Giovani italiani affidano la loro vita sentimentale ai consigli dell’intelligenza artificiale

Adolescenti italiani e AI: come cambia il supporto emotivo digitale
L’intelligenza artificiale entra stabilmente nella vita degli under 26 italiani, diventando un interlocutore privilegiato anche nei momenti di fragilità emotiva. L’edizione 2026 dell’Osservatorio indifesa, promosso da Terre des Hommes insieme alla community di Scomodo, mostra come i giovani si rivolgano ai chatbot non solo per studiare, ma per affrontare dubbi sentimentali, ansie e questioni di salute. L’indagine, diffusa in vista della Giornata contro bullismo e cyberbullismo del 7 febbraio e del Safer Internet Day del 10 febbraio, restituisce un quadro in cui l’AI viene percepita come un “consulente digitale” sempre disponibile, rapido, neutrale e non giudicante, ma anche come un elemento che ridisegna equilibri, responsabilità e rischi nella relazione tra giovani, tecnologia e benessere psicologico.
AI come consulente digitale per amore, salute e psicologia
Dalla ricerca emerge che un ragazzo su due ha già chiesto almeno una volta un consiglio all’intelligenza artificiale. Le domande riguardano soprattutto problemi sentimentali (24%), dall’insicurezza sul coinvolgimento reciproco ai dubbi su messaggi ignorati o relazioni ambigue.
Seguono quesiti su salute (22%), spesso in sostituzione di una prima consultazione con adulti o professionisti, e sul supporto psicologico (21%), con richieste legate a ansia, stress scolastico, autostima. L’AI è scelta perché disponibile h24, percepita come discreta e priva di giudizio. Questo spostamento di fiducia dalle reti sociali tradizionali a sistemi automatizzati apre interrogativi su qualità delle risposte, rischio di autosostituzione al confronto umano e necessità di alfabetizzazione emotiva e digitale.
Rischi, limiti e responsabilità nell’uso emotivo dell’intelligenza artificiale
Affidarsi all’AI come primo canale di ascolto può produrre una dipendenza da risposte standardizzate e ridurre il confronto con famiglie, amici e professionisti. I sistemi non sono pensati per gestire emergenze psicologiche, né per sostituire un percorso terapeutico strutturato.
Esiste inoltre il rischio di banalizzazione dei segnali di disagio, oltre alla possibilità di ricevere indicazioni non accurate su temi sanitari. Per questo il ruolo di scuole, genitori e operatori è cruciale: occorre spiegare ai giovani che l’AI può essere un supporto informativo, ma non un sostituto della relazione umana, e che nei casi di sofferenza emotiva o di salute è indispensabile rivolgersi a figure competenti e riconosciute.
Comunicazione online, body shaming e reazioni degli under 26
Parallelamente alla centralità dell’AI, l’Osservatorio indifesa registra criticità crescenti nella comunicazione tra pari. Circa un terzo degli intervistati dichiara di aver partecipato o assistito a chat in cui viene commentato l’aspetto fisico di altre persone, con episodi che spesso degenerano in body shaming, esclusione dal gruppo o derisione sistematica. In questo contesto, la postura assunta dai ragazzi – tra intervento, fuga digitale o silenzio – diventa un indicatore importante del clima relazionale delle piattaforme usate quotidianamente, dai gruppi scolastici alle community social.
Body shaming in chat: dati, dinamiche sociali e impatto psicologico
Le conversazioni che prendono di mira il corpo altrui, anche quando nascono come “battute”, alimentano un contesto tossico in cui la vulnerabilità – peso, acne, abbigliamento – diventa bersaglio collettivo.
Secondo il report, circa un terzo dei giovani ha osservato chat in cui si commenta l’estetica di coetanei, spesso assenti dalla conversazione. Questo contribuisce ad aumentare insicurezze e auto-oggettificazione, in particolare tra chi già vive fragilità legate all’immagine corporea. L’uso massivo di filtri, confronti continui e metriche social (like, visualizzazioni) amplifica l’impatto di ogni giudizio, stabilizzando dinamiche di esclusione difficili da interrompere senza un’educazione digitale strutturata.
Come reagiscono gli adolescenti a episodi di derisione online
Di fronte a contenuti offensivi o umilianti, il 40% dei ragazzi dichiara di parlarne con qualcuno di fiducia, segnalando una ricerca di alleanze e confronto. Il 36% sceglie di silenziare la chat, mentre il 31% la abbandona, strategie che proteggono dal flusso tossico ma non sempre interrompono il fenomeno.
Un dato rilevante è il 30% che segnala i contenuti o ne chiede la rimozione, assumendo un ruolo attivo di contrasto. Le differenze di genere, evidenziate anche da RAI News, mostrano che le ragazze sono più propense a condividere il problema e intervenire, mentre tra i ragazzi prevalgono disimpegno e normalizzazione. Questo richiede percorsi educativi mirati, capaci di promuovere corresponsabilità e consapevolezza dell’impatto di ogni messaggio.
Privacy digitale, controllo del telefono e condivisione delle password
Il report propone anche una fotografia aggiornata del rapporto tra adolescenti italiani e privacy digitale. Il controllo del telefono da parte di partner, amici o familiari viene percepito dalla maggioranza come pratica inaccettabile, segnale di sfiducia o invasione indebita degli spazi personali. Tuttavia, una quota non trascurabile – circa un quarto del campione – non la considera problematica e solo il 2% arriva a interpretarla come prova di rispetto o affetto, confermando quanto i confini tra intimità, fiducia e sorveglianza risultino ancora fluidi e ambivalenti.
Condivisione delle password: tra sicurezza percepita e vulnerabilità
Un dato che interroga direttamente esperti di sicurezza e genitori è la scelta del 69% dei ragazzi di condividere le proprie password con altre persone: genitori, amici stretti o partner. La motivazione prevalente è la sicurezza, soprattutto tra le ragazze, che leggono questa condivisione come garanzia in caso di furto, accessi malevoli o situazioni di emergenza.
Questa pratica, però, aumenta l’esposizione a violazioni di account, revenge porn, controlli abusivi e conflitti di coppia digitali. È necessario promuovere l’uso di autenticazione a due fattori, password manager e procedure di recupero sicure, educando i giovani a distinguere tra protezione responsabile e delega rischiosa delle proprie credenziali.
Educazione alla cittadinanza digitale e ruolo di scuola e famiglie
Il quadro tracciato dall’Osservatorio indifesa indica la necessità di programmi strutturati di educazione alla cittadinanza digitale, che affrontino insieme AI, privacy, cyberbullismo e benessere psicologico. Scuole, famiglie e istituzioni devono proporre linee guida pratiche su uso consapevole degli strumenti, confini del controllo reciproco e gestione dei conflitti online.
È fondamentale spiegare ai ragazzi quando è opportuno rivolgersi a figure professionali – psicologi, medici, servizi territoriali – e come riconoscere dinamiche manipolative, violente o di sorveglianza nelle relazioni. Solo un approccio integrato, che unisca alfabetizzazione tecnologica ed emotiva, può trasformare AI e piattaforme digitali da potenziali fattori di rischio a strumenti di tutela, partecipazione e crescita.
FAQ
Perché gli adolescenti italiani si rivolgono all’intelligenza artificiale?
I giovani scelgono l’AI perché è sempre disponibile, percepita come non giudicante e rapida nel fornire risposte su amore, salute e benessere emotivo, spesso prima di confrontarsi con adulti o coetanei.
Quali sono i principali temi dei quesiti posti all’AI dai ragazzi?
Le richieste riguardano soprattutto problemi sentimentali, dubbi su relazioni e messaggi, questioni di salute generale e bisogni di supporto psicologico legati ad ansia, stress e autostima.
Che rischi comporta usare l’AI come supporto emotivo?
I rischi principali sono risposte non accurate, sottovalutazione di segnali di disagio, sostituzione del confronto umano e mancato ricorso a professionisti qualificati in situazioni delicate.
Quanto è diffuso il body shaming nelle chat tra adolescenti?
Circa un terzo dei ragazzi riferisce chat in cui si commenta l’aspetto fisico altrui, con effetti rilevanti su autostima, clima di classe e dinamiche di esclusione sociale.
Come reagiscono i giovani al cyberbullismo e ai contenuti offensivi?
Molti ne parlano con persone di fiducia o abbandonano e silenziano le chat; una quota significativa segnala i contenuti o ne chiede la rimozione, assumendo un ruolo attivo di contrasto.
Qual è l’atteggiamento degli adolescenti verso il controllo del telefono?
La maggioranza lo considera inaccettabile, ma una parte dei ragazzi lo tollera e una minoranza lo interpreta come segno di attenzione, evidenziando confusione sui confini della privacy.
Perché tanti under 26 condividono le proprie password?
Il 69% condivide credenziali soprattutto per motivi di sicurezza percepita ed emergenza, ma questa pratica aumenta la vulnerabilità a violazioni, controlli abusivi e conflitti relazionali.
Qual è la fonte dei dati sul rapporto tra giovani e AI in Italia?
I dati citati provengono dall’edizione 2026 dell’Osservatorio indifesa, realizzato da Terre des Hommes in collaborazione con la community di Scomodo e ripreso da RAI News.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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