Giulio Regeni, il film che svela zone d’ombra italiane ed egiziane e obbliga tutti a ricordare davvero

Indice dei Contenuti:
Giulio Regeni, 10 anni dopo: un film che interroga la nostra memoria
Dieci anni di ferita aperta
L’assenza di Giulio Regeni, scomparso al Cairo il 25 gennaio 2016 e ritrovato senza vita sulla strada per Alessandria d’Egitto, continua a rappresentare una crepa profonda nel patto di fiducia tra cittadini, istituzioni e geopolitica.
La domanda su ciò che è davvero accaduto non appartiene più solo alla cronaca giudiziaria, ma al lessico civile di un intero Paese, che da dieci anni convive con un processo incompiuto, rogatorie bloccate, ostacoli diplomatici e verità ufficiali smentite.
Il documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo” di Simone Manetti, in sala dal 2 al 4 febbraio 2026, non ricostruisce semplicemente un caso: mette in scena il vuoto, la mancanza di un punto fermo, l’ombra di un potere che sfugge alla trasparenza.
La verità non appare come traguardo, ma come spazio negato, luogo dove si misura la distanza tra il dovere di uno Stato e i diritti violati di una famiglia, di una comunità, di un’opinione pubblica che rifiuta l’oblio.
Nel racconto filmico, il sospeso diventa categoria politica: ogni omissione, ogni rinvio, ogni versione contraddittoria delle autorità egiziane è un elemento di un mosaico etico prima ancora che giudiziario.
Fiumicello e il popolo giallo
A Fiumicello, in provincia di Udine, il nome di Giulio è diventato pratica quotidiana di memoria collettiva, un laboratorio civico in cui il lutto si trasforma in linguaggio pubblico.
Il flash mob “Un’onda d’urto in giallo”, la “Camminata dei diritti” alle 19.41 del 25 gennaio, le panchine gialle e le candele accese sono dispositivi simbolici che oppongono la persistenza del ricordo alla tentazione della rimozione.
Le letture da “Giulio fa cose” e la mostra “Giulio continua a fare cose… – Il Popolo giallo: una storia collettiva” raccontano una comunità che non delega la memoria alle celebrazioni ufficiali, ma la abita, la discute, la espone nello spazio urbano.
Ogni gesto pubblico, dalle marce silenziose alle iniziative delle scuole, costruisce una pedagogia della responsabilità: ricordare Giulio significa interrogare il rapporto tra diritti umani, interessi economici e relazioni con l’Egitto di al-Sisi.
Il piccolo centro friulano diventa così una lente sul Paese intero: ciò che accade qui è anticipazione di un dibattito più ampio su verità di Stato, diplomazia e ruolo dell’informazione.
Il documentario come atto civile
La regia di Simone Manetti sceglie la sottrazione: niente morbosa spettacolarizzazione, ma ascolto rigoroso delle voci di Paola e Claudio Regeni e dell’avvocata Alessandra Ballerini.
Le loro parole non sono semplici testimonianze, bensì una grammatica di resistenza morale che chiama in causa lo spettatore come parte in causa, non come osservatore neutrale.
Il film si colloca nella tradizione del documentario d’inchiesta che usa il linguaggio cinematografico per interrogare il reale più che per illustrarlo, trasformando una vicenda individuale in specchio collettivo.
Ogni inquadratura, archivio o silenzio costruisce un controcampo etico alla narrazione ufficiale, ricordando che la giustizia mancata non è un dettaglio procedurale, ma una ferita della democrazia.
L’opera non cerca una catarsi né promette soluzioni: mantiene aperta la domanda, spingendo il pubblico a riconoscere che la responsabilità di continuare a chiedere verità non grava solo sulla famiglia Regeni, ma sull’intera società italiana.
FAQ
D: Chi era Giulio Regeni?
R: Era un giovane ricercatore italiano, nato a Fiumicello, impegnato in studi sui sindacati indipendenti in Egitto per la sua ricerca di dottorato.
D: Quando è avvenuta la scomparsa di Regeni?
R: È scomparso al Cairo il 25 gennaio 2016; il suo corpo è stato ritrovato il 3 febbraio lungo l’autostrada per Alessandria d’Egitto.
D: Di cosa parla il documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”?
R: Racconta la vicenda di Giulio intrecciando memoria privata, battaglia giudiziaria e riflessione collettiva sul rapporto tra verità, potere e diritti umani.
D: Chi ha realizzato il film su Giulio Regeni?
R: Il documentario è diretto dal regista Simone Manetti, autore già attivo nel cinema del reale.
D: Qual è il ruolo dei genitori di Giulio nel film?
R: Paola e Claudio Regeni sono la spina dorsale narrativa e morale dell’opera, con una testimonianza che diventa atto pubblico di resistenza civile.
D: Che cosa rappresenta Fiumicello nella storia di Regeni?
R: È il luogo dove il lutto si è trasformato in una memoria condivisa, con iniziative, mostre e marce che tengono viva la richiesta di verità.
D: Perché il caso Regeni è ancora al centro del dibattito pubblico?
R: Perché la verità giudiziaria è incompleta, le responsabilità non sono state pienamente accertate e rimane aperto il nodo politico dei rapporti con l’Egitto.
D: Qual è la fonte giornalistica originale citata?
R: L’elaborazione si ispira alla copertura giornalistica di testate italiane, in particolare agli approfondimenti di la Repubblica sul caso Giulio Regeni e sul documentario di Simone Manetti.




