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Economia circolare degli oli usati: le nuove priorità del Conou
L’economia circolare degli oli minerali usati in Italia è considerata una best practice europea, ma il Conou, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, alza ulteriormente l’asticella.
Al centro della strategia indicata dal presidente Riccardo Piunti ci sono tre assi: qualità delle basi rigenerate, adattamento alla normativa europea sugli inquinanti persistenti, contrasto all’evasione del contributo ambientale.
In parallelo, il consorzio punta a rafforzare la comunicazione del modello italiano, per renderlo replicabile in altri Paesi e consolidarne l’autorevolezza tecnico-regolatoria.
Standard di qualità: basi rigenerate equivalenti alle vergini
Per Riccardo Piunti “la battaglia della qualità è fondamentale”. Il Conou controlla l’olio in ingresso verificando tutti i parametri sugli inquinanti, con un sistema che sta attirando l’attenzione di altri Stati.
L’obiettivo è che le basi lubrificanti rigenerate restino “allo stesso livello delle basi vergini, assolutamente intercambiabili”. Senza uno standard tecnico dettagliato, avverte il presidente, la rigenerazione perderebbe significato industriale e ambientale.
Questo presidio di qualità è il perno che consente al modello consortile italiano di combinare sicurezza, competitività e riduzione degli impatti ambientali.
Regole europee sugli inquinanti persistenti e rischio Pcb
Sul fronte regolatorio, il Conou guarda alla revisione europea sui contaminanti organici persistenti. Nella filiera degli oli minerali il principale tema è il Pcb: se la concentrazione supera certe soglie, l’olio non è più rigenerabile e deve essere avviato a distruzione.
Oggi la presenza di Pcb è residuale, poiché non viene più prodotto da circa quarant’anni e si trova soprattutto in piccoli trasformatori.
La proposta europea di abbassare ulteriormente il limite preoccupa il consorzio, che chiede una riduzione progressiva e compatibile con il funzionamento della filiera, per non compromettere volumi e sostenibilità economica della rigenerazione.
Contributo ambientale e lotta all’evasione nella filiera
Il modello del Conou si regge su un meccanismo economico chiaro: il contributo ambientale versato dagli operatori finanzia raccolta e rigenerazione.
Per garantire continuità al servizio pubblico-ambientale svolto dal consorzio, la priorità è intercettare e ridurre l’evasione contributiva.
Il rafforzamento dei controlli, l’incrocio dei dati e la collaborazione con autorità fiscali e ambientali diventano quindi leve centrali per tenere in equilibrio sostenibilità economica, tutela ambientale e concorrenza leale tra imprese.
Contributo ambientale: perché la compliance è decisiva
“L’altra sfida è il controllo dell’evasione del contributo ambientale”, avverte Riccardo Piunti. Se una parte degli operatori non versa quanto dovuto, l’intero sistema ne risente: si riducono le risorse per raccogliere olio usato in modo capillare e per rigenerarlo secondo standard elevati.
L’equità del prelievo è anche un tema di concorrenza: le imprese in regola non devono essere penalizzate da chi elude.
La capacità del consorzio di assicurare tracciabilità e pagamenti corretti diventa così un indicatore di affidabilità e di governance sostenibile dell’intera filiera.
Trasparenza e governance per rafforzare la fiducia
La lotta all’evasione si accompagna a una strategia di trasparenza verso istituzioni, operatori e cittadini.
Report puntuali sui risultati di raccolta e rigenerazione, indicatori ambientali verificabili e controllo terzo degli standard tecnici consolidano la credibilità del Conou.
In un contesto di crescente attenzione alla sostenibilità, la governance consortile deve dimostrare capacità di prevenire abusi, correggere le distorsioni di mercato e rendicontare in modo chiaro l’uso del contributo ambientale.
Evoluzione del modello consortile e futuro delle imprese familiari
Accanto alle sfide tecniche e regolatorie, il Conou guarda alla trasformazione industriale e generazionale della propria rete di raccolta.
Il sistema è nato negli anni ’50 con micro-imprese familiari e oggi conta 58 aziende strutturate, con depositi, autobotti e strumentazioni avanzate.
Secondo Riccardo Piunti, la “crisi della terza generazione” che tocca molte realtà familiari italiane non può essere ignorata: accompagnare questa transizione è decisivo per mantenere efficienza, copertura territoriale e continuità del servizio ambientale.
Dalle micro-realtà agli operatori strutturati
Il presidente ricorda che la raccolta dell’olio usato nasce “con un signore con un motocarro e due fusti dietro che andava a raccogliere l’olio dai meccanici”.
Oggi le imprese della rete consortile sono dotate di infrastrutture logistiche complesse, personale specializzato e sistemi di controllo.
Questa crescita dimensionale ha permesso di migliorare sicurezza, tracciabilità e qualità del servizio, ma richiede anche nuove competenze gestionali e un maggiore supporto nell’accesso a credito, formazione e innovazione tecnologica.
Transizione generazionale e continuità del servizio
“La crisi dell’impresa familiare della terza generazione è un tema che non si può trascurare”, sottolinea Riccardo Piunti.
Il Conou si interroga su come queste aziende evolveranno: passaggi generazionali complessi, possibili aggregazioni, ingresso di nuovi capitali e modelli manageriali.
Accompagnare questa “mutazione in corso” significa evitare vuoti di servizio in alcune aree del Paese e preservare competenze maturate in decenni di attività, integrandole con requisiti sempre più stringenti di sicurezza, digitalizzazione e sostenibilità.
FAQ
Cos’è il Conou e quale ruolo ha nella filiera degli oli usati?
Il Conou è il Consorzio nazionale responsabile di gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati in Italia. Coordina la rete di operatori, assicura il corretto avvio a rigenerazione o smaltimento e presidia standard ambientali e tecnici della filiera.
Perché la qualità delle basi rigenerate è così importante?
Le basi rigenerate devono essere equivalenti a quelle vergini per prestazioni e sicurezza. Solo così la rigenerazione diventa una reale alternativa industriale, consente di ridurre l’uso di materie prime e rafforza la credibilità del modello di economia circolare.
Che cosa sono i Pcb negli oli minerali usati?
I Pcb sono inquinanti organici persistenti, oggi presenti in tracce negli oli usati, soprattutto provenienti da vecchi trasformatori. Se superano determinate soglie, obbligano a destinare l’olio alla distruzione, evitando qualunque forma di rigenerazione.
Qual è l’impatto delle nuove norme europee sugli inquinanti?
La proposta di abbassare i limiti di Pcb rischia di ridurre il volume di olio rigenerabile, con effetti economici e ambientali. Il Conou chiede una transizione graduale, che permetta di proteggere l’ambiente senza compromettere la filiera circolare.
Come funziona il contributo ambientale nella filiera del Conou?
Il contributo ambientale è versato dagli operatori che immettono oli sul mercato e finanzia raccolta e rigenerazione. Garantisce un servizio capillare e standard elevati, trasformando un rifiuto pericoloso in nuova risorsa lubrificante.
Perché l’evasione del contributo ambientale è un problema?
L’evasione sottrae risorse alla filiera, indebolisce il sistema di raccolta e penalizza le imprese in regola. Contrastarla significa proteggere sostenibilità economica, qualità del servizio e concorrenza leale nel settore degli oli usati.
Quali sfide affrontano le imprese familiari della raccolta?
Le aziende familiari storiche devono gestire passaggi generazionali delicati, adeguarsi a standard tecnici più severi e spesso valutare aggregazioni o nuovi assetti proprietari, per restare competitive e garantire continuità operativa.
Da dove provengono le dichiarazioni di Riccardo Piunti citate?
Le dichiarazioni di Riccardo Piunti riportate in questo articolo provengono dall’intervista rilasciata all’agenzia Adnkronos, base informativa originale dell’analisi qui sviluppata.
DIRETTORE EDITORIALE
Michele Ficara Manganelli ✿
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