.
La gestione responsabile dell’informazione automatizzata diventa così un banco di prova concreto per la credibilità delle big tech nel campo dell’etica dell’intelligenza artificiale.
FAQ
Cosa ha fatto esattamente Google con la notifica razzista?
Google ha diffuso una notifica generata dall’AI che conteneva la N-word nell’anteprima di un articolo su un episodio ai BAFTA.
Perché l’episodio è considerato così grave durante il Black History Month?
È grave perché la N-word è uno slur storico contro i neri, diffuso proprio nel mese dedicato alla memoria afroamericana.
Qual è il ruolo dell’AI nella generazione delle notifiche di Google News?
L’AI seleziona titoli, estratti e formulazioni della notifica, spesso senza revisione umana preventiva, privilegiando rilevanza e engagement rispetto alla sensibilità linguistica.
Come possono le aziende evitare linguaggio d’odio nelle notifiche automatiche?
Devono implementare liste di esclusione, filtri semantici per slur, supervisione editoriale umana e audit periodici sui modelli di generazione del testo.
Da quali fonti è stata rielaborata questa notizia sulla notifica di Google?
La notizia deriva da una elaborazione congiunta di contenuti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborati dalla nostra Redazione.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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